Acqua. Eclettica sostanza!

 

La vita stessa è legata a quest'importante e fondamentale elemento. In essa ebbe origine la vita, e senza di essa è impossibile la sua prosecuzione in tutte le forme viventi, grandi o infinitesimali.

 

Ne consegue che si vennero a creare nel corso dei secoli, degli “ambienti” che presero, a seconda delle due grandi tipologie fra acque dolci e salate, denominazioni diverse. Codesti ambienti, suddivisi a loro volta in acque “calme” o “correnti” sono definiti come laghi e stagni (per la prima tipologia) e fiumi, ruscelli, e torrenti per la seconda.

 

Ometteremo al momento le acque salate volutamente, in quanto ci limiteremo all’osservazione parziale di quelle; considereremo invece le acque dolci e le forme di vita che in loro risiedono. Un elemento importantissimo è costituito dalla flora acquatica tipica ed autoctona delle “zone umide”, come esse vengono definite per comodità. In essi troviamo piante, che si sono specializzate a sopravvivere spesso in ambienti poveri di ossigeno; alcune crescono sotto la superficie dell’acqua (alghe), altre vi galleggiano sopra; inevitabilmente però esse come detto precedentemente, esse svolgono un ruolo importantissimo nel biotopo che occupano. Vedremo in seguito il perché.

 

Gli ambienti umidi: La fauna e la flora.

Sappiamo che gli “ambienti umidi” sono ricchissimi di fauna. La enorme quantità di insetti presenti e delle loro larve come libellule, effimere, zanzare; i grandi e piccoli coleotteri acquatici come la Notonecta dalle zampe simili a remi, i terribili e famelici Ditiscus, predatori che secernono una sostanza velenosa che allontana i nemici; alcuni  Gerridi che camminano sull’acqua grazie alle lunghissime zampe minite di setole che sfruttando la coesione delle molecole dell’acqua consente a questi animali di camminarvi sopra; sotto la superficie troviamo una grande varietà di invertebrati, dai microscopici Protozoi ai Nematodi erranti, agli anellidi. Inoltre specie diverse di crostacei d'ogni dimensione, Isopodi e Gasteropodi (chiocciole).

 

 
(nella foto: Notonecta glauca)   (nella foto:Ditiscus marginalis)

 

Questo enorme patrimonio d'invertebrati, costituisce la “materia prima” di sostentamento per le innumerevoli specie di uccelli, anfibi e pesci. Immerse nell’acqua, nelle immediate adiacenze della riva, troviamo piante con alti fusti: E’ il caso delle Tife, dello Scifo, della Lisca, della Cannuccia palustre, della Canna di palude, esse sono il naturale rifugio di tutti gli animali acquatici.

 

Pur tuttavia, come in tutti gli equilibri Naturali, questi elementi sono strettamente concatenati fra loro e sono molto fragili ecologicamente. Sono infatti ambienti, la cui rigenerazione è strettamente legata alla presenza d’acqua. Le paludi o le torbiere ad esempio, non avendo ricambi costanti d’acqua, si possono prosciugare a seguito di bonifiche com'è già purtroppo avvenuto in passato. In questo caso, com’è logico si avrebbe la scomparsa totale di tutte le specie viventi che in esse vivono e si riproducono.

 

La caratteristica peculiare importantissima degli ambienti umidi d’acqua ferma è quella di essere caratterizzata da quantità più o meno consistenti di limo. Questo elemento, può essere fonte al tempo stesso di vita o di morte del biotopo stesso.

Se è vero infatti che la sua presenza discreta, può offrire protezione e nutrimento ai microrganismi che a loro volta costituiscono la “dieta” di molti vertebrati, è altrettanto vero che una presenza massiccia di tale elemento dovuta a fattori ambientali quali l’inquinamento, la morfologia del terreno e delle ripe, le forti piogge o l’aumento della temperatura e la conseguente evaporazione delle acque, può essere la causa della scomparsa dell’ambiente palustre medesimo.

 

Fra gli esemplari dell’avifauna frequentatrice di questi affascinanti ambienti ricchi di colori e forme di vita, non possiamo che annoverare appunto i limicoli o abitanti delle zone fangose. Esistono diverse specie di limicoli appartenenti ad Ordini spesso molto diversi fra loro, spesso non hanno caratteristiche simili; unica accezione nel senso più vasto del termine, è quella di avere abitudini alimentari pressoché simili ed essere frequentatori degli stessi habitat. I limicoli, hanno dimensioni molto diverse; possono essere molto piccoli di dimensioni o abbastanza grandi, hanno generalmente zampe e dita lunghe atte a camminare sulle foglie galleggianti palustri, becchi lunghi e ricurvi come nel caso dell’Avocetta o del Cavaliere d’Italia, papille sensitive sul becco che permettono loro di “sentire” le prede di cui si nutrono nel fango. I colori delle loro livree, possono essere mimetici o molto vistosi.

 

L’Ordine principale a cui appartengono i limicoli (questo termine non è considerato come scientifico) è quello dei Caradriiformi a cui appartengono le Famiglie:

 

 

Recurvirostridi:

(Avocetta, Cavaliere d’Italia)

 

Ematopodidi:

(Beccacce di mare)

 

Caradridi:

(Corrieri, Pavoncelle, Pivieri et sim.)

 

Burinidi:

 (Occhioni)

 

Un altro importante Ordine di frequentatori dei luoghi umidi è quello dei Rallidi.

Ad esso appartengono la Gallinella d’acqua, la Folaga, il Porciglione, il Pollo sultano, il Re di quaglie, la Schiribilla.

Recurvirostridi:
 (nella foto: Avocette)

Avocetta (Recurvirostra avosetta)

Abbastanza simile al Cavaliere d'Italia, si differisce da questi per la minore lunghezza delle zampe ed il becco rivolto all'insù. Assai più rara, essa è comunque legata principalmente alle acque salmastre o salate.

Questo elegante uccello dall'inconfondibile livrea e dal becco ricurvo verso l’alto ne fanno uno degli esemplari più facili all’identificazione anche agli osservatori meno esperti. Il piumaggio si presenta bianco e nero; il suo “rostro” esageratamente lungo può raggiungere le ragguardevoli dimensioni di 10 o 12 centimetri su una lunghezza totale dell’uccello che si aggira attorno ai 35/40 centimetri.

 

L’Avocetta ha zampe lunghe color grigio azzurrognolo con quattro dita che gli danno la possibilità di camminare e nuotare (se occorre) agevolmente tra la vegetazione palustre. La sua dieta è costituita da invertebrati, insetti acquatici e piccoli crostacei.

 

Il nido viene costruito sul terreno asciutto, vicino all’acqua. Diffuso sulle rive fangose di specchi d’acqua salmastri, è presente in Asia centrale e in Europa. Il suo arrivo sulla Penisola Italiana coincide con la primavera ove nidifica; all’avvicinarsi dell’inverno riparte verso l’Africa; spesso piccoli branchi di Avocetta si riuniscono per cercare un luogo adatto alla costruzione del nido.

 

Dopo la formazione delle coppie che prevede un rituale di corteggiamento rumoroso, il maschio si accoppia più volte con la compagna che deporrà 3-4 uova giallastre picchiettate di grigio, che coverà a turno con il maschio per circa 24/28 giorni. I piccoli appena nati sono già autosufficienti e cominciano (sebbene ancora ricoperti dal piumino bianco/grigiastro ) a nuotare ed imparare a procurarsi il cibo. I genitori lasciano fare, ma si mantengono sempre nelle vicinanze e richiamano i piccoli al paventarsi del minimo pericolo. L’unica forma di dimorfismo sessuale è data dal diverso colore degli occhi nei due sessi; il maschio presenta l’iride rosso rubino mentre nella femmina è brunastra. Il verso è una sorta di “Klu-ik” ripetuto varie volte, accompagnato dal movimento del capo.  

 

Popolazione totale segnalata in Italia nel 2004:

1475 con incremento dell’1,50%

Luogo di maggior presenza:

Salina di Margherita di Savoia (Provincia di Foggia)

 

Al genere Recurvirostra appartengono anche le specie:

 

Recurvirostra americana, Recurvirostra novaehollandiae, Recurvirostra andina.

 

 

 (nella foto: Cavaliere d'Italia)

Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus)

Caratteristico trampoliere dalle rosse zampe molto più lunghe (in proporzione) di tutti gli altri limicoli, il Cavaliere d’Italia come l’Avocetta con la quale spesso viene confuso, si differisce come detto da quest’ultima per la forma del becco che appare nero e diritto. Quasi simile invece la colorazione, che nei maschi è più scura. Inoltre sempre il maschio presenta una calotta nera evidente sul capo. Prevalentemente insettivoro, il Cavaliere d’Italia cattura sulla superficie dell’acqua o tra la vegetazione le prede di cui si nutre. Non disdegna comunque larve, ragni, piccoli crostacei e molluschi, piccoli pesci.

Le coppie si formano in Aprile/Maggio ed entrambi costruiscono il nido generalmente sull’acqua tranquilla, tra steli e canne. Il materiale da costruzione utilizzato è costituito da fogliame, cannucce e steli d’erba palustre. Come molti consimili, la sua presenza seppur abbastanza comune, è purtroppo minacciata dalla bonifica dei luoghi di nidificazione che sono ormai ridotti alle aree protette di Parchi e Riserve.

Lungo dai 37 ai 40 centimetri circa, il Cavaliere d’Italia presenta collo lungo ed esile, e capo piccolo. Ha un peso di circa 150/200 grammi ed un’apertura alare di 75/80 centimetri; il becco ha una lunghezza di circa 65 centimetri. Giunge da noi in primavera tra Marzo ed Aprile, e i nidi ben nascosti sono molto difficili da scorgere come pure i pullus. L’involo avviene generalmente tra Luglio ed Agosto ed essi ripartono verso Settembre per la migrazione autunnale che porterà questi animali a svernale in Africa equatoriale. La femmina depone 3-4 uova picchiettate di grigio e nero e sono covate da entrambi i genitori per circa 24 giorni. I piccoli alla nascita sono coperti da piumino mimetico che si confonde con l’ambiente; essendo da subito autosufficienti, abbandonato subito il nido. I genitori adottano strategie di difesa della prole che vanno dal fingersi feriti per distogliere dalla covata l’eventuale predatore, all’attacco del medesimo in coppia; tale strategia il più delle volte risulta efficace ed il nemico, batte in ritirata.

 

Il Cavaliere d’Italia, dopo un periodo di calo dovuto alla perdita di territorio di nidificazione, è tornato a popolare il nostro Paese. Difatti l’Italia è uno dei luoghi a più alta densità di popolazione d' uccelli nidificanti in Europa.

 

 

Popolazione totale segnalata in Italia nel 2004:

2250 con incremento del 2,50%

 

Luoghi di maggior presenza:

Valli di Comacchio, Parco naturale della Maremma.

 

 

Al genere Himantopus appartengono anche le specie:

 

Himantopus leucocephalus, Himantopus novaezelandiae, Himantupos mexicanus, Himantopus melanurus.

 

 

 

 

Ematopodidi:
 (nella foto: Beccaccia di mare)

Beccaccia di mare (Haemotopus ostralegus)

Questo uccello, assieme a poche altre specie fa parte della famiglia degli Ematopodidi, è così chiamata per via delle zampe di color rosso sangue.  

 

La beccaccia di mare è abbastanza diffusa in Europa e in alcune zone del Settentrione, non è raro osservarla in comunità abbastanza numerose. Le sue dimensioni sono come quelle di un gabbiano, la colorazione è invece nera nella parte superiore e sulle ali, candida su petto ventre e coda.

 

 Il forte becco è di un bel colore rosso corallo, l’iride è rossa ed è presente un anello perioftalmico dello stesso colore. Uccello dal volo rapido e regolare, è capace di nuotare agevolmente. A terra appare un’ottima camminatrice. Il periodo di riproduzione delle Beccacce di mare coincide con Aprile/Maggio; entrambi i genitori partecipano alla costruzione del nido che viene costruito in buche o depressioni del suolo.

 

La femmina depone 2-3 uova covate da entrambi i partners per circa 30 giorni. I piccoli s' involano dopo circa altri 30 giorni. Come dice il suo nome scientifico, l’alimentazione della  Beccaccia di Mare, è costituita in gran parte da molluschi che essa apre con colpi del poderoso becco facendo leva fra le valve.

 

Apprezzati comunque, anche i vermi e gli artropodi che incontra sul suo cammino.

 

Caratteristiche:

 

La beccaccia di mare, ha una lunghezza che oscilla attorno ai 40 centimetri, un peso di circa 500 grammi ed un’apertura alare di 50/60 centimetri. Il becco è lungo in totale circa 8/10 centimetri e la coda 10. Animale molto sociale, essa ama vivere in colonie abbastanza numerose tranne che nel periodo della riproduzione; in ogni caso gli uccelli nidificano abbastanza vicini fra loro. In Italia, esistono presenze significative nel delta del Po.

 

Poco significative od occasionali le presenze in Puglia ed in Sicilia.

 

Luoghi di maggior presenza:

Parco del Delta del Po

 

 

 

Caradridi:
 (nella foto: Pavoncella)

 

 

Pavoncella (Vanellus vanellus)

 

Lunghezza 30 centimetri circa, 250/300 grammi di peso; si riconosce immediatamente per via del caratteristico ciuffetto che nel maschio, può raggiungere i 3-4 centimetri. La Pavoncella, è il limicolo delle pianure, dei campi aperti ed arati, purché allagati.

 

La livrea dell’animale ha una bellezza particolare; il dorso, la fronte e la parte alta del petto sono nere con bagliori bluastri, nuca, collo e testa sono bianche; ali con remiganti nere e bianche che in volo appaiono arrotondate e tozze, coda e sottocoda castano, schiena con riflessi verdastri. La Pavoncella si ciba di molluschi, larve, insetti, germogli e sementi.

 

La specie è presente in Asia, Cina, ed Africa, Olanda; si riproduce in Europa centro-orientale con luoghi di svernamento in Africa. Di ripasso a Febbraio, è possibile vedere stormi consistenti di questi uccelli. Quando le coppie si formano, i maschi scelgono il luogo di nidificazione e scavano una buca che viene successivamente con paglia ed erba e piume del petto. A questo punto la femmina depone dalle tre alle cinque uova giallastre con macchie marroni che cova per 28/30 giorni fino alla schiusa. I pulcini, già dalle prime ore di vita sono quasi autosufficienti, ma continuano per parecchie settimane ad essere seguiti dai genitori che li proteggono dai predatori e dal gelo notturno. Dopo circa 40 giorni sono già in grado di volare.

Il passo inizia ad ottobre.

La Pavoncella ha volo simile alla farfalla, il che le rende assieme alla forma delle ali ed alla livrea inconfondibile. Volatore instancabile, può raggiungere la considerevole velocità di 60 chilometri orari e coprire distanze di oltre 3000 chilometri, come è stato osservato dai dati degli inanellamenti su esemplari controllati dalle Associazioni preposte. Considerevoli branchi sono stati osservati in pianura Padana ed in Sicilia soprattutto nei terreni arati di fresco, dove può facilmente reperire vermi nel terreno smosso. Non è difficile scorgerla nelle mattine fredde, quando la terra semigelata comincia a scaldarsi ai tiepidi raggi del sole.

Caratteristiche:

Lunghezza: 30 cm
Peso:          200 grammi
Ap. alare:    71 cm
Becco:        25 mm
Tarso:         46 mm
Coda:         90 mm

Specie cacciabile molto ricercata, la Pavoncella viene insidiata con l’utilizzo di stampi, zimbelli impagliati e richiami vivi tenuti legati con paletti fissati al terreno e con piccole imbracature simili a pettorine.

Luoghi di maggior presenza:

Pianura Padana, Sicilia.

Al genere Vanellus appartengono anche le specie:

Vanellus spinosus, Vanellus malabaricus, Vanellus tectus, Vanellus albiceps, Vanellus lugubris, Vanellus malanopterus, Vanellus coronatus, Vanellus senegallus, Vanellus cinereus, Vanellus indicus, Vanellus tricolor, Vanellus miles, Vanellus gregarius, Vanellus leucurus, Vanellus cayanus, Vanellus chilensis, Vanellus resplendens.

(nella foto: Pavoncella spinosa( Vanellus spinosus))
(nella foto: Pavoncella del Senegal (Vanellus senegallus)
(nella foto: Pavoncella testa nera (Vanellus tectus)

 

 

 

 (nella foto: Corriere grosso)

 

 

Corriere grosso (Charadrius hiaticula)

Di facile avvistamento nei mesi primaverili sui banchi di sabbia presso le foci dei fiumi che s’incrociano col mare o nelle lagune salmastre, questo uccello di piccole dimensioni con il suo corpo rotondo e la testa sferica corre incessantemente alla ricerca di cibo. Il dorso è bruno, le zampe ed il becco arancio (a differenza di molti altri limicoli) sono molto brevi.

Il Corriere grosso, presenta un petto candido striato da una appariscente banda nera, così come sulla testa; in volo ha barra alare bianca ed ali appuntite Le sue dimensioni non superano i 20 centimetri di lunghezza ed un peso (nel maschio) di 80 grammi circa.

Specie di doppio passo in Italia, sverna in Africa.

La femmina, costruisce un nido spesso ricavato in una buca sabbiosa o ghiaiosa usando come materiale di rivestimento materiali vegetali e pietrisco; vi depone 4 uova grigiastre covate da entrambi. La schiusa avverrà dopo 25/30 giorni, ed i piccoli Corrieri, saranno autonomi dopo circa 22/24 giorni. La dieta è costituita da invertebrati, crostacei, insetti e vermi di sabbia.

Spesso compiono una seconda covata nella stessa stagione.

Caratteristiche:

Lunghezza: 18/20 cm

Peso:           60/80 g.

Ap. alare:    40/45 cm

Becco:        15/20 mm

Tarso:         25 mm 

Coda:          60 mm

Luogo di maggior presenza:

Oasi della laguna di Orbetello, foce del fiume Simeto

 

 

 

 

 (nella foto: Corriere piccolo)

 

Corriere piccolo (Charadrius dubius )

Questo piccolo Caradride , frequenta le rive fluviali ghiaiose e fangose e le rive di laghi, paludi ed acquitrini dai corsi bassi; più raramente lo si può osservare nell’entroterra. Si differisce dal Corriere grosso oltre che per le dimensioni, dall’anello perioculare giallo intenso e dalle zampe color carnicino. La migrazione avviene generalmente  in marzo-aprile e il ripasso in agosto-settembre; sverna in Africa ed in piccola parte nelle regioni meridionali italiane.

La nidificazione avviene tra fine Aprile e Luglio, la coppia scava in mezzo alla sabbia e nel periodo della cova, anche questo uccello “simula” ferite gravi per allontanare il potenziale nemico dal nido. Le femmine depongono 3-4 uova dalla colorazione variabile che sono covate per 24 giorni circa. I piccoli sono pienamente indipendenti a 30 giorni circa.

Il Corriere piccolo, ama occupare come proprio habitat quello ghiaioso prospiciente gli ambienti fluviali. Può utilizzare anche ambienti artificiali come cave ghiaiose abbandonate o vasche di decantazione in disuso, purché privi di vegetazione fitta. L’accoppiamento è anche in questa specie preceduto da parate nuziali con forti richiami vocali. Questo uccello cattura insetti, vermi e ragni nelle acque basse o nel fango, inseguendoli freneticamente lungo le rive. Solo occasionalmente si nutre di semi di alcune piante palustri.

Distribuzione: In Italia è frequente fra marzo e aprile quando vi giunge dopo aver attraversato il Sahara, proveniente dai quartieri di svernamento del Sudafrica.

 

Luogo di maggior presenza:

Sponde del fiume Po.

 

Al genere Charadrius appartengono anche le specie:

 

Charadrius semipalmatus, Charadrius placidus, Charadrius wilsonia, Charadrius vociferus, Charadrius melodus, Charadrius pecuarius, Charadrius tricollaris, Charadrius marginatus, Charadrius alexandrinus, Charadrius ruficapillus, Charadrius peronii, Charadrius collaris, Charadrius alticola, Charadrius falklandicus, Charadrius bicinctus, Charadrius mongolus.

 

 

 

Al numeroso Ordine dei Caradridi appartengono moltissime specie di limicoli che come detto, pur mantenendo caratteristiche somatiche pressoché simili (becchi più o meno lunghi e sottili, zampe atte a camminare in ambienti umidi, piumaggio uniforme e mimetico), sono abbastanza dissimili fra di loro. Le più significative sono le seguenti:

Fratino (Charadrius alexandrinus) molto simile al Corriere piccolo; Il raro Piviere dorato (Pluvialis apricaria), i Chiurli (Numenius arquata) dal lungo becco ricurvo rivolto verso il basso, il rarissimo Chiurlottello ( Numenius tenuirostris), le Pittime (Limosa limosa), tutte le specie appartenenti al genere Tringa :Totano moro, Piro-piro, Albastrello, Pettegola; la Pantana, i Piovanelli, i Gambecchi.

Osservando le foto che seguono, possiamo avere un’idea di quanto sopra evidenziato.

 (nella foto: Fratino (Charadrius alexandrinus))
 (nella foto: Pittima reale (Limosa limosa)
 (nella foto: Pittima minore (Limosa lapponica)
 (nella foto: Chiurlo (Numenius arquata)
 (nella foto: Chiurlo piccolo (Numenius phaeopus)
 (nella foto: Pettegola (Tringa totanus)
 (nella foto: Pantana (Tringa nebularia)
 (nella foto: Totano moro (Tringa erytrophus)
 (nella foto: Piovanello maggiore (Calidris canutus)
 (nella foto: Piovanello violetto (Calidris maritima)
(nella foto: Pivieressa (Pluvialis squatarola)

Tra i più tipici e conosciuti Scolopacidi, oltre a quelli dei vari generi sopra menzionati, possiamo di sicuro annoverare il Beccaccino (Capella gallinago L.) Il nome “Capella” (dal Latino capretta n.d.a.), le venne assegnato, per via del caratteristico “belato” che essa emette in volo nel periodo del corteggiamento. Velocissima, ha nel volo un andamento a zig-zag molto caratteristico. Il beccaccino (altresì denominato scientificamente come Gallinago gallinago), da tempo immemorabile insieme con un altro ben noto Scolopacide con abitudini più “terrestri” o per meglio dire “boschive”la Beccaccia (Scolopax rusticola), è oggetto di attenzioni da parte del mondo venatorio. La tipicità di quest'uccello legata all’ambiente in cui vive, la difficoltà di abbattimento legata al suo volo rapido e scostante, ne fanno una delle prede più ambite; oggi però esso necessita di un piano immediato di tutela per la drastica riduzione delle popolazioni svernanti, dovute al solito e drammatico problema della riduzione dei luoghi d’elezione di questo animale.

Caratteristiche del Beccaccino:

Lunghezza:   25/30 cm
Peso:          180/250 grammi
Ap. alare:      48/50  cm
Becco:          60/66  mm
Tarso:             40     mm
Coda:             55     mm

Il beccaccino ama i luoghi umidi e fangosi come le rive dei fiumi e delle paludi; si può osservare comunque anche nei prati allagati o arati di fresco, ove scava col lungo becco alla ricerca di anellidi ed insetti di cui si nutre. Ha piumaggio molto mimetico e nessun dimorfismo tra i due sessi. Tra Maggio ed Agosto inizia il periodo di corteggiamento durante il quale i beccaccini danno sfoggio di sé in mirabolanti parate nuziali dai voli velocissimi. La femmina spesso può accoppiarsi ripetutamente con diversi maschi, ma alla fine ne sceglierà uno col quale costruirà il nido e si occuperà della prole. Le femmine di Beccaccino, scavano una buca nel fango e la rivestono molto spartanamente con materiali e detriti vari; vi depone quindi 3-4 uova verdastre con macchie marrone scuro che coverà per circa 20/25 giorni.

I pulcini sono accuditi da entrambi i genitori che saranno occupati a procurare il cibo scavando nel fango col lunghissimo becco.

(nella foto Beccaccino (Capella gallinago)

Al Genere Gallinago appartengono anche le specie:

Gallinago media(Croccolone) Gallinago delicata, Gallinago solitaria (Beccaccino solitario) Gallinago nemoricola,(Beccaccino dei boschi) Gallinago stenura, (Beccaccino strenuo)Gallinago megala,(Beccaccino di Swinhoe) Gallinago solitaria,(Beccaccino solitario) Gallinago hardwichii (Beccaccino Giapponese).

 

(Nella foto: Falaropo beccosottile (Phalaropus lobatus)

Nell’ambito della Famiglia degli Scolopacidi, merita sicuramente nota la sottofamiglia dei Falaropodini (Phalaropodinae); sono essi limicoli di contenute dimensioni molto minuti, delle dimensioni di un Piovanello. A questo Genere (Phalaropus) appartengono dunque tre specie ed esattamente:

 

Phalaropus fulicarius, (Falaropo beccolargo) il più comune dei tre; il Phalaropus lobatus (Falaropo beccosottile) ed infine il Falaropo di Wilson (Phalaropus tricolor).

I Falaropi (pron. Falàropo), sono uccelli che al pedinamento preferiscono di gran lunga il nuoto; spesso sono soliti svernare in mare aperto avvicinandosi lungo la costa col mutare della temperatura. I Falaropi sono grandi migratori, e possiedono (essendosi adattati alla vita marina) una glandola che funziona da “dissalatore” permettendo loro di ingerire acqua salata per lunghi periodi senza danni.

Le loro zampe non sono palmate come quelle degli Anatidi, ma le loro dita presentano delle parti sporgenti che gli permettono di nuotare agevolmente. Il loro fitto piumaggio inoltre, consente a questi uccelli di trattenere l’aria all’interno ed essere riparati adeguatamente dalle fredde degli Oceani e trattenere al contempo l’aria che li fa galleggiare perfettamente. Altra caratteristica è quella in cui le femmine di queste specie sono più grosse dei maschi ed hanno una livrea più colorata nel periodo della mutazione estiva. Infatti sono i maschi ad occuparsi della prole e di conseguenza devono essere meno visibili.

Poco si conosce di questi uccelli, delle loro abitudini specifiche ed è molto difficile l’avvistamento nei bei colori delle livree degli adulti durante l’avvicendarsi ai nostri luoghi in autunno; restano pur sempre degli uccelli di una bellezza ed una singolarità estreme.

Dimensioni e differenze: Brevi cenni.

Falaropo beccosottile:          Falaropo beccolargo:     Falaropo di Wilson:

Lunghezza:    180/190 mm.  ***       200/210    *********      220/260

ap. alare:        110/120 mm.  ***       120/135    *********      140/145

tarso:                 20/22 mm.   ***       25/30        *********      35/40

becco:                20/24 mm.   ***       28/32        *********      34/40

coda:               45/55   mm.   ***       50/60        *********      60/62 

peso:                35/50  gr.      ***       60/85        *********      100/120

 

Come possiamo riscontrare dalle dimensioni (approssimative) delle tre specie di Falaropi, sopra riportate, si evince con chiarezza che la specie Americana (Wilson) è la maggiore nelle dimensioni; ma mentre le prime due specie, hanno distribuzione corologica Paleartico-Occidentale, l’ultima è stata individuata limitatamente alla distribuzione Neartica e puramente occasionale in zona Paleartica.    

 

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Burinidi:
 (nella foto: Occhione comune (Buhrinus oedicnemus)

A questa famiglia appartengono degli uccelli dal manto mimetico e dalle abitudini prevalentemente terricole; la sua livrea al pari di altre specie, lo mimetizza perfettamente sui terreni ove si reca a pasturare. Contrariamente alle altre specie finora esaminate questi uccelli hanno becco non molto lungo e robusto, essi sono attivi di notte e si nutrono d'insetti, chiocciole e vermi che trovano nel terreno.

L’Occhione comune (Buhrinus oedicnemus), ha colorazione brunastra tendente al color mattone, ali scure con remiganti primarie nerastre e parte inferiore del ventre più chiara. L’iride è gialla (essendo un animale prevalentemente notturno), così come il becco che presenta la parte terminale molto scura. Non esiste dimorfismo sessuale evidente, dimensioni a parte. Un maschio adulto può raggiungere le dimensioni di 50 centimetri ed un peso di 250/300 grammi con un’apertura alare di circa 100 centimetri. Dopo il corteggiamento primaverile, durante il quale il maschio emette acute strida ed  evoluzioni acrobatiche, avviene l’accoppiamento e la femmina depone nel nido ben mimetizzato sul terreno argilloso, 2 uova di colore chiazzato; in realtà però la colorazione delle uova può essere variabile.

Dopo una cova di circa 25/28 giorni nascono i pullus che sono nutriti dai genitori;  anche se sono già in grado di allontanarsi dal nido in ricognizione. Saranno adulti a circa due mesi di vita.

L’Occhione, è presente in Europa, Asia e Sudafrica.

Se esiste una specie sul nostro territorio Nazionale, che ha risentito maggiormente dei cambiamenti dell’ambiente a causa delle coltivazioni è sicuramente l’Occhione. Specie rarissima e minacciata d’estinzione a livello Europeo, quest'uccello come detto, predilige le zone aride ed aperte dalla pochissima vegetazione, le aree costiere sabbiose o pietrose, il greto dei fiumi. Specie oggi protetta, fino agli anni ’80 era oggetto di caccia spietata. Tutti questi fattori, contribuirono a far calare vertiginosamente le popolazioni nell’ultimo secolo e conseguentemente purtroppo, la scomparsa da molti dei suoi areali di diffusione.

La specie migra generalmente attraverso il Mediterraneo e giunge da noi in Marzo per ripartire in Novembre. Da studi effettuati in alcune aree protette, si è potuto osservare che il disturbo a questi uccelli durante il periodo di nidificazione e covata, è data dal vagabondare sull’alveo dei fiumi ove nidifica.

Poiché questo animale essendo timoroso, si allontana immediatamente dal nido, è evidente il fatto che ciò espone l’Occhione al pericolo dell’abbandono delle uova o peggio ancora, espone i piccoli alla predazione in quanto essi si acquattano sul terreno perfettamente immobili. Inoltre, anche l’innalzamento del livello dell’acqua è causa di perdita della covata relegando questo elegante trampoliere alla dipendenza totale da questi fattori per la buona riuscita della discendenza della specie.

(nella foto: Buhrinus senegalensis)

Al genere Buhrinus appartengono anche le specie:

Buhrinus vermiculatus, Buhrinus senegalensis, Buhrinus capensis, Buhrinus bistriatus, Buhrinus superciliaris, Buhrinus grallarius, Buhrinus magnirostris, Buhrinus recurvirostris.

Rallidi:
 (nella foto: Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)

La Gallinella d’acqua, è sicuramente il più conosciuto dei Rallidi.

E’ estremamente facile vedere questo piccolo trampoliere dal color nero ardesia nei paraggi di canneti e fossi; ovunque vi sia un corso d’acqua piccolo o grande essa è presente. Cerca il cibo tuffando il breve collo nell’acqua; a volte ricerca il cibo sulla terraferma.

I sessi sono simili, il maschio durante il corteggiamento apre la coda a ventaglio mostrando così una coroncina bianca costituita dai margini delle piume. Specie molto socievole, le Gallinelle, possono radunarsi in piccoli branchi che difendono il territorio dagli intrusi e dai predatori. Gli adulti presentano superiormente colorazione olivastra scura con collo e capo neri le parti inferiori sono grigie con specchio alare bianco. Il becco è rosso intenso con distale inferiore giallo, presenta una caratteristica placca frontale rossa. Le zampe sono verdi scuro con una “giarrettiera” rossa.

La Gallinella se spaventata emette un suono caratteristico, molto rauco, gracchiante. Tipica è l’andatura, accompagnata da movimenti ritmici del capo. Corre con le lunghissime dita sulle foglie galleggianti e sull’acqua prima di alzarsi in volo. Dopo la parata nuziale e l'accoppiamento, la femmina depone 5-6 uova covate da entrambi i partners per 20/25 giorni. Caratteristico è il nido, a forma di cupola ed ancorato alle foglie. Sono indipendenti dopo circa 5 settimane, il che può indurre la coppia ad effettuare una seconda covata. Questo piccolo Gruiforme è sicuramente l’uccello Europeo più prolifico; la femmina può deporre nell’arco della stagione anche 35/40 uova. Le Gallinelle possono a volte deporre le proprie uova nei nidi già esistenti d'altre coppie, e questo fa si che a volte in un unico nido sono state trovate anche 15 o più uova (parassitismo intraspecifico). La femmina è più grossa del maschio e può raggiungere il peso di 450 grammi.

L’alimentazione è costituita da foglie di piante acquatiche, piccoli pesci, ragni, lumache, bacche selvatiche, frutti. In volo la Gallinella è lenta e tiene le gambe distese, ma s’invola molto raramente e solo in caso di pericolo al quale preferisce sfuggire protestando, nascondendosi tra i canneti e le piante palustri ove vive.

 

Distribuzione:

E’ presente nell’Europa Centro-occidentale, In Africa, Asia, America. Stazionaria e nidificante nella Penisola e nelle Isole maggiori ove è specie svernante. Specie rustica, non richiede esigenze particolari e come detto, si adatta a vivere anche in superfici d’acqua modeste, purché vi sia vegetazione palustre ove possa rifugiarsi.

Al genere Gallinula appartengono anche le specie:

Gallinula melanops, Gallinula angulata, Gallinula ventralis, Gallinula mortierii.

 

 

(nella foto: Folaga (Fulica atra)

La Folaga:

La Folaga, per certi versi ricorda la Gallinella d’acqua se non fosse per le maggiori dimensioni ed i colori delle zampe e del becco più smorti. Il suo piumaggio è nero antracite con riflessi bluastri ed ha le dimensioni di una moretta. Come la Gallinella presenta placca frontale di colore bianco uniforme come il resto del becco. L’iride di questo Rallide è di un bel rosso rubino che spicca sul nero piumaggio. Non esiste dimorfismo sessuale evidente.

Le zampe verdi, presentano sulle lunghe dita dei lobi tondeggianti caratteristici di questa specie che la rendono atta a camminare sulla vegetazione e nuotare magistralmente. La Folaga a volte se spaventata, può immergersi e rimanere in apnea per lungo tempo remigando con le ali come se fossero pinne.

Alimentazione:

La sua alimentazione è costituita prevalentemente dai vegetali acquatici e dai loro germogli; tuttavia non disdegna insetti, larve, molluschi e piccoli crostacei.

La Folaga depone dalle 5 alle 14 uova covate da entrambi i genitori per un periodo di 20/25 giorni; alla schiusa i piccoli coperti da lanugine nerastra esplorano i dintorni del nido e dopo alcuni giorni sono già in grado di seguire i genitori in acqua. Difatti non è raro vedere questi animali in folti branchi seguiti da nidiate numerose al seguito; spesso esse condividono il territorio con gli Anatidi. Come le altre specie consimili, la Folaga s’invola dopo aver preso la rincorsa correndo sull’acqua ed il suo volo non è rapido ma piuttosto lento. Preferisce in ogni caso nascondersi nel folto del canneto, starnazzando rumorosamente.

 

Caratteristiche:

Lunghezza:        35/40 cm
Peso:                400/900 gr.
Ap. alare:          70/80 cm
Becco:              30/38 mm
Tarso:               57/67 mm
Coda:               50/60 mm

La fase di corteggiamento nella Folaga inizia tra Marzo ed Aprile, la covata è effettuata per circa 30 giorni. Occorreranno altri 30 giorni per la totale indipendenza entro la quale può avvenire una seconda covata ed anche una terza in alcuni casi. L’areale di distribuzione di questo Rallide è l’Europa, Asia, Nord Africa, Australia, Nuova Guinea e Nuova Zelanda. In Italia è sedentaria e migratrice. Nidifica sul terreno o sull'acqua tra la vegetazione. Il nido è costituito da una rudimentale costruzione di rami secchi e foglie; spesso galleggiante viene ancorato alle piante per contrastare l’innalzamento del livello dell’acqua.

Al genere Fulica appartengono anche le specie:

Fulica americana, Fulica cristata, Fulica leucoptera, Fulica ardesiaca, Fulica rubifrons, Fulica armillata, Fulica gigantea.

(Nella foto: Fulica cristata)

 

(nella foto: Porciglione (Rallus acquaticus)

 

Porciglione

Schivo e riservato, è difficilissimo poterlo osservare nel suo habitat se non di sfuggita ed in maniera del tutto occasionale, questo Rallide essendo molto rumoroso, può comunque far rilevare la sue presenza. Il nome deriva dal verso caratteristico che l’animale emette; una specie di stridulo grugnito che lo fa assomigliare appunto ad un maiale. In Italia il Porciglione è pressoché stanziale. Anche questo uccello ha pesantemente risentito della riduzione drastica del suo ambiente a causa delle bonifiche; in tempi odierni sebbene ampiamente protetto, risente molto del disturbo causato dalla mancanza di protezione delle aree non rientranti nei progetti di tutela. Poiché come altri Rallidi esso si accontenta di poca acqua con vegetazione, è logico capire come ciò possa influire negativamente sul suo status. Nel periodo invernale, è possibile avvistarlo mentre razzola sul terreno spinto dalla fame spesso insieme ad altri esemplari; si ciba di piante acquatiche, larve, insetti, anellidi, molluschi e perfino piccoli passeracei. Il Porciglione è un animale molto abitudinario e ripercorre sempre lo stesso tragitto per alimentarsi.

Molto timido per indole, esso diviene elusivo ed oltremodo schivo durante il periodo dell’accoppiamento. Anche questo uccello può effettuare più covate nella stessa stagione che inizia in Aprile per culminare in Luglio/Agosto. La femmina depone dalle 5 alle 8 uova covate da entrambi. I pullus invece saranno accuditi solo dalla madre e saranno autonomi quasi da subito. Completamente impiumati a due mesi d’età la loro livrea è assai simile a quella degli adulti, anche se i colori appaiono più sbiaditi. Non esiste nemmeno in questa specie uno spiccato dimorfismo.

Il Porciglione s’invola molto di rado se non durante le migrazioni. Molto più di raro è vederlo nuotare sulla superficie dell’acq