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Cardellini
major - Esperienze in un piccolo allevamento - (di
Attanasio Mozzillo)
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Ritornare alle origini è sempre affascinante, è un richiamo. Da piccolo, nella terra di mio nonno Maurizio, ascoltavo spesso il canto del Cardellino. E lui mi diceva sempre: "Ascolta piccolo, senti com¹è contento, chiama per sapere dov¹è la sua compagna". Ma quello che più mi affascinava di questa specie era la grande capacità di vivere in gruppo. Com¹era bello vederli svolazzare per i campi, mostrando l¹affascinante giallo delle ali. E che dire delle gare di canto che i proprietari facevano sulla "passata" ed a che livello di emozione giungeva colui che ascoltava un canto perfetto, una passata unica e precisa! Si mettevano dei maestri cantori nelle vicinanze, sperando che l¹allievo apprendesse la stessa melodia. Chi non poteva permetterselo, metteva il nastro. Ma non era la stessa cosa, i "loggionisti" se ne accorgevano. E che dire poi della sua capacità di riproduzione con le canarine per ottenere i famosi cantori, "gli incardellati". Al teatro San Carlo venivano accettati solo i cantori che ripetevano unicamente il canto del cardellino . Il suo essere infecondo aumentava di più la forza straordinaria del canto. In una società maschilista il rispetto di un "diverso" si accettava solo per il fatto che esprimesse un valore di canto molto alto. In gioventù ho allevato Cardellini e fatto ibridi. Poi sono passato ai Canarini di colore . La passione mi è rinata a Parma. Per diversi anni ho dovuto lottare per il riconoscimento e la legalizzazione dell¹allevamento di soggetti nati in gabbia. Anni lunghi fino ad arrivare al Consiglio di Stato. Alla fine ci siamo riusciti. Sì, la passione mi è rinata grazie a due amici Renzo Ferrari ed Emilio Lenzo, entrambi navigati allevatori di indigeni. Bene, convinto della difficoltà ho cominciato a guardarmi attorno e vedere i prezzi. Qualcuno dice che il nostro è solo un hobby, però visti i prezzi mi sono domandato come fa un giovane ad avvicinarsi a questo settore. Orientativamente, per quelli mutati si va dai 250,00 ai 3000,00 euro, se no tocca prendere quelli balcanici o major di provenienza estera con anellino di diametro non FOI. Ricordo che per i major ci vuole quello Y. Il primo anno è stato un disastro: sono andati tutti in muta. Il perché era dovuto al fatto che non avevo programmato il timer con un¹alba e tramonto più lunghi. Consiglio molto utile è quello di leggere con"³pignoleri"² i pochi libri esistenti, non ultimo quello davvero molto bello di Renzo Esuperanzi.
Quest¹anno mi sono messo di buona lena e qualche risultato spero di raggiungerlo. Attualmente ho diverse coppie che stanno covando . A giorni dovranno schiudere. Sto fornendo pastone con semi germogliati, spirulina, uovo sodo schiacciato nel schiacciapatate, così da sembrare dei vermetti, vermi scongelati, fettina di mela. Una cosa sto trovando ottima, aggiungere aceto di mele nell¹acqua da bere e aceto di vino nel bagnetto, che fornisco tutti i giorni.
Questa semplice accortezza riduce di gran lunga i problemi intestinali cui vanno soggetti questi uccelli. Però vi dico che è un piacere entrare in allevamento e vedere che ti riconoscono e tre di loro mi salgono sul dito per mangiare i semi o la fetta di mela. Vanno seguiti con grande attenzione e individualmente. Li tengo in gabbie da 120 e da 90 centimetri di lunghezza. Tali condizioni sono le minime, perché a volte vanno divisi, la femmina diventa molto gelosa delle uova. Quest¹anno mi è capitato un maschio che le mangia. Ha deciso di non avere discendenti. Libera scelta, da rispettare o no? E se la femmina vuole invece portare avanti la prole, di quale dei due bisogna appoggiare la decisione. Io ho scelto quella della femmina, mettendo una separazione tra i due soggetti. Poi, col tempo, avrà la possibilità di ricredersi. Attanasio Mozzillo - Parma Maggio 2005 |
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2005 / credits /16-08-2005
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-ultimo aggiornamento 16-08-2005
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