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Acqua.
Eclettica sostanza! La vita
stessa è legata a quest'importante e fondamentale elemento. In essa
ebbe origine la vita, e senza di essa è impossibile la sua prosecuzione
in tutte le forme viventi, grandi o infinitesimali. Ne consegue
che si vennero a creare nel corso dei secoli, degli “ambienti” che presero,
a seconda delle due grandi tipologie fra acque dolci e salate, denominazioni
diverse. Codesti ambienti, suddivisi a loro volta in acque “calme” o “correnti” sono definiti
come laghi e stagni (per la prima tipologia) e fiumi, ruscelli, e torrenti
per la seconda. Ometteremo al momento le acque salate volutamente, in quanto ci limiteremo all’osservazione parziale di quelle; considereremo invece le acque dolci e le forme di vita che in loro risiedono. Un elemento importantissimo è costituito dalla flora acquatica tipica ed autoctona delle “zone umide”, come esse vengono definite per comodità. In essi troviamo piante, che si sono specializzate a sopravvivere spesso in ambienti poveri di ossigeno; alcune crescono sotto la superficie dell’acqua (alghe), altre vi galleggiano sopra; inevitabilmente però esse come detto precedentemente, esse svolgono un ruolo importantissimo nel biotopo che occupano. Vedremo in seguito il perché. Gli ambienti umidi: La fauna e la flora. Sappiamo che gli “ambienti umidi” sono ricchissimi
di fauna. La enorme quantità di insetti presenti e delle loro larve
come libellule, effimere, zanzare; i grandi e piccoli coleotteri acquatici
come la Notonecta
dalle zampe simili a remi, i terribili e famelici Ditiscus,
predatori che secernono
una sostanza velenosa che allontana i nemici; alcuni Gerridi
che camminano sull’acqua grazie alle lunghissime zampe minite
di setole che sfruttando la coesione delle molecole dell’acqua consente
a questi animali di camminarvi sopra; sotto la superficie troviamo una
grande varietà di invertebrati, dai microscopici Protozoi
ai Nematodi
erranti, agli anellidi.
Inoltre specie diverse di crostacei d'ogni dimensione, Isopodi
e Gasteropodi
(chiocciole).
Questo enorme patrimonio d'invertebrati, costituisce
la “materia prima” di sostentamento per le innumerevoli specie di uccelli,
anfibi e pesci. Immerse nell’acqua, nelle immediate adiacenze della
riva, troviamo piante con alti fusti: E’ il caso delle Tife, dello
Scifo, della
Lisca,
della Cannuccia palustre,
della Canna di palude,
esse sono il naturale rifugio di tutti gli animali acquatici. Pur tuttavia, come in tutti gli equilibri Naturali,
questi elementi sono strettamente concatenati fra loro e sono molto
fragili ecologicamente. Sono infatti ambienti, la cui rigenerazione
è strettamente legata alla presenza d’acqua. Le paludi o le torbiere
ad esempio, non avendo ricambi costanti d’acqua, si possono prosciugare
a seguito di bonifiche com'è già purtroppo avvenuto in passato. In questo
caso, com’è logico si avrebbe la scomparsa totale di tutte le specie
viventi che in esse vivono e si riproducono. La caratteristica peculiare importantissima degli ambienti
umidi d’acqua ferma è quella di essere caratterizzata da quantità più
o meno consistenti di limo.
Questo elemento, può essere fonte al tempo stesso di vita o di morte
del biotopo stesso. Se è vero infatti che la sua presenza discreta, può
offrire protezione e nutrimento ai microrganismi che a loro volta costituiscono
la “dieta” di molti vertebrati, è altrettanto vero che una presenza
massiccia di tale elemento dovuta a fattori ambientali quali l’inquinamento,
la morfologia del terreno e delle ripe, le forti piogge o l’aumento
della temperatura e la conseguente evaporazione delle acque, può essere
la causa della scomparsa dell’ambiente palustre medesimo. Fra gli esemplari dell’avifauna frequentatrice di questi
affascinanti ambienti ricchi di colori e forme di vita, non possiamo
che annoverare appunto i limicoli
o abitanti delle zone fangose. Esistono diverse specie di limicoli appartenenti
ad Ordini spesso molto diversi fra loro, spesso non hanno caratteristiche
simili; unica accezione nel senso più vasto del termine, è quella di
avere abitudini alimentari pressoché simili ed essere frequentatori
degli stessi habitat. I limicoli, hanno dimensioni molto diverse; possono
essere molto piccoli di dimensioni o abbastanza grandi, hanno generalmente
zampe e dita lunghe atte a camminare sulle foglie galleggianti palustri,
becchi lunghi e ricurvi come nel caso dell’Avocetta o del Cavaliere
d’Italia, papille sensitive sul becco che permettono loro di “sentire”
le prede di cui si nutrono nel fango. I colori delle loro livree, possono
essere mimetici o molto vistosi. L’Ordine principale a cui appartengono i limicoli
(questo termine non è considerato come scientifico) è quello dei Caradriiformi a cui appartengono le Famiglie: Recurvirostridi: (Avocetta, Cavaliere d’Italia) Ematopodidi: (Beccacce di mare) Caradridi: (Corrieri, Pavoncelle, Pivieri et sim.) Burinidi: (Occhioni) Un altro importante Ordine di frequentatori dei luoghi
umidi è quello dei Rallidi. Ad esso appartengono la Gallinella d’acqua,
la Folaga, il Porciglione, il Pollo sultano, il
Re di quaglie, la Schiribilla.
Avocetta
(Recurvirostra
avosetta) Abbastanza simile al Cavaliere d'Italia,
si differisce da questi per la minore lunghezza delle zampe ed il becco
rivolto all'insù. Assai più rara, essa è comunque legata principalmente
alle acque salmastre o salate. Questo elegante uccello dall'inconfondibile livrea
e dal becco ricurvo verso l’alto ne fanno uno degli esemplari più facili
all’identificazione anche agli osservatori meno esperti. Il piumaggio
si presenta bianco e nero; il suo “rostro” esageratamente lungo può
raggiungere le ragguardevoli dimensioni di 10 o 12 centimetri su una
lunghezza totale dell’uccello che si aggira attorno ai 35/40 centimetri. L’Avocetta ha zampe lunghe color grigio azzurrognolo
con quattro dita che gli danno la possibilità di camminare e nuotare
(se occorre) agevolmente tra la vegetazione palustre. La sua dieta è
costituita da invertebrati, insetti acquatici e piccoli crostacei. Il nido viene costruito sul terreno asciutto, vicino
all’acqua. Diffuso sulle
rive fangose di specchi d’acqua salmastri, è presente in Asia centrale
e in Europa. Il suo arrivo sulla Penisola Italiana coincide con la primavera
ove nidifica; all’avvicinarsi dell’inverno riparte verso l’Africa; spesso
piccoli branchi di Avocetta si riuniscono per cercare un luogo adatto
alla costruzione del nido. Dopo la formazione delle coppie che prevede un rituale
di corteggiamento rumoroso, il maschio si accoppia più volte con la
compagna che deporrà 3-4 uova giallastre picchiettate di grigio, che
coverà a turno con il maschio per circa 24/28 giorni. I piccoli appena
nati sono già autosufficienti e cominciano (sebbene ancora ricoperti
dal piumino bianco/grigiastro ) a nuotare ed imparare a procurarsi il
cibo. I genitori lasciano fare, ma si mantengono sempre nelle vicinanze
e richiamano i piccoli al paventarsi del minimo pericolo. L’unica forma
di dimorfismo sessuale è data dal diverso colore degli occhi nei due
sessi; il maschio presenta l’iride rosso rubino mentre nella femmina
è brunastra. Il verso è una sorta di “Klu-ik” ripetuto varie volte,
accompagnato dal movimento del capo. Popolazione totale segnalata in Italia nel 2004: 1475 con incremento dell’1,50% Luogo di maggior presenza: Salina di Margherita di Savoia (Provincia di Foggia) Al genere Recurvirostra
appartengono anche le specie: Recurvirostra americana, Recurvirostra
novaehollandiae, Recurvirostra andina.
Cavaliere d'Italia (Himantopus
himantopus) Caratteristico
trampoliere dalle rosse zampe molto più lunghe (in proporzione) di tutti
gli altri limicoli, il Cavaliere d’Italia come l’Avocetta con la quale
spesso viene confuso, si differisce come detto da quest’ultima per la
forma del becco che appare nero e diritto. Quasi simile invece la colorazione,
che nei maschi è più scura. Inoltre sempre il maschio presenta una calotta
nera evidente sul capo. Prevalentemente insettivoro, il Cavaliere d’Italia
cattura sulla superficie dell’acqua o tra la vegetazione le prede di
cui si nutre. Non disdegna comunque larve, ragni, piccoli crostacei e molluschi, piccoli
pesci. Le coppie
si formano in Aprile/Maggio ed entrambi costruiscono il nido generalmente
sull’acqua tranquilla, tra steli e canne. Il materiale da costruzione
utilizzato è costituito da fogliame, cannucce e steli d’erba palustre.
Come molti consimili, la sua presenza seppur abbastanza comune, è purtroppo
minacciata dalla bonifica dei luoghi di nidificazione che sono ormai
ridotti alle aree protette di Parchi e Riserve. Lungo dai 37 ai 40 centimetri circa, il Cavaliere d’Italia
presenta collo lungo ed esile, e capo piccolo. Ha un peso di circa 150/200
grammi ed un’apertura alare di 75/80 centimetri; il becco ha una lunghezza
di circa 65 centimetri. Giunge da noi in primavera tra Marzo ed Aprile,
e i nidi ben nascosti sono molto difficili da scorgere come pure i pullus.
L’involo avviene generalmente tra Luglio ed Agosto ed essi ripartono
verso Settembre per la migrazione autunnale che porterà questi animali
a svernale in Africa equatoriale. La femmina depone 3-4 uova picchiettate
di grigio e nero e sono covate da entrambi i genitori per circa 24 giorni.
I piccoli alla nascita sono coperti da piumino mimetico che si confonde
con l’ambiente; essendo da subito autosufficienti, abbandonato subito
il nido. I genitori adottano strategie di difesa della prole che vanno
dal fingersi feriti per distogliere dalla covata l’eventuale predatore,
all’attacco del medesimo in coppia; tale strategia il più delle volte
risulta efficace ed il nemico, batte in ritirata. Il Cavaliere d’Italia, dopo un periodo di calo dovuto
alla perdita di territorio di nidificazione, è tornato a popolare il
nostro Paese. Difatti l’Italia è uno dei luoghi a più alta densità di
popolazione d' uccelli nidificanti in Europa. Popolazione totale segnalata in Italia nel 2004: 2250 con incremento del 2,50% Luoghi di maggior presenza: Valli di Comacchio, Parco naturale della Maremma. Al genere Himantopus appartengono
anche le specie: Himantopus leucocephalus, Himantopus novaezelandiae,
Himantupos mexicanus, Himantopus melanurus.
Beccaccia
di mare (Haemotopus ostralegus) Questo uccello, assieme a poche altre specie fa parte
della famiglia degli Ematopodidi, è così chiamata per via delle zampe
di color rosso sangue. La beccaccia di mare è abbastanza diffusa in Europa
e in alcune zone del Settentrione, non è raro osservarla in comunità
abbastanza numerose. Le sue dimensioni sono come quelle di un gabbiano,
la colorazione è invece nera nella parte superiore e sulle ali, candida
su petto ventre e coda. Il forte becco
è di un bel colore rosso corallo, l’iride è rossa ed è presente un anello
perioftalmico dello stesso colore. Uccello dal volo rapido e regolare,
è capace di nuotare agevolmente. A terra appare un’ottima camminatrice.
Il periodo di riproduzione delle Beccacce di mare coincide con Aprile/Maggio;
entrambi i genitori partecipano alla costruzione del nido che viene
costruito in buche o depressioni del suolo. La femmina depone 2-3 uova covate da entrambi i partners
per circa 30 giorni. I piccoli s' involano dopo circa altri 30 giorni.
Come dice il suo nome scientifico, l’alimentazione della Beccaccia di Mare, è costituita in gran parte
da molluschi che essa apre con colpi del poderoso becco facendo leva
fra le valve. Apprezzati comunque, anche i vermi e gli artropodi
che incontra sul suo cammino. Caratteristiche: La beccaccia di mare, ha una lunghezza che oscilla
attorno ai 40 centimetri, un peso di circa 500 grammi ed un’apertura
alare di 50/60 centimetri. Il becco è lungo in totale circa 8/10 centimetri
e la coda 10. Animale molto sociale, essa ama vivere in colonie abbastanza
numerose tranne che nel periodo della riproduzione; in ogni caso gli
uccelli nidificano abbastanza vicini fra loro. In Italia, esistono presenze
significative nel delta del Po. Poco significative od occasionali le presenze in Puglia
ed in Sicilia. Luoghi di maggior presenza: Parco
del Delta del Po
Pavoncella
(Vanellus vanellus) Lunghezza 30 centimetri circa, 250/300 grammi di peso;
si riconosce immediatamente per via del caratteristico ciuffetto che
nel maschio, può raggiungere i 3-4 centimetri. La Pavoncella, è il limicolo
delle pianure, dei campi aperti ed arati, purché allagati. La livrea dell’animale ha una bellezza particolare;
il dorso, la fronte e la parte alta del petto sono nere con bagliori
bluastri, nuca, collo e testa sono bianche; ali con remiganti nere e
bianche che in volo appaiono arrotondate e tozze, coda e sottocoda castano,
schiena con riflessi verdastri. La Pavoncella si ciba di molluschi,
larve, insetti, germogli e sementi. La specie è presente in Asia, Cina, ed Africa, Olanda;
si riproduce in Europa centro-orientale con luoghi di svernamento in
Africa. Di ripasso a Febbraio, è possibile vedere stormi consistenti
di questi uccelli. Quando le coppie si formano, i maschi scelgono il
luogo di nidificazione e scavano una buca che viene successivamente
con paglia ed erba e piume del petto. A questo punto la femmina depone
dalle tre alle cinque uova giallastre con macchie marroni che cova per
28/30 giorni fino alla schiusa. I pulcini, già dalle prime ore di vita
sono quasi autosufficienti, ma continuano per parecchie settimane ad
essere seguiti dai genitori che li proteggono dai predatori e dal gelo
notturno. Dopo circa 40 giorni sono già in grado di volare. Il passo inizia ad ottobre. La Pavoncella ha volo simile alla farfalla, il che le
rende assieme alla forma delle ali ed alla livrea inconfondibile. Volatore
instancabile, può raggiungere la considerevole velocità di 60 chilometri
orari e coprire distanze di oltre 3000 chilometri, come è stato osservato
dai dati degli inanellamenti su esemplari controllati dalle Associazioni
preposte. Considerevoli branchi sono stati osservati in pianura Padana
ed in Sicilia soprattutto nei terreni arati di fresco, dove può facilmente
reperire vermi nel terreno smosso. Non è difficile scorgerla nelle mattine
fredde, quando la terra semigelata comincia a scaldarsi ai tiepidi raggi
del sole. Caratteristiche: Lunghezza: 30 cm Specie cacciabile molto ricercata, la Pavoncella viene
insidiata con l’utilizzo di stampi, zimbelli impagliati e richiami vivi
tenuti legati con paletti fissati al terreno e con piccole imbracature
simili a pettorine. Luoghi di maggior presenza: Pianura
Padana, Sicilia. Al
genere Vanellus appartengono
anche le specie: Vanellus spinosus, Vanellus malabaricus, Vanellus tectus,
Vanellus albiceps, Vanellus lugubris, Vanellus malanopterus, Vanellus
coronatus, Vanellus senegallus, Vanellus cinereus, Vanellus indicus,
Vanellus tricolor, Vanellus miles, Vanellus gregarius, Vanellus leucurus,
Vanellus cayanus, Vanellus chilensis, Vanellus resplendens.
Corriere grosso
(Charadrius hiaticula) Di facile avvistamento nei mesi primaverili sui banchi
di sabbia presso le foci dei fiumi che s’incrociano col mare o nelle
lagune salmastre, questo uccello di piccole dimensioni con il suo corpo
rotondo e la testa sferica corre incessantemente alla ricerca di cibo.
Il dorso è bruno, le zampe ed il becco arancio (a differenza di molti
altri limicoli) sono molto brevi. Il Corriere grosso, presenta un petto
candido striato da una appariscente banda nera, così come sulla testa;
in volo ha barra alare bianca ed ali appuntite Le sue dimensioni non
superano i 20 centimetri di lunghezza ed un peso (nel maschio) di 80
grammi circa. Specie di doppio passo in Italia, sverna in Africa. La femmina, costruisce un nido spesso ricavato in una
buca sabbiosa o ghiaiosa usando come materiale di rivestimento materiali
vegetali e pietrisco; vi depone 4 uova grigiastre covate da entrambi.
La schiusa avverrà dopo 25/30 giorni, ed i piccoli Corrieri, saranno
autonomi dopo circa 22/24 giorni. La dieta è costituita da invertebrati,
crostacei, insetti e vermi di sabbia. Spesso compiono una seconda covata nella stessa stagione. Caratteristiche:
Lunghezza: 18/20 cm Peso: 60/80
g. Ap. alare: 40/45
cm Becco: 15/20
mm Tarso: 25
mm Coda: 60
mm Luogo di maggior presenza: Oasi
della laguna di Orbetello, foce del fiume Simeto
Corriere piccolo
(Charadrius dubius ) Questo piccolo Caradride , frequenta le rive fluviali
ghiaiose e fangose e le rive di laghi, paludi ed acquitrini dai corsi
bassi; più raramente lo si può osservare nell’entroterra. Si differisce
dal Corriere
grosso oltre che per le dimensioni, dall’anello perioculare
giallo intenso e dalle zampe color carnicino. La migrazione avviene
generalmente in marzo-aprile e il ripasso in agosto-settembre;
sverna in Africa ed in piccola parte nelle regioni meridionali italiane. La nidificazione avviene tra fine Aprile e Luglio, la
coppia scava in mezzo alla sabbia e nel periodo della cova, anche questo
uccello “simula” ferite gravi per allontanare il potenziale nemico dal
nido. Le femmine depongono 3-4 uova dalla colorazione variabile che
sono covate per 24 giorni circa. I piccoli sono pienamente indipendenti
a 30 giorni circa. Il Corriere piccolo, ama occupare come
proprio habitat quello ghiaioso prospiciente gli ambienti fluviali.
Può utilizzare anche ambienti artificiali come cave ghiaiose abbandonate
o vasche di decantazione in disuso, purché privi di vegetazione fitta.
L’accoppiamento è anche in questa specie preceduto da parate nuziali
con forti richiami vocali. Questo uccello cattura insetti, vermi e ragni
nelle acque basse o nel fango, inseguendoli freneticamente lungo le
rive. Solo occasionalmente si nutre di semi di alcune piante palustri. Distribuzione: In Italia è frequente fra
marzo e aprile quando vi giunge dopo aver attraversato il Sahara, proveniente
dai quartieri di svernamento del Sudafrica. Luogo di maggior presenza: Sponde
del fiume Po. Al genere Charadrius appartengono
anche le specie: Charadrius semipalmatus, Charadrius placidus,
Charadrius wilsonia, Charadrius vociferus, Charadrius melodus, Charadrius
pecuarius, Charadrius tricollaris, Charadrius marginatus, Charadrius
alexandrinus, Charadrius ruficapillus, Charadrius peronii, Charadrius
collaris, Charadrius alticola, Charadrius falklandicus, Charadrius bicinctus,
Charadrius mongolus.
Al numeroso Ordine dei Caradridi appartengono moltissime specie di limicoli che come detto,
pur mantenendo caratteristiche somatiche pressoché simili (becchi più
o meno lunghi e sottili, zampe atte a camminare in ambienti umidi, piumaggio
uniforme e mimetico), sono abbastanza dissimili fra di loro. Le più
significative sono le seguenti: Fratino
(Charadrius alexandrinus) molto simile
al Corriere piccolo; Il raro Piviere
dorato (Pluvialis apricaria), i Chiurli
(Numenius
arquata) dal lungo becco ricurvo rivolto verso il basso, il
rarissimo Chiurlottello ( Numenius tenuirostris),
le Pittime (Limosa limosa), tutte le
specie appartenenti al genere Tringa
:Totano moro, Piro-piro, Albastrello, Pettegola; la Pantana, i Piovanelli,
i Gambecchi. Osservando le foto che seguono, possiamo avere un’idea
di quanto sopra evidenziato.
Tra i più tipici e conosciuti Scolopacidi,
oltre a quelli dei vari generi sopra menzionati, possiamo di sicuro
annoverare il Beccaccino
(Capella gallinago L.) Il
nome “Capella” (dal Latino capretta n.d.a.), le venne assegnato,
per via del caratteristico “belato” che essa emette in volo nel periodo
del corteggiamento. Velocissima, ha nel volo un andamento a zig-zag
molto caratteristico. Il beccaccino (altresì denominato scientificamente
come Gallinago
gallinago), da tempo immemorabile insieme con un altro ben noto
Scolopacide con abitudini più “terrestri” o per meglio dire “boschive”la
Beccaccia (Scolopax rusticola), è oggetto di attenzioni da parte del mondo
venatorio. La tipicità di quest'uccello legata all’ambiente in cui vive,
la difficoltà di abbattimento legata al suo volo rapido e scostante,
ne fanno una delle prede più ambite; oggi però esso necessita di un
piano immediato di tutela per la drastica riduzione delle popolazioni
svernanti, dovute al solito e drammatico problema della riduzione dei
luoghi d’elezione di questo animale. Caratteristiche
del Beccaccino: Lunghezza: 25/30 cm Il beccaccino ama i luoghi umidi e fangosi
come le rive dei fiumi e delle paludi; si può osservare comunque anche
nei prati allagati o arati di fresco, ove scava col lungo becco alla
ricerca di anellidi ed insetti di cui si nutre. Ha piumaggio molto mimetico
e nessun dimorfismo tra i due sessi. Tra Maggio ed Agosto inizia il
periodo di corteggiamento durante il quale i beccaccini danno sfoggio
di sé in mirabolanti parate nuziali dai voli velocissimi. La femmina
spesso può accoppiarsi ripetutamente con diversi maschi, ma alla fine
ne sceglierà uno col quale costruirà il nido e si occuperà della prole.
Le femmine di Beccaccino, scavano una buca nel fango e la rivestono
molto spartanamente con materiali e detriti vari; vi depone quindi 3-4
uova verdastre con macchie marrone scuro che coverà per circa 20/25
giorni. I pulcini sono accuditi da entrambi
i genitori che saranno occupati a procurare il cibo scavando nel fango
col lunghissimo becco.
Al Genere Gallinago appartengono
anche le specie: Gallinago media(Croccolone) Gallinago delicata, Gallinago solitaria (Beccaccino solitario) Gallinago
nemoricola,(Beccaccino dei boschi) Gallinago stenura, (Beccaccino
strenuo)Gallinago megala,(Beccaccino di Swinhoe) Gallinago solitaria,(Beccaccino
solitario) Gallinago hardwichii (Beccaccino Giapponese).
Nell’ambito della Famiglia degli Scolopacidi, merita
sicuramente nota la sottofamiglia dei Falaropodini (Phalaropodinae); sono essi limicoli
di contenute dimensioni molto minuti, delle dimensioni di un Piovanello.
A questo Genere (Phalaropus) appartengono dunque tre specie ed esattamente: Phalaropus fulicarius, (Falaropo
beccolargo) il più comune dei tre; il Phalaropus
lobatus (Falaropo beccosottile) ed infine il Falaropo di Wilson
(Phalaropus tricolor). I Falaropi (pron. Falàropo), sono uccelli
che al pedinamento preferiscono di gran lunga il nuoto; spesso sono
soliti svernare in mare aperto avvicinandosi lungo la costa col mutare
della temperatura. I Falaropi sono grandi migratori, e possiedono (essendosi
adattati alla vita marina) una glandola che funziona da “dissalatore”
permettendo loro di ingerire acqua salata per lunghi periodi senza danni. Le loro zampe non sono palmate come
quelle degli Anatidi, ma le loro dita presentano delle parti sporgenti
che gli permettono di nuotare agevolmente. Il loro fitto piumaggio inoltre,
consente a questi uccelli di trattenere l’aria all’interno ed essere
riparati adeguatamente dalle fredde degli Oceani e trattenere al contempo
l’aria che li fa galleggiare perfettamente. Altra caratteristica è quella
in cui le femmine di queste specie sono più grosse dei maschi ed hanno
una livrea più colorata nel periodo della mutazione estiva. Infatti
sono i maschi ad occuparsi della prole e di conseguenza devono essere
meno visibili. Poco si conosce di questi uccelli, delle
loro abitudini specifiche ed è molto difficile l’avvistamento nei bei
colori delle livree degli adulti durante l’avvicendarsi ai nostri luoghi
in autunno; restano pur sempre degli uccelli di una bellezza ed una
singolarità estreme. Dimensioni
e differenze: Brevi cenni. Falaropo
beccosottile: Falaropo beccolargo: Falaropo di Wilson: Lunghezza: 180/190
mm. ***
200/210 ********* 220/260 ap.
alare: 110/120 mm. *** 120/135 ********* 140/145 tarso: 20/22 mm. *** 25/30 ********* 35/40 becco: 20/24 mm. *** 28/32 ********* 34/40 coda: 45/55 mm. *** 50/60
********* 60/62 peso: 35/50 gr. ***
60/85 ********* 100/120 Come possiamo riscontrare dalle dimensioni
(approssimative) delle tre specie di Falaropi, sopra riportate, si evince
con chiarezza che la specie Americana (Wilson) è la maggiore nelle dimensioni;
ma mentre le prime due specie, hanno distribuzione corologica Paleartico-Occidentale,
l’ultima è stata individuata limitatamente alla distribuzione Neartica
e puramente occasionale in zona Paleartica. **********
A questa famiglia appartengono degli
uccelli dal manto mimetico e dalle abitudini prevalentemente terricole;
la sua livrea al pari di altre specie, lo mimetizza perfettamente sui
terreni ove si reca a pasturare. Contrariamente alle altre specie finora
esaminate questi uccelli hanno becco non molto lungo e robusto, essi
sono attivi di notte e si nutrono d'insetti, chiocciole e vermi che
trovano nel terreno. L’Occhione
comune (Buhrinus oedicnemus), ha colorazione brunastra tendente al color
mattone, ali scure con remiganti primarie nerastre e parte inferiore
del ventre più chiara. L’iride è gialla (essendo un animale prevalentemente
notturno), così come il becco che presenta la parte terminale molto
scura. Non esiste dimorfismo sessuale evidente, dimensioni a parte.
Un maschio adulto può raggiungere le dimensioni di 50 centimetri ed
un peso di 250/300 grammi con un’apertura alare di circa 100 centimetri.
Dopo il corteggiamento primaverile, durante il quale il maschio emette
acute strida ed evoluzioni acrobatiche, avviene l’accoppiamento
e la femmina depone nel nido ben mimetizzato sul terreno argilloso,
2 uova di colore chiazzato; in realtà però la colorazione delle uova
può essere variabile. Dopo una cova di circa 25/28 giorni
nascono i pullus che sono nutriti dai genitori;
anche se sono già in grado di allontanarsi dal nido in ricognizione.
Saranno adulti a circa due mesi di vita. L’Occhione, è presente in Europa, Asia
e Sudafrica. Se esiste una specie sul nostro territorio
Nazionale, che ha risentito maggiormente dei cambiamenti dell’ambiente
a causa delle coltivazioni è sicuramente l’Occhione. Specie rarissima
e minacciata d’estinzione a livello Europeo, quest'uccello come detto,
predilige le zone aride ed aperte dalla pochissima vegetazione, le aree
costiere sabbiose o pietrose, il greto dei fiumi. Specie oggi protetta,
fino agli anni ’80 era oggetto di caccia spietata. Tutti questi fattori,
contribuirono a far calare vertiginosamente le popolazioni nell’ultimo
secolo e conseguentemente purtroppo, la scomparsa da molti dei suoi
areali di diffusione. La specie migra generalmente attraverso
il Mediterraneo e giunge da noi in Marzo per ripartire in Novembre.
Da studi effettuati in alcune aree protette, si è potuto osservare che
il disturbo a questi uccelli durante il periodo di nidificazione e covata,
è data dal vagabondare sull’alveo dei fiumi ove nidifica. Poiché questo animale essendo timoroso,
si allontana immediatamente dal nido, è evidente il fatto che ciò espone
l’Occhione al pericolo dell’abbandono delle uova o peggio ancora, espone
i piccoli alla predazione in quanto essi si acquattano sul terreno perfettamente
immobili. Inoltre, anche l’innalzamento del livello dell’acqua è causa
di perdita della covata relegando questo elegante trampoliere alla dipendenza
totale da questi fattori per la buona riuscita della discendenza della
specie.
Al genere Buhrinus appartengono
anche le specie: Buhrinus vermiculatus, Buhrinus senegalensis, Buhrinus
capensis, Buhrinus bistriatus, Buhrinus superciliaris, Buhrinus grallarius,
Buhrinus magnirostris, Buhrinus recurvirostris.
La Gallinella d’acqua, è sicuramente il
più conosciuto dei Rallidi. E’ estremamente facile vedere questo
piccolo trampoliere dal color nero ardesia nei paraggi di canneti e
fossi; ovunque vi sia un corso d’acqua piccolo o grande essa è presente.
Cerca il cibo tuffando il breve collo nell’acqua; a volte ricerca il
cibo sulla terraferma. I sessi sono simili, il maschio durante
il corteggiamento apre la coda a ventaglio mostrando così una coroncina
bianca costituita dai margini delle piume. Specie molto socievole, le
Gallinelle, possono radunarsi in piccoli branchi che difendono il territorio
dagli intrusi e dai predatori. Gli adulti presentano superiormente colorazione
olivastra scura con collo e capo neri le parti inferiori sono grigie
con specchio alare bianco. Il becco è rosso intenso con distale inferiore
giallo, presenta una caratteristica placca frontale rossa. Le zampe
sono verdi scuro con una “giarrettiera” rossa. La Gallinella se spaventata emette un
suono caratteristico, molto rauco, gracchiante. Tipica è l’andatura,
accompagnata da movimenti ritmici del capo. Corre con le lunghissime
dita sulle foglie galleggianti e sull’acqua prima di alzarsi in volo.
Dopo la parata nuziale e l'accoppiamento, la femmina depone 5-6 uova
covate da entrambi i partners per 20/25 giorni. Caratteristico è il
nido, a forma di cupola ed ancorato alle foglie. Sono indipendenti dopo
circa 5 settimane, il che può indurre la coppia ad effettuare una seconda
covata. Questo piccolo Gruiforme è sicuramente l’uccello Europeo più
prolifico; la femmina può deporre nell’arco della stagione anche 35/40
uova. Le Gallinelle possono a volte deporre le proprie uova nei nidi
già esistenti d'altre coppie, e questo fa si che a volte in un unico
nido sono state trovate anche 15 o più uova (parassitismo intraspecifico). La femmina è più grossa del maschio
e può raggiungere il peso di 450 grammi. L’alimentazione è costituita da foglie
di piante acquatiche, piccoli pesci, ragni, lumache, bacche selvatiche,
frutti. In volo la Gallinella è lenta e tiene le gambe distese, ma s’invola
molto raramente e solo in caso di pericolo al quale preferisce sfuggire
protestando, nascondendosi tra i canneti e le piante palustri ove vive. Distribuzione: E’ presente nell’Europa Centro-occidentale,
In Africa, Asia, America. Stazionaria e nidificante nella Penisola e
nelle Isole maggiori ove è specie svernante. Specie rustica, non richiede
esigenze particolari e come detto, si adatta a vivere anche in superfici
d’acqua modeste, purché vi sia vegetazione palustre ove possa rifugiarsi.
Al genere Gallinula appartengono
anche le specie: Gallinula melanops, Gallinula angulata, Gallinula ventralis,
Gallinula mortierii.
La Folaga: La Folaga, per certi versi ricorda la Gallinella d’acqua
se non fosse per le maggiori dimensioni ed i colori delle zampe e del
becco più smorti. Il suo piumaggio è nero antracite con riflessi bluastri
ed ha le dimensioni di una moretta. Come la Gallinella presenta placca
frontale di colore bianco uniforme come il resto del becco. L’iride
di questo Rallide è di un bel rosso rubino che spicca sul nero piumaggio.
Non esiste dimorfismo sessuale evidente. Le zampe verdi, presentano sulle lunghe dita dei lobi
tondeggianti caratteristici di questa specie che la rendono atta a camminare
sulla vegetazione e nuotare magistralmente. La Folaga a volte se spaventata,
può immergersi e rimanere in apnea per lungo tempo remigando con le
ali come se fossero pinne. Alimentazione:
La sua alimentazione è costituita prevalentemente dai
vegetali acquatici e dai loro germogli; tuttavia non disdegna insetti,
larve, molluschi e piccoli crostacei. La Folaga depone dalle 5 alle 14 uova covate da entrambi
i genitori per un periodo di 20/25 giorni; alla schiusa i piccoli coperti
da lanugine nerastra esplorano i dintorni del nido e dopo alcuni giorni
sono già in grado di seguire i genitori in acqua. Difatti non è raro
vedere questi animali in folti branchi seguiti da nidiate numerose al
seguito; spesso esse condividono il territorio con gli Anatidi. Come
le altre specie consimili, la Folaga s’invola dopo aver preso la rincorsa
correndo sull’acqua ed il suo volo non è rapido ma piuttosto lento.
Preferisce in ogni caso nascondersi nel folto del canneto, starnazzando
rumorosamente. Caratteristiche: Lunghezza: 35/40 cm La fase di corteggiamento nella Folaga
inizia tra Marzo ed Aprile, la covata è effettuata per circa 30 giorni.
Occorreranno altri 30 giorni per la totale indipendenza entro la quale
può avvenire una seconda covata ed anche una terza in alcuni casi. L’areale
di distribuzione di questo Rallide è l’Europa, Asia, Nord Africa, Australia, Nuova Guinea
e Nuova Zelanda. In Italia è sedentaria e migratrice. Nidifica sul
terreno o sull'acqua tra la vegetazione. Il nido è costituito da una
rudimentale costruzione di rami secchi e foglie; spesso galleggiante
viene ancorato alle piante per contrastare l’innalzamento del livello
dell’acqua. Al genere Fulica appartengono
anche le specie: Fulica americana, Fulica cristata, Fulica leucoptera,
Fulica ardesiaca, Fulica rubifrons, Fulica armillata, Fulica gigantea.
Porciglione Schivo e riservato, è difficilissimo
poterlo osservare nel suo habitat se non di sfuggita ed in maniera del
tutto occasionale, questo Rallide essendo molto rumoroso, può comunque far rilevare la sue
presenza. Il nome deriva dal verso caratteristico che l’animale emette;
una specie di stridulo grugnito che lo fa assomigliare appunto ad un
maiale. In Italia il Porciglione è pressoché stanziale. Anche questo
uccello ha pesantemente risentito della riduzione drastica del suo ambiente
a causa delle bonifiche; in tempi odierni sebbene ampiamente protetto,
risente molto del disturbo causato dalla mancanza di protezione delle
aree non rientranti nei progetti di tutela. Poiché come altri Rallidi
esso si accontenta di poca acqua con vegetazione, è logico capire come
ciò possa influire negativamente sul suo status. Nel periodo invernale,
è possibile avvistarlo mentre razzola sul terreno spinto dalla fame
spesso insieme ad altri esemplari; si ciba di piante acquatiche, larve,
insetti, anellidi, molluschi e perfino piccoli passeracei. Il Porciglione
è un animale molto abitudinario e ripercorre sempre lo stesso tragitto
per alimentarsi. Molto timido per indole, esso diviene
elusivo ed oltremodo schivo durante il periodo dell’accoppiamento. Anche
questo uccello può effettuare più covate nella stessa stagione che inizia
in Aprile per culminare in Luglio/Agosto. La femmina depone dalle 5
alle 8 uova covate da entrambi. I pullus invece saranno accuditi solo
dalla madre e saranno autonomi quasi da subito. Completamente impiumati
a due mesi d’età la loro livrea è assai simile a quella degli adulti,
anche se i colori appaiono più sbiaditi. Non esiste nemmeno in questa
specie uno spiccato dimorfismo. Il Porciglione s’invola molto di rado se non durante le migrazioni. Molto più di raro è vederlo nuotare sulla superficie dell’acq |