Da sempre l’uomo ha invidiato il volo agli uccelli, come il mare ai pesci che lo abitano. Egli ha sempre cercato di spingersi oltre i propri limiti sfidando le proprie capacità; ne è esempio il mito di Icaro, il quale, fuggito insieme al padre Dedalo dal labirinto di Cnosso ove era stato rinchiuso dal Re Minosse, contravvenendo a quanto ordinatogli dal genitore, salì talmente in alto nel cielo, che il calore del sole disciolse la cera che teneva insieme le ali, facendolo precipitare nel Tirreno ove perì miseramente.
Minosse

Perfino il poliedrico Leonardo da Vinci, fu autore di alcuni esperimenti in tal senso; famose le sue due macchine volanti, esperimenti abbastanza complessi e più approfonditi, su quei fenomeni fisici che consentono il volo. Ed ancora, nel corso dei secoli, si susseguirono varie tesi ed esperimenti, che non diedero però i risultati sperati.

Fu solo grazie ai fratelli Wright, inventori del primo rudimentale aeromobile, che l’umanità poté coronare il suo sogno primordiale: il velivolo si librò in volo per dodici secondi:  Era il 17 dicembre, 1903.Fin dall'inizio dei tempi quindi, il volo venne concepito come una imitazione di quello naturale degli uccelli, che costituiva peraltro l'unico possibile punto di riferimento.

Quando l’uomo resosi conto di non poter autonomamente volare, e prendendo atto coscientemente di questi sui invalicabili limiti, cominciò ad utilizzare la Natura e gli animali per i propri scopi ed il proprio benessere, seppur non abbandonando mai il vecchio sogno ancestrale

 

Leonardo da Vinci
I fratelli Wright

L’uomo e gli animali. Alcune divagazioni:

Nella sua incommensurabile voglia di prevalere, l’uomo attraverso la filosofia, il pensiero religioso o scientifico, ha sempre ricercato una logica che lo confermasse, (anche in presenza delle sue “menomazioni”), al rango di essere superiore.

Cartesio sosteneva, definendo l’uomo una “macchina divina” (Creata da Dio), che se pure potessero esistere o fossero create dall’uomo macchine simili alla nostra, se esistessero o fossero create macchine simili ma non umane bensì animali, simili nel corpo lo sarebbero certo; ma avremmo sempre il mezzo per riconoscere i veri dai falsi: La parola ed il senso logico/discorsivo.
Cartesio

Egli portava a sostegno delle sue tesi il fatto che anche un uomo ebefrenico, poteva facilmente dimostrare di avere delle sensazioni; stato che denota quindi, secondo la tesi Cartesiana, la presenza di un’anima in lui che gli animali non hanno.

Eppure Cartesio stesso era in contraddizione, Anche gli animali provano sensazioni che non sono di certo, solamente istinto e reazione.

Adalbert von Chamisso

Al contrario, capita spesso che sia l’egoismo dell’Homo sapiens a mettere in risalto l’innocenza animale. Molto indicativa è una storiella, narrata da Adalbert von Chamisso Scienziato, Naturalista e letterato (1781- 1838).

…”Durante uno dei nostri viaggi nel Pacifico, furono imbarcati dei maialini di piccola razza che erano destinati alla mensa degli ufficiali. Le femmine, partorivano i maialini che gli uomini a bordo avevano chiamato con i loro nomi di battesimo, scherzosamente. Essi man mano venivano mangiati, tranne una scrofa che era stata chiamata Shaffeca.

Shaffeca navigò, coccolata da tutti fino alla Polinesia, sopravvivendo agli altri maiali ed ai propri figli. Attraversò il Sudamerica ove concepì; in Asia mise al mondo altri piccoli, che subirono la stessa sorte dei precedenti.

La scrofa proseguì il suo viaggio, felice dell’ospitalità ed a quel punto, fu chiaro che non sarebbe mai stata mangiata. Ma i marinai, ingelositi del fatto che ad una scrofa fossero al pari di loro, (forse di più) tributati onori e fama per un simile viaggio, s’ingelosirono ed  ordirono trame ed intrighi nei confronti del povero animale, che nel porto di San Francisco in California,“accusata” di aver morso il cane del Capitano del vascello,  venne condannata a morte.

La povera Shaffeca, che aveva attraversato i cinque continenti, fu fatta a pezzi in Nordamerica sulla banchina del molo, vittima della spietata ed invidiosa concorrenza umana….

Come abbiamo più volte osservato, l’essere umano fin dalla notte dei tempi, è stato propenso allo sfruttamento degli animali per le proprie necessità; più spesso purtroppo per il proprio egoismo. I lavori nei campi, le ricerche in campo farmaceutico o la semplice vanità di utilizzo delle loro pellicce, sono solo un esempio.

 Per certi versi anche la Religione Cristiana fu fautrice di questa “persecuzione” nei confronti degli animali: la Bibbia cita alcuni passaggi ove si legge testualmente: “dominerete sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, su ogni essere che striscia sulla terra…”. Oggi fortunatamente, esistono delle reali prese di coscienza sui diritti sacrosanti di questi esseri viventi, ma sebbene molto si sia fatto, tantissimo ancora è da fare. Oggi fortunatamente, con il miglioramento del tenore di vita, con i progressi tecnologici e la conseguente introduzione di macchinari nel settore lavorativo, è venuta a mancare la necessità di utilizzare gli animali per il proprio fabbisogno.

Francesco Bacone, uno dei fautori della scienza “moderna” sosteneva il detto “sapere è potere”, condivisibile per certi versi ma non applicabile in un riferimento contestuale alla Natura; quindi conoscerla, svelarne i meccanismi, secondo lui, significava  avere il dominio su di essa. Se n'evince dal suo pensiero, che la natura è “materia” ed in quanto tale oggetto di proprietà dell’uomo.
Francesco Bacone
Goethe, paragona la natura, sublimandone romanticamente l’essenza, ad un’opera d’arte da valorizzare esplorandola attraverso la sua bellezza; non è considerato il meccanismo che ne regola gli equilibri. Nel suo pensiero essa è considerata alla stessa stregua di un essere vivente e pensante; e come tale essa non si sottomette a chi vuole piegarla al suo volere. In definitiva, possiede equilibri tali, che possono solo essere imitati dall’uomo, non manipolati.

Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II , più volte nel suo Pontificato, si dimostrò aperto e sensibile nei confronti della Natura; in diverse occasioni infatti il Pontefice, lanciò il suo allarme sulla mancanza di rispetto e di tutela da parte dell’uomo su questo argomento. Fu la prima volta che la Chiesa ufficialmente, pose l’attenzione non tanto sull’uomo e sul suo destino, quanto sul fatto che il dominio dell’uomo non debba divenire assoluto, pena la ribellione della Natura stessa nei confronti del genere umano.

Paracelso affermava:

La natura causa e cura le malattie, ed è quindi necessario che il medico conosca i processi della Natura, l'uomo invisibile al pari dell'uomo visibile".

Detto questo, e fatte le debite ed opportune riflessioni sull’argomento che sicuramente merita un discorso molto più approfondito, anche in considerazione della consapevolezza e della (seppur parziale) presa di coscienza da parte dell’uomo dei gravi danni arrecati alla Natura per via delle sue “stravaganze pandemiche” e conseguentemente a sé stesso; consapevolezza che lo ha spinto a porre in essere progetti a lungo e medio termine di protezione e recupero ambientale,  re-indirizzeremo il “volo Pindarico” (di cui si fa menda), ad argomento più specificatamente ornitologico

Paracelso

 

Animali vicini all’uomo.

Oltre agli Ordini animali da tutti conosciuti, che da milioni d'anni hanno condiviso con l’uomo una vicinanza molto stretta, (cani, gatti, cavalli etc.), ne esiste uno in particolare che  per certi versi, pur mantenendo una certa indipendenza, è notoriamente legato all’uomo ed ai suoi insediamenti urbani. Sono essi volatili con spiccate doti d'adattamento, presenti in Natura in numerosissime sottofamiglie e specie, questi uccelli hanno da sempre colpito la fantasia dell’uomo, che ne ha fatto uso per i propri scopi siano essi alimentari che di lavoro, o semplicemente per la selezione da diletto e compagnia; ne ha enfatizzato l’essenza facendone in passato elementi mitologici quali messaggeri degli dei e successivamente, nella credenza Cristiana, come simboli di pace e prosperità.

I Columbiformi

Ordine d'uccelli ottimi volatori ed ampiamente diffusi in quasi tutte le latitudini, essi derivano prevalentemente dal colombo selvatico (Columba livia). Da questa, derivano le numerosissime razze selezionate dall’uomo che si differenziano tra loro dal piumaggio e dalla forma di esso, dal becco, dalla forma della testa e dagli occhi.

Il colombo viaggiatore

Animale divenuto sinonimo di resistenza e capacità d’orientarsi, tenendo presente che è in grado di percorrere oltre un migliaio di chilometri in un giorno alla velocità media di 75/80 Km/h, com’è noto esso, fu utilizzato per trasportare messaggi. Il Colombo, utilizza una sorta di bussola rilevando la posizione del sole; se il cielo è coperto (o al buio), esso è straordinariamente in grado di ricorrere al campo magnetico terrestre per orientarsi. Durante il tragitto, il Colombo varia continuamente la rotta, in funzione di una sorta di “orologio fisiologico” interno che varia al variare della posizione solare nel trascorrere del giorno, informandolo sul tempo effettivamente trascorso. L’abilità innata dei piccioni viaggiatori nel ritrovare la strada di casa dai luoghi più remoti, ha da sempre affascinato l’immaginario collettivo e, sebbene oggi questa straordinaria peculiarità d'orientamento sia considerata da molti solo una curiosità scientifica ed ornitologica, sin da tempi molto remoti, essa veniva sfruttata per lo scambio di notizie.

Nella storia dell’agenzia Reuters si legge che sino al 1850, la trasmissione delle quotazioni del mercato finanziario fra Bruxelles e la città tedesca di Aachen, era assicurata da una flotta aerea ben consistente di Colombi viaggiatori.

Sebbene si conosca da tempo l’importanza della funzione dei magnetorecettori posti nella parte superiore del becco di questi volatili, siamo ancora lontani da una completa comprensione del processo neuro-fisiologico alla base di una così straordinaria abilità.

L’ordine dei Columbiformi, comprende cinque sottofamiglie ed oltre trecento specie esistenti allo stato attuale in Natura. La sottofamiglia più numerosa è quella dei Columbini, e  solo a questa, appartengono circa duecento specie tra quelle denominate popolarmente come Colombi e Tortore. Esse sono a loro volta suddivise in generi tra cui i più numerosi, circa una trentina, appartengono al genus  Streptopelia e Columba.

Il Colombaccio. (Columba palumbus)

Il Colombaccio è il parente selvatico per antonomasia del Colombo. E’ il più grande dei Columbidi che vivono liberi in natura. Delle dimensioni di 40/45 centimetri di lunghezza, apertura alare di una settantina di centimetri, testa piccola ed affusolata tipica della sua specie, ha piumaggio molto caratteristico. Testa e dorso sono grigio-azzurri, il collo ha riflessi verdi iridescenti e tipico collare bianco. Il petto ed i fianchi presentano colorazione vinaccio molto intenso. Il bordo della coda come quello delle ali è bianco. Specie d'enorme interesse venatorio, il Colombaccio abitatore dei querceti, si nutre di semi, insetti e vermi, bacche selvatiche, cereali.

La coppia, costruisce un nido di fogliame, rametti ed erbe in alberi alti e la femmina vi depone 5-6 uova tra Marzo e fine Novembre; la coppia può effettuare diverse covate. Esse sono incubate per una ventina di giorni circa. I piccoli sono indipendenti a circa 30 giorni. Come tutti i Columbidi, il Colombaccio secerne dal gozzo una sostanza nutriente con cui alimenta i piccoli, chiamata “latte di piccione”.

Questi animali vivono in stormi a volte numerosi, e spesso possono creare danni alle coltivazioni attaccando in massa i campi di cereali e leguminose. Spesso, soprattutto durante il passo estivo, condividono i territori di pastura con altri Columbiformi come le Tortore ed i Colombi selvatici. La specie, è diffusa in tutta l’Europa, Asia, Africa. In Italia, è specie di passo e nidificante; a volte stanziale.

nella foto: Colombaccio (Columba palumbus)

Le razze domestiche:

Molteplici sono le varietà derivate da mutazioni oggi presenti grazie ad incroci per mano dell’uomo; il Colombo grazie alle sue caratteristiche morfologiche e genetiche si presta molto bene a codeste “manipolazioni”. Il risultato è veramente sorprendente.

Possiamo dunque definire sommariamente tre grosse branche principali in cui sono distinti i vari ceppi morfologici ed esattamente:

-         Colombi da carne;

-         Colombi da competizione (Colombi viaggiatori);

-         Colombi da esposizionefrica

-         Queste razze sono a loro volta suddivise in due categorie ed esattamente in:

Categoria Italiani e categoria Esteri.

Andrew M. Neillie  in "Colombi - Atlante delle razze" - Edagricole  propone invece la seguente classificazione:

 - Colombi caruncolati, i colombi-gallina, da carne e da reddito;
 - Colombi decorativi;
 - Colombi colorati - Colombi nani;
 - Colombi da competizione;
 - Colombi italiani.

 

 

Entrando nello specifico, osserveremo le principali e più significative varietà.

 

ITALIANI:

 

Fattore, Fiorentino, Occhialone, Colombo-gallina Italico (esistono anche le varietà Spagnolo, Romano ed Americano razza gigante); Reggiano, Piacenza, Romagnolo, Cravattato Italiano,Torraiolo, Triganino, Sottobanca o Modenese.

 

ESTERI:

 

Bagadese, Altovolante, Allodola, Capitombolante, Capit.Danese, Cappuccino, Carrier, Carneau, Ciuffolotto arcangelo, Ricciuto, Damasco, Cravattato, Dragone, Elmato, Conchiglia Olandese, Gozzuto, Flight, King, Lahore, Martham, Maltese, Lince polacco, Montauban, Mondano, Mookee, Pica, Pavoncello, Polacco, Roller, Tipper, Rondinella di Turingia, Rondone, Smerle, Tamburo, Texano, Ungherese, Strasser.   

Nella foto: Lahore

nella foto: Gozzuto

Vedremo, senza pretesa alcuna di voler fare una guida sulle varie razze, di entrare nel merito della descrizione sommaria delle caratteristiche delle varie tipologie sopra evidenziate.

Sulle razze Italiane, sopra descritte appaiono degni d'attenzione le razze Fattore,   Colombo-gallina, Reggiano, Triganino Modenese e Piacentino. La motivazione che ci spinge a queste personali considerazioni, risiede nel fatto che tutte queste razze sono accomunate da caratteristiche morfologiche molto importanti quali la tipicità, la relativa facilità d’allevamento, la rusticità e la prolificità abbinata all’elevata capacità di allevare la prole senza eccessive difficoltà; non ultima l’innata capacità di modeste esigenze alimentari in termini di qualità (difficoltà di reperimento di mangimi e pastoni specifici).

Sottobanca Modenese:  

Ottimo soggetto da carne (superato solo dalla razza Americana), ha una buona capacità di cova e ottimo piumaggio; dei buoni soggetti hanno “conchiglia” (ciuffo di piume inverso dietro il capo) ben compatta e definita. I corpo massiccio e ben piantato presenta piumaggio fitto con colorazione che va dal marrone al marmorizzato bianco e nero (Magnanino).  

Romagnolo mondano:

Colombo da carne molto grosso al pari del precedente ha corpo e tarsi e zampe ricoperti da piume. Può raggiungere il considerevole peso di 1.200 grammi, il che ne fa uno dei più allevati Colombi da reddito. Anche in questa razza il piumaggio ammesso può essere di vari colori o pezzato.

Torraiolo:

Il più tipico e conosciuto dei Colombi semi-selvatici. Il piumaggio iridescente sul collo e sul gozzo, le bande nere sulle remiganti e sulla coda, il grigio-blu delle penne dorsali e le zampe rosso-corallo sono le caratteristiche tipiche di questa razza conosciuta da tutti. Può essere a volte utilizzato per incroci con Colombi da volo.

Occhialone Parmense: 

 

Tipiche di questa razza sono le abbondanti “caruncole* oculari molto spesse e di color vermiglio (* si definiscono così gli anelli perioftalmici semiverrucosi o le escrescenze nasali caratteristici dei Colombi. -  n.d.a).

L’occhialone si presenta con coda abbastanza lunga, stazza regolare e ottima attitudine al volo. Ottimo riproduttore, ha ali corte e robuste. Anche questa razza presenta diverse colorazioni del piumaggio.

Romano:

 Conosciuto ed allevato sin da tempi remoti, quest'animale è il più grosso di tutti i Colombi. Poco atto al volo a causa del peso (può con facilità raggiungere i 1.300-1.400 grammi), è poco socievole ma molto prolifico, spesso utilizzato per incroci con altre varietà di Colombi-gallina alla quale categoria appartiene come sopra specificato.

Le razze estere, si differiscono per la molteplice varietà d'elementi di diversificazioni tra razza e razza, oltre che per le derivazioni di selezione derivanti maggiormente dalle specie selvatiche indigene da tutto il Continente. Tenteremo di descrivere le caratteristiche salienti delle razze più significative.

 

Fra le molteplici razze, merita sicuramente d’essere annoverata per la sua caratteristica di capovolgersi in volo la capitombolante, che da questo strano comportamento prende appunto la denominazione. Di questa razza esistono una ventina circa di varietà di provenienza Danese, Tedesca ed Anglosassone.

Le varietà più conosciute sono:

Capitombolante Inglesi a faccia lunga;

Capitombolante Danese a faccia lunga;

Capitombolante di Hannover;

Capitombolante di Budapest;

Capitombolante di Praga;

Capitombolante di Colonia;

Capitombolante d'Amburgo.

Descrivere tutte le caratteristiche di queste razze nello specifico, è impresa ardua in quanto sono talmente tali e tante le diversificazioni della morfologia del piumaggio e delle colorazioni che occorrerebbe scrivere un trattato a sé. Ci si limiterà dunque alla sommaria descrizione delle caratteristiche comuni a questa razza.

Il ceppo ha origini Asiatiche; hanno corporatura esile e sono generalmente dei buoni volatori. Il piumaggio è generalmente fitto e serico nelle parti inferiori, i tarsi possono essere nudi o coperti di piume. Le femmine sono generalmente ottime fattrici e alcune varietà effettuano diverse covate nell’anno che portano quasi sempre a termine generando un buon numero di pullus. Attualmente si stanno selezionando anche capitombolanti da esposizione (questa razza com’è noto è inserita nella categoria dei colombi da volo o da competizione). Fa eccezione nella morfologia sopra descritta il Capitombolante Danese , che ha più le caratteristiche di un’altra razza la Pica così chiamata per la somiglianza con la Gazza (Pica pica). In effetti, il C. Danese è altresì definito col nome di Pica Danese per l’appunto.

nella foto: Bavarese

Carrier:

Molto singolare per via dell’ipertrofia caruncolare ottenuta dalle varie selezioni. Ha stazza esile ed allungata, e sembra derivi da razza Inglese da volo. Le zampe ed i tarsi sono molto sviluppati; quasi da Galliforme. Sembrerebbe che alle origini di un’altra razza molto apprezzata in passato, il Dragone, vi sia il Carrier e il Gozzuto di Norwich. Il Carrier, ha ala stretta e lunga, una dimensione di circa 42/45 centimetri, iride generalmente rossa che risalta sull’abbondante caruncola oculare di colore generalmente chiaro e becco seminascosto da quella nasale.

Cappuccino:

Un’altra razza di Colombi veramente caratteristici per la forma del piumaggio, che è caratterizzata dal “collare” di penne è il cappuccino.

D'origini Indiane, venne introdotto in Europa circa due secoli or sono. Come i Cravattati o i Pavoncelli,  gli Elmati o i Ricciuti, (della cui categoria dei primi tre fa parte), anche in questa razza le elaborate evoluzioni del piumaggio vengono modificate nel corso del periodo riproduttivo. Anche nel Cappuccino, il colore del piumaggio, ma soprattutto la foggia di esso (denominate Corona, catena, rosa etc.), possono essere variegate e diverse.

nella foto: Cappuccino tigrato

nella foto: Cappuccino giallo

Colombo Linciato o Lince Polacca:

Colombo da reddito originario della Galizia, questa razza presenta forme tozze, ottima allevabilità, rusticità tipica. Specie abbastanza prolifica ed ottimo riproduttore, ha ali tozze e penne bordate sui margini. Esistono due o tre varietà conosciute; Il suo peso può oscillare dai 500 agli 800 grammi per una lunghezza di 42/45 centimetri. Coda e zampe corte e tozze.

Colombi Rondoni e Rondinelle:   

Le Rondinelle sono una razza di provenienza Germanica ed è presente in otto o nove razze le cui più apprezzate sono la Rondinella Sassone, la  Rondinella nana (o di Slesia ), la Rondinella nana di Boemia, Rondinella di Turingia.

Di corporature esile e minuta, le Rondinelle si differiscono fra le varietà sopra elencate, dalla forma del piumaggio e dalla presenza degli elementi caratterizzanti della razza quale, la corona di piume, la colorazione delle remiganti o delle penne dei tarsi, la presenza o meno di questi ultimi, o dalle macchie frontali colorate.

I Rondoni, provengono da ceppi Mediorientali, quali il Siriano e l’Egiziano che dal luogo di provenienza prendono il nome. Il primo è ottimo volatore a differenza del secondo che presenta piumaggio più serico e meno adatto al volo. Caratteristico il collare chiaro su fondo scuro, la caratteristica di questa razza come negli Apolidi da cui prende il nome, è quella di avere zampe molto corte che rendono caratteristica l’andatura a terra.

Colombo Tamburo:

Colombo da esposizione (categoria decorativi), questo Colombo Asiatico deve il suo nome dal caratteristico verso acuto e forte simili per l’appunto ad un tambureggiamento che emette grazie alla possibilità di dilatare il gozzo. Animale di grande indole, molto variabile nel piumaggio, ha i tarsi coperti di penne. Non estremamente facile il suo allevamento, richiede cure particolari soprattutto nel periodo riproduttivo e la fase di accadimento della prole; spesso, nella stragrande maggioranza dei casi, sono necessarie delle balie per nutrire i piccoli. 

Le varietà più apprezzate, sono il Dresda, il Bernburg, il Sassone, la Rondine.

Nella foto: Tamburo Sassone

I Columbiformi selvatici: Genere Columba e Streptopelia.

Abbiamo sopra preso in considerazione, l’Ordine dei Columbiformi e specificatamente la sottofamiglia dei Columbini. In questa sottofamiglia, il genere più numeroso in termini di specie, è il Columba; segue nell’ordine Patagioenas, ed il Ptlinopus. Segue il genere Streptopelia, il più conosciuto a cui appartengono le Tortore. Infine (ma non l’ultimo)  il Macropygia,  da cui sembrerebbe derivare il purtroppo estinto, Colombo migratore (Ectopistes migratorius).  

Generi:

Columba:

Columba livia

Columba oenas

Columba guinea

Columba palumbus

Columba arquatrix

Columba leucomela

Columba pulchricollis.

nella foto: Columba guinea

Patagioenas:

Patagioenas speciosa

Patagioenas squamosa

Patagioenas fasciata

Patagioenas picazuro

Patagioenas maculosa

Patagioenas flavirostris

Patagioenas cayennensis

Patagioenas plumbea

Patagioenas subvinacea

Patagioenas nigrirostris

Patagioenas leucocephala

Streptopelia:

Streptopelia turtur

Streptopelia orientalis

Streptopelia decipiens

Streptopelia decaocto

Streptopelia semitorquata

Streptopelia vinacea

Streptopelia capicola

Streptopelia picturata

Streptopelia tranquebarica

nella foto: Streptopelia turtur

nella foto: Streptopelia decaocto

nella foto: Streptopelia senegalensis

nella foto: Streptopelia semitorquata

Nesoenas:

Nesoenas mayeri

Turacoena:

Turacoena manadensis

Macropygia:

Macropygia phasianella

Macropygia ruficeps

Turtur:

Turtur abyssinicus

Turtur tympanistria

Turtur chalcospilos

Oena:

Oena capensis

nella foto: Oena capensis

Chalcophaps:

Chalcophaps indica

Phaps:

Phaps chalcoptera

Phaps elegans

Geophaps:

Geophaps plumifera

Geophaps lophotes

Geophaps smithii

Petrophassa:

Petrophassa rufipennis

Geopelia:

Geopelia cuneata

Geopelia placida

Geopelia striata

Geopelia humeralis

Zenaida:

Zenaida aurita

Zenaida auriculata

Zenaida macroura

Zenaida galapagoensis

Zenaida meloda

Zenaida asiatica

nella foto: Zenaida macroura

nella foto: Zenaida asiatica

Leucosarcia:

Leucosarcia melanoleuca

Columbina:

Columbina talpacoti

Columbina passerinum

Columbina buckleyi

Columbina picui

Columbina cruziana

Columbina inca

Columbina squamata

nella foto: Columbina inca

nella foto: Columbina passerina

 

 

 

 

Claravis:

Claravis pretiosa

Metriopelia:

Metriopelia morenoi

Metriopelia ceciliae

Metiropelia aymara

Metriopelia melonoptera

Uropelia:

Uropelia campestris

Leptotila:

Leptotila rufaxilla

Leptotila verreauxii

Leptotila jamaicensis

nella foto: Leptotila verreauxi

Geotrygon:

Geotrygon montana

Geotrygon costaricensis

Caloenas:

Caloenas nicobarica

Otidiphaps:

Otidiphaps nobilis

Goura:

Goura victoria

Goura scheepmakeri

nella foto: Colomba coronata (Goura victoria)

Treron:

Treron vernans

Treron olax

Treron curvirostra

Treron capellei

Treron phoenicoptera

Treron waalia

Treron calva

nella foto: Treron waalia

Ptilinopus:

Ptilinopus magnificus

Ptilinopus jambu

Ptilinopus superbus

Ptilinopus rivolus

Ptilinopus regina

Ptilinopus solomonensis

Ptilinopus luteovirensis

Ptilinopus viridis

Alectroenas:

Alectroenas pulcherrima

Alectroenas madagascarensis

Dacula:

Dacula bicolor

Dacula badia

Dacula mullerii

Dacula spilorrhoa

Hemiphaga:

Hemiphaga novaeselandiae

Lopholaimius:

Lopholaimius anctarticus

Alcuni brevi cenni sui Columbiformi selvatici:

Proveremo a dare alcuni cenni sulle caratteristiche e sulle abitudini in generale di questi antichi, quanto eclettici uccelli. Le loro abitudini, seppur variando da specie a specie, ci riconducono ad un filo logico comune che rappresenteremo schematicamente:

Abitudini :

Indole generalmente molto timida e paurosa; possono essere molto sospettosi in presenza dell’uomo. Hanno sensi molto acuti, ottima vista, grande resistenza agli sbalzi termici. Hanno generalmente volo agile e potente; sono migratori instancabili. 

Vivono a coppie, molto più raramente singoli individui abitano un territorio; durante le migrazioni possono riunirsi in branchi numerosi. Vagano sul terreno alla ricerca di cibo e di solito scelgono territori di pastura ove vi sia abbondanza d’acqua. Di notte non sono attivi. Possono occupare lo stesso territorio anche se appartenenti a specie diverse, purché vi sia abbondanza di cibo. D’indole docile e socievole, difficilmente aggrediscono i rivali durante i corteggiamenti o in difesa del territorio.

Alimentazione :

Quasi tutti i Columbiformi allo stato selvatico si nutrono di ciò che riescono a reperire in base alla stagione: Semi, vegetali, piante coltivate, bacche, foglie tenere e granaglie; ogni tanto piccoli molluschi come chiocciole e larve che trovano razzolando sul terreno. Possono causare danni enormi alle coltivazioni e per questo motivo sono spesso perseguitati dall’uomo. Alcune specie comuni come la Tortora Africana ed il Colombaccio, sono oggetto di caccia durante la migrazione che da noi coincide con la fine dell’estate.

Riproduzione :

Abitatori dei luoghi caldi, questi animali generalmente sono monogami salvo qualche eccezione. La stagione riproduttiva coincide grossomodo tra fine Aprile e Luglio; Spesso i maschi si esibiscono in parate nuziali facendo “la ruota” come piccoli tacchini sul terreno o sugli alti rami degli alberi. Spesso recano doni nel becco alla femmina che li utilizza per costruire il nido insieme al maschio. In molte specie, esso è lo stesso dell’anno precedente che viene riutilizzato. In alcuni casi sfruttano quello di altri uccelli.

Di norma i Columbiformi depongono dalle due alle quattro uova; in qualche specie ne viene deposto solo uno. Vi possono essere diverse covate o una sola. In quasi tutte le specie monogame sono entrambi i sessi a covare le uova; così pure entrambi si occupano delle cure parentali alla prole inetta. Come detto precedentemente, molte specie di Columbiformi secernono il cosiddetto “latte di piccione”, un misto di epitelio sfaldato delle pareti interne del gozzo e  di secreto caseoso.

Distribuzione ed habitat:

Generalmente abita le foreste sia d’alto fusto che cespugliose. Alcune amano gli spazi aperti costeggiati da vegetazione. Alcune specie sono presenti lungo le coste. Le altitudini di presenza variano dai 500 ai 1.500 metri di quota.

Quasi tutte le specie sono migratrici, e sono distribuite alle zone di nidificazione in Europa, In Asia occidentale, Africa settentrionale, tropicale e sub-tropicale. Presenti anche in Nuova Guinea, India, Messico Nuova Zelanda. 

Curiosità:

Attorno a questi volatili nel corso dei secoli, sono nate delle usanze legate a tradizioni antichissime; a volte cruente, a volte diametralmente opposte: quasi una sublimazione delle caratteristiche peculiari di questa specie.

E’ il caso ad esempio, del celeberrimo Palio dei Colombi che si svolge in una ridente cittadina Umbra nel periodo estivo: Amelia, in provincia di Terni.

Si tratta di una giostra equestre molto caratteristica dove, al termine di una gara di velocità fra i componenti di cinque contrade, un balestriere abbinato alla contrada, lancia il suo dardo in direzione di un bersaglio collegato ad una colombaia. Se il bersaglio viene centrato, il meccanismo fa scattare un congegno che apre la porticina della colombaia, liberando gli uccelli. La vittoria viene assegnata alla contrada che racimola più punti. Anticamente, i balestrieri miravano direttamente all’uccello che veniva liberato, ma tale pratica, ritenuta fortunatamente immorale, venne abolita e sostituita con la gara così come descritto.

Persino nel 1940 durante la guerra, l’Esercito Italiano disponeva di postazioni fisse di colombaie da messaggio. I colombi impiegati erano circa diecimila, ed esisteva una fitta rete di tali postazioni curate dal Genio, che erano circa una quarantina, come si evince da documenti storici dell’epoca. Alcune di tali postazioni erano fisse, altre mobili. Personale specializzato si occupava di effettuare gli esperimenti sugli uccelli che consistevano nel valutare la trasmissione dei messaggi e quindi il comportamento dei volatili in condizioni estreme (pioggia, nebbia etc.) Sembrerebbe che i risultati furono ottimi, al pari delle nascenti comunicazioni via etere o telegrafo.

Nel nostro Paese, la colombicoltura iniziò a divenire un passatempo popolare e non (anche la nobiltà si dilettava di tale hobby) attorno alla fine del 1600; tuttavia solo intorno al 1800, si iniziò la vera selezione che precedentemente era rimasta limitata a pochissime razze allevate. Fu solo grazie alle opera di Darwin, che si tracciarono le basi della moderna colombofilia. Nel frattempo questo fenomeno prendeva piede in tutta l’Europa e dall’estero cominciavano ad essere importate altre razze molto utilizzate per gli incroci.

A Sulmona, esiste una tradizione caratteristica legata alla Pasqua. Nella piazza principale si portano in processione delle persone, che raffigurano i Santi Giovanni e Pietro. Essi annunciano alla Madonna, la Resurrezione del Cristo. Una donna dalle nere vesti che raffigura Maria, si lancia verso il Figlio risorto, ed al culmine dell’abbraccio, vengono liberati decine di colombi, in un crescendo di applausi. Vengono tratti degli auspici, a seguito del volo degli uccelli da parte dei Sulmonesi, sul prossimo futuro della città stessa e dei suoi abitanti.

Anche il Friuli, terra di tradizioni per antonomasia, è solita festeggiare l’Epifania in un suo Comune in modo veramente singolare e simbolico. A Tarcento infatti, è abitudine, a seguire da altre caratteristiche usanze come il grande falò o l’auspicio del Venerabile,  un volo augurale di colombi ai quali sono stati legati messaggi di pace scritti dai bimbi.

Persino nel celebre carnevale di Bahia, non poteva mancare al culmine della festa, la liberazione di uno stuolo innumerevole di bianche colombe…

Falco di palude

Bibliografia consultata:

- Pelicella  -  Tortore e Colombi -Edagricole

- Andrew M. Neillie  -  Colombi - Atlante delle razze – Edagricole

- Bezzel  - Uccelli  -  Rapaci diurni, galliformi, columbiformi, rapaci notturni, picchi ed altri - Zanichelli.

Materiale fotografico:

Il materiale fotografico è stato cortesemente concesso da:

Fernando Cerra e Ben Van Den Broek

Inoltre si ringrazia il sito:

www.capuchine.com

                                         Memento audere semper.
                                                        (Gabriele D'Annunzio)

© Falco di palude - Avifauna 12/20