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GUFO
DELLA VIRGINIA
(Bubo Virginianus) Se mi è concesso vorrei descrivere della mia straordinaria esperienza fatta non molto tempo fa con il Gufo della Virginia detto anche Grande Gufo Cornuto. Di grandezza pari al Gufo Reale, ma di esso più imponente, si distingue oltre per avere ciuffi auricolari
più lunghi. Come nel Reale il piumaggio è molle e molto abbondante,
con colorazione picchiettata grigiastra con sottofondo bianco contrariamente
al giallo fulvo del Reale. Per far capire il soggetto, diciamo che è
il Gufo che Walt Disney ha presentato in tanti
suoi cartoni animati.
Venni in possesso del pullus
una domenica mattina in un paese della provincia di Reggio Emilia dove
mi ero recato con due amici alla ricerca di qualche soggetto di
importazione presso un commerciante. A questa proposta ghiotta non potei che accettare.
Mentre gli amici visitavano le voliere con i volatili, mi recai con
il titolare a vedere “il superstite“ . La fortuna
volle che il pullus nato da poche ore non necessitava
urgentemente di alimentazione. Capii che era femmina da diversi fattori (l’esperienza
infatti non mi manca), uno in particolare era la sproporzione
delle zampe con il corpicino, tutto ricoperto
di piumini bianchi, poco più grosso di un mio pugno. Per la gioia di
essere venuto in possesso di tale soggetto lo scopo della visita era
passato in secondo piano, anzi cercai di sollecitare
i due amici per un presto ritorno a casa. Arrivato a Pittolo, dove risiedo, c’era un problema : come farlo entrare nel “clan “ senza che mia moglie se ne accorgesse. A mò di gatto Silvestro entro dal cancello col fardello sperando di passare inosservato. Poiché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, ecco apparire mia moglie dal balcone dicendomi : “ cosa stai contrabbandando ? “. Non potevo negare l’evidenza e aprendo il trasportino ecco apparire “la Virginiana”. Per mia moglie vedere un simile gioiello della natura fu subito un amore a prima vista. Fu rapida nello scendere per venirmi incontro. Cercavo di “romanzare” l’accaduto, ma lei mi disse semplicemente che “Pulci”, così la definì subito l’avrebbe allevata lei. Ero sicuro comunque che dopo alcuni giorni, passata l’euforia, me l’avrebbe riconsegnata. Deduzione errata. ! Messa in un cestino di vimini, imbottito di stracci di lana, riposto a sua volta in una grossa anfora della cucina, veniva alimentata giornalmente dalla madre putativa. Pulci cresceva a vista d’occhio
e con la crescita delle prime penne riusciva ad adagiarsi sul bordo
dell’anfora controllando la madre affaccendata nelle cose domestiche.
Come l’allocco il Gufo della Virginia ha la capacità di vedere anche
alla luce del giorno. Ormai fatta, Pulci doveva conoscere il mondo esterno,
per cui doveva affrontare la libertà. Era a
dir poco stupenda, enorme ed auto sufficiente. Cercavo di catechizzare
mia moglie per evitale una delusione, già perché
lei pensava che Pulci non se ne sarebbe mai andata. Si decise di liberarla
di sera inoltrata. Fu portata sul balcone retrostante della villa e
lasciata libera. Dal cortile osservavo mia moglie sul balcone intenta
a parlare con Pulci appoggiata
sulla ringhiera. Qualche minuto prima per prendere
una decisione, poi via come alito di vento silenziosamente.
Cercai di risanare la piaga dell’addio a mia moglie
spiegandole che gli animali più degli uomini amano
la libertà anche a costo della vita. Per nulla convinta
delle mie parole, sempre dal balcone, chiamò la sua “creatura”. Neanche il tempo di dirle che
era tempo e fiato sprecato che mi sentii zittire perché “Pulci era tornata
dalla madre
“. Quella sera la gioia era goduta in particolar modo da mia moglie
e da Pulci. La prima gratificata dall’esperienza fatta,
la seconda invece di non essere stata allontanata, come in natura
succede, dalla madre. Accettava di buon grado le grattatine
che mia moglie le faceva, e lei ricambiava socchiudendo gli occhi e
facendo le fusa. (infatti tutti i rapaci notturni
hanno una certa analogia con il comportamento dei gatti). L’affetto
di questo rapace per la “madre
“ era impressionante tanto è che quando veniva
presa sul braccio non una scalfittura, non un segno di rossore anche
se aveva delle unghie impressionanti. Io al contrario dovevo usare il
guantone da falconiere sentendo nonostante ciò la
forte presa. Tanti sono gli episodi piacevoli successi e tanta l’esperienza
accumulata vivendo a contatto diretto con questo
meraviglioso rapace. Gli avevamo creato un alloggio estivo in un invaso
di tronco posticcio mentre per l’inverno l’alloggio era posto sotto
il portico. Pulci rimase con noi per circa tre anni, fino a quando una mattina ci accorgemmo che non c’era più nel suo nido posticcio.
Capimmo che non l’avremmo più rivista ed infatti fu così. Fu un grosso dispiacere
per mia moglie, la speranza per tutti, anche quelli che l’avevano conosciuta
ed apprezzata, era che essendo in età di accoppiamento
le fosse venuta nostalgia di conoscere il suo habitat mai visto, ma
conosciuto a sua volta dalla vera madre dalla quale era nata. Tafuri Raimondo |
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