GUFO DELLA VIRGINIA   (Bubo Virginianus)

 

Se mi è concesso vorrei descrivere della mia straordinaria esperienza fatta non molto tempo fa con il Gufo della Virginia detto anche Grande Gufo Cornuto.

Di grandezza pari al Gufo Reale, ma di esso più imponente, si distingue oltre per avere ciuffi auricolari più lunghi. Come nel Reale il piumaggio è molle e molto abbondante, con colorazione picchiettata grigiastra con sottofondo bianco contrariamente al giallo fulvo del Reale. Per far capire il soggetto, diciamo che è il Gufo che Walt Disney ha presentato in tanti suoi cartoni animati.

© http://cedarcreek.umn.edu

 

Venni in possesso del pullus una domenica mattina in un paese della provincia di Reggio Emilia dove mi ero recato con due amici alla ricerca di qualche soggetto di importazione presso un commerciante. Essendo suoi clienti da diversi anni e sapendo della mia passione per i rapaci diurni (eh si purtroppo esercito anche la falconeria ), ma anche dei rapaci notturni, come ci vide e dopo il saluto di rito, rivolgendosi a me disse : “stanotte nella voliera dove sono tenuti i gufi della Virginia alla femmina, che era in cova , sono nati tre piccoli, purtroppo due sono stati uccisi, il superstite è stato messo provvisoriamente in una incubatrice per pappagalli, per decidere il da farsi. Però se t’interessa te lo cedo gratuitamente molto volentieri.

A questa proposta ghiotta non potei che accettare. Mentre gli amici visitavano le voliere con i volatili, mi recai con il titolare a vedere “il superstite“ . La fortuna volle che il pullus nato da poche ore non necessitava urgentemente di alimentazione.

Capii che era femmina da diversi fattori (l’esperienza infatti non mi manca), uno in particolare era la sproporzione delle zampe con il corpicino, tutto ricoperto di piumini bianchi, poco più grosso di un mio pugno. Per la gioia di essere venuto in possesso di tale soggetto lo scopo della visita era passato in secondo piano, anzi cercai di sollecitare i due amici per un presto ritorno a casa.

Arrivato a Pittolo, dove risiedo, c’era un problema : come farlo entrare nel  “clan “    senza che mia moglie se ne accorgesse.  A di gatto Silvestro entro dal cancello col fardello sperando di passare inosservato.  Poiché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, ecco apparire mia moglie dal balcone dicendomi : “ cosa stai contrabbandando ? . Non potevo negare l’evidenza e aprendo il trasportino ecco apparire “la Virginiana”. Per mia moglie vedere un simile gioiello della natura fu subito un amore a prima vista. Fu rapida nello scendere per venirmi incontro. Cercavo di “romanzare” l’accaduto, ma lei mi disse semplicemente che “Pulci”, così la definì subito l’avrebbe allevata lei. Ero sicuro comunque che dopo alcuni giorni, passata l’euforia, me l’avrebbe riconsegnata. Deduzione errata. ! Messa in un cestino di vimini, imbottito di stracci di lana, riposto a sua volta in una grossa anfora della cucina, veniva alimentata giornalmente dalla madre putativa.

Pulci cresceva a vista d’occhio e con la crescita delle prime penne riusciva ad adagiarsi sul bordo dell’anfora controllando la madre affaccendata nelle cose domestiche. Come l’allocco il Gufo della Virginia ha la capacità di vedere anche alla luce del giorno. Ormai fatta, Pulci doveva conoscere il mondo esterno, per cui doveva affrontare la libertà. Era a dir poco stupenda, enorme ed auto sufficiente. Cercavo di catechizzare mia moglie per evitale una delusione, già perché lei pensava che Pulci non se ne sarebbe mai andata. Si decise di liberarla di sera inoltrata. Fu portata sul balcone retrostante della villa e lasciata libera. Dal cortile osservavo mia moglie sul balcone intenta a  parlare con Pulci appoggiata sulla ringhiera. Qualche minuto prima per prendere una decisione, poi via come alito di vento silenziosamente.

Cercai di risanare la piaga dell’addio a mia moglie spiegandole che gli animali più degli uomini amano la libertà anche a costo della vita. Per nulla convinta delle mie parole, sempre dal balcone, chiamò la sua “creatura”.

Neanche il tempo di dirle che era tempo e fiato sprecato che mi sentii zittire perché “Pulci era tornata dalla madre “. Quella sera la gioia era goduta in particolar modo da mia moglie e da Pulci. La prima gratificata dall’esperienza fatta, la seconda invece di non essere stata allontanata, come in natura succede, dalla madre.

Accettava di buon grado le grattatine che mia moglie le faceva, e lei ricambiava socchiudendo gli occhi e facendo le fusa. (infatti tutti i rapaci notturni hanno una certa analogia con il comportamento dei gatti). L’affetto di questo rapace per la  “madre “ era impressionante tanto è che quando veniva presa sul braccio non una scalfittura, non un segno di rossore anche se aveva delle unghie impressionanti. Io al contrario dovevo usare il guantone da falconiere sentendo nonostante ciò la forte presa.

Tanti sono gli episodi piacevoli successi e tanta l’esperienza accumulata vivendo a contatto diretto con questo meraviglioso rapace. Gli avevamo creato un alloggio estivo in un invaso di tronco posticcio mentre per l’inverno l’alloggio era posto sotto il portico.

Pulci rimase con noi per circa tre anni, fino a quando una mattina ci accorgemmo che non c’era più nel suo nido posticcio. 

 

Capimmo che non l’avremmo più rivista ed infatti fu così. Fu un grosso dispiacere per mia moglie, la speranza per tutti, anche quelli che l’avevano conosciuta ed apprezzata, era che essendo in età di accoppiamento le fosse venuta nostalgia di conoscere il suo habitat mai visto, ma conosciuto a sua volta dalla vera madre dalla quale era nata.

 

Tafuri Raimondo

© Raimondo Tafuri e Avifauna - 2005 - foto Raimondo Tafuri - si ringrazia http://cedarcreek.umn.edu/birds/per la foto della testata