 |
"Come
il falcon, ch'è stato assai sull'ali ché senza veder logoro od uccello
fa dire al falconiere:
Oimé
tu cali, discend’ basso, onde si mosse snello per cento ruote e
da lungi si pone del suo maestro disdegnoso e fello"..
(Dante Alighieri - Inferno, XVII, 127-132)
|
|
-
1 -
Con
queste parole Dante nella sua opera, decanta per similitudine, la
magnificenza (lo farà più volte) dell’arte della Falconeria
che nei secoli colpì l’uomo e la sua fantasia.
Questi
magnifici uccelli, sin dal Medioevo, furono utilizzati per la caccia;
in Egitto, nella Cina e perfino in Europa.
|
 |
 |
Molti
furono i personaggi famosi che ad essa si dedicarono, e di tutte
le estrazioni sociali. Papi, cardinali, imperatori e nobili, furono
abili falconieri; furono promulgate leggi ed editti che regolavano
la caccia col falco. Fu grazie a Federico II di Svevia che
la caccia con i rapaci divenne materia di studio più approfondito
e scientifico.
Grazie
a lui ed al suo trattato "De arte venandi cum avibus"
(che ancora oggi, rapportato a qui tempi, costituisce una vera e
propria guida ornitologica sui rapaci), la conoscenza di
questi fieri e maestosi uccelli divenne una realtà.
Di
fatto nel suo trattato, il gran sovrano ( “stupor Mundi”), solo
dopo aver attentamente descritto le abitudini e le capacità dei
rapaci, espone le tecniche di addestramento.
|
|
-
2 -
Riflessioni:
In un contesto Ornitologico variegato come quello di cui ci occupiamo,
sia come allevatori, addetti ai lavori o semplici appassionati,
non si può e non si deve ignorare l’importanza che alcuni animali
occupano nella catena alimentare naturale.
Difatti, in un mondo sempre più all’apparenza “insensibile” alle
questioni afferenti le politiche naturalistiche ed ornitologiche,
occorre ribadire con forza determinati concetti che ad un primo
superficiale esame, possono apparire sicuramente avulsi dal concetto
di “allevatore” o di “allevamento”, ma in un’ottica a più ampio
respiro, è palese la stretta e marcata correlazione tra le diverse
realtà.
La
conoscenza di tutto ciò che è Natura nei suoi cicli, può dare sicuramente
una maggiore completezza ed arricchimento in termini successivi
di traduzione pratica; in parole povere quel “tocco in più” che
innesca l’interesse e la conoscenza non finalizzata al solo allevamento.
Alla
luce di ciò, ed entrando nel merito, possiamo tranquillamente affermare
che i Rapaci (come tutti i predatori),
all’apice della catena alimentare aviaria dei “liberi in Natura”;
sono l’anello di congiunzione, anche se purtroppo com’è noto, le
campagne di sterminio si susseguono da secoli.
La
gravità della situazione, risiede nel fatto che mentre nei tempi
passati a causa di altri fattori quali l’ignoranza, le credenze
popolari e non ultima la maggiore abbondanza di tali animali poteva
esser ricondotta all’idea comune della loro nocività, ad esempio
per l’impatto sulla fauna pregiata d’interesse venatorio (luogo
comune ancor oggi diffuso), è altrettanto vero che nei tempi odierni
è impensabile un tale atteggiamento.
Tanto
più, se si considera che questi animali cacciano (per sopravvivere)
solo gli animali più deboli o malati e che comunque le popolazioni
svernanti e nidificanti al pari di quelle stanziali, sono ormai
purtroppo così ridotte da non creare assolutamente un pericolo.
Paradossalmente, la diminuzione dei rapaci ha portato all’aumento
di quelle specie più adattabili alla vicinanza dell’uomo come i
piccoli Corvidi (cornacchie, taccole e gazze) o i roditori
(nel caso delle specie notturne come gli Strigidi).
Ci
si rende conto dunque, che solamente il monitoraggio costante d'
ogni singola specie, (anche se invero per cause di organizzazione
esso è limitato a popolazioni locali), è di estrema importanza allo
scopo ultimo di individuare tutti quei fattori limitanti o minacce
e possibili interventi di sostegno e tutela.
Ne
consegue che, tutte le conoscenze acquisite da chi si occupa di
questi uccelli, (e non solo delle Associazioni deputate a questo
scopo ma anche dagli appassionati e dai simpatizzanti), possono
però essere soprattutto, un prezioso contributo alle Amministrazioni
preposte alla gestione territoriale dei problemi legati alla loro
tutela.
-
3 -
Accipitriformi
e Falconiformi (rapaci diurni).
La
classe degli uccelli (Aves), sembrerebbe originata da quella dei
rettili.
Possiamo, infatti notare sulle zampe le squame corne
tipiche dei rettili e le penne, altro non sono che squame cheratinose
modificatesi nel corso delle ere, per esigenze di adattamento al
volo.
E’
così che si evidenziò la distinzione nei due gruppi sistemici oggi
riconosciuti. Da alcuni reperti fossili ritrovati datati circa sessanta
milioni d'anni fa, la caratteristica strutturale degli attuali Falconiformi
non è in effetti di molto diversa da quelli arcaici.
Con
il termine generico di “rapace diurno”, si intende la famiglia dei
Falconiformi che comprende Albanelle, Nibbi, Falchi,
Aquile, Poiane ed avvoltoi.
Alla
grande famiglia dei falconiformi, appartengono cinque ordini:
Falconidi:
Rapaci
di dimensioni medie e piccole dalle forme snelle e lunghe ali appuntite,
che uccidono la preda dilaniandola con gli artigli ed il forte becco;
le femmine sono generalmente più grosse dei maschi.
Accipitridi:
Uccelli
di dimensioni medio/grandi dalle ali larghe e tozze; generalmente
manca il dimorfismo sessuale visibile (salvo pochi casi), ad eccezione
delle maggiori dimensioni della femmina.
Pandionidi:
Unica
specie il falco pescatore; presenta colorazione bianca inferiormente
e scura nella parte superiore; cresta e zampe con scaglie cornee
atte a trattenere i pesci di cui si nutre.
Cathartidi:
Appartengono
a questa specie diversi Vulturidi (Avvoltoi), come il Cathartes
aura, Cathartes burrovianus e il Cathartes melambrotus. La tipicità
degli avvoltoi è quella ( come in quasi tutti questi rapaci) è quella
di avere in capo nudo, per consentire all’animale di entrare nella
cavità toracica delle carogne di cui si nutre. Molto goffi a terra,
donano in volo un esempio di maestosità e solennità incommensurabili.
Sagittaridi:
I
Serpentari o “Segretari” sono così chiamati, per le lunghe penne
sul capo che ricordano appunto degli scrivani d’altri tempi. Si
nutrono prevalentemente di rettili che catturano con le - 4 - lunghe
zampe munite di grosse scaglie cornee che li proteggono dai morsi.
Sono uccelli molto eleganti e di consistenti dimensioni.
Caratteristiche
dei Rapaci.
Testa
affusolata ed aerodinamica, becco ricurvo con mascella sporgente,
massiccio e dai bordi taglienti, vista acutissima (campo visivo
a 250°), apparato oculare ben saldato nelle orbite, membrana di
protezione indipendente (nittitante), utilizzata durante il volo
o l’attacco alla preda, zampe forti e robuste dotate di artigli
affilati e possenti, atti ad uccidere e trattenere la preda. In
una parola delle vere e proprie “macchine di morte”.
|
|
La definizione può apparire forte, ma se facciamo
un raffronto con altre specie carnivore non appartenenti all’Ordine
dei Falconiformi come ad esempio un Lanide, il Lanius excubitor,
che pur essendo molto piccola di dimensioni (attorno ai 18-20 cm.),
si ciba anche di Passeriformi più grossi di lei con notevoli difficoltà
d' abbattimento della preda che insegue e tramortisce a beccate
con evidente sofferenza della vittima medesima, vedremo che in definitiva,
nel caso dei Rapaci, la morte avviene quasi immediatamente; spesso
anche in volo.
(nella foto: Lanius excubitor)
|
 |
 |
E’
il caso ad esempio del falco pellegrino (Falco peregrinus). Tipico
uccello di “stoccata”, com'è definita la sua tecnica di caccia dagli
appassionati di falconeria, il pellegrino una volta avvistata la
preda, si lancia in caduta libera ad ali semichiuse raggiungendo
punte di oltre duecento chilometri orari, mentre emette il caratteristico
verso stridente. Raggiunta la preda, la artiglia con forza (usando
l’artiglio posteriore) e la uccide in seguito ripiombandole addosso
col proprio peso .
nella
foto: Smeriglio con preda (Falco columbarius)
|
Vediamo
nello specifico alcuni dei più rappresentativi:
|
Falco
pellegrino (Falco peregrinus)
Rapace dalle
ali lunghe ed affusolate, il pellegrino è un acrobata dell’aria.
Dotato di colorazione bruno/bluastra sul dorso più scura sulle ali,
ha occhi molto grandi e rotondi con - 5 - anello perioftalmico giallo
così come la cera nasale; la testa appare arrotondata e quasi nera,
con sottogola biancastro.
Caratteristici
i neri “mustacchi” che partendo dalla parte inferiore dell’occhio,
arrivano fin sotto le guance.
Come in molti
rapaci la femmina è di dimensioni maggiori rispetto al maschio.
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
40 cm |
Lungh.:
50 cm |
| Peso: 550
g |
Peso: 1000
g |
| Ap. alare:
70 cm |
Ap. alare:
50cm |
| Becco:
22 mm |
Becco:
24 mm |
| Coda:
13/15 cm |
Coda:
16/18 cm |
Il suo habitat,
è preferibilmente costituito da pareti o dirupi a strapiombo, ma
a volte nidifica anche sugli alberi.
Di recente,
ha eletto a proprio domicilio anche le grandi metropoli del Nord,
e non è raro, vederlo volteggiare fra le guglie del Duomo di Milano
ove si nutre di nidiacei di piccione.
La stagione
degli amori coincide con la Primavera, e dopo un elaborato rituale
di corteggiamento in cui spesso porge doni alla femmina composti
da piccole prede o pezzi di carne, si accoppia. La prole è allevata
tra maggio e giugno da entrambi i genitori .
Il falco pellegrino,
si nutre prevalentemente di uccelli (pispola, ghiandaia, colombaccio,
piccioni selvatici) all’occorrenza non disdegna piccoli mammiferi
terrestri come topi, arvicole, pipistrelli, insetti, roditori, rettili.
L’involo dei giovani esemplari, avviene a 35/42 giorni. In questo
periodo, devono imparare dai genitori le tecniche di caccia tipiche
della specie; essi saranno indipendenti dopo circa 10/12 settimane
e si riprodurranno dopo 2/3 anni. L' allontanamento dal nido dei
piccoli avviene in maniera repentina da parte dei genitori che li
scacciano letteralmente dal proprio territorio perché al momento
della muta dalla forma juvenilis, i giovani esemplari non sono più
riconosciuti dai genitori, e sono scacciati dal nido senza pietà.
Potrebbe apparire come una crudeltà della Natura, ma è un gesto
molto importante per la sopravvivenza della specie, in quanto i
rapaci dovrebbero dividere il territorio e le prede in esso presenti
spesso non molto numerose; tutto ciò andrebbe a discapito dei nuovi
nati e conseguentemente sulla consistenza demografica dei soggetti
residenti.
Distribuzione:
Specie cosmopolita.
In Europa,
dal Mediterraneo alla Lapponia. In Italia manca nelle pianure. Migratrici
le popolazioni nordiche ed orientali, sverna nell'area atlantica
- mediterranea ed in centro- Europa.
La migrazione
autunnale avviene in settembre-ottobre; quella primaverile, in marzo
aprile.
Popolazione:
Paleartico occidentale;
in decremento, causa avvelenamento e bracconaggio. Attualmente in
recupero, dopo la riduzione od il divieto dell'uso dei pesticidi
e dove viene effettivamente protetto. In Italia è stimata una popolazione
nidificante di circa 450 coppie.
Habitat:
Ambienti aperti
con emergenze rocciose; falesie. Fino ai 1500 m. nel centro - Europa;
oltre i 300 m. nel Caucaso
|
 |
|

Nella foto:
Poiana comune (Buteo buteo)

Nella foto:
Butastur rufipennis

Nella foto:
Buteo albicaudatus

Nella foto:
Falco rufigularis

Nella foto:
Poiana di Harris (Parabuteo unicinctus)

Nella
foto: Buteo lineatus
|
Poiana
(Buteo buteo)
Questo accipitride,
è un rapace molto grosso, con dimensioni che nella femmina possono
raggiungere i 70/80 cm. di lunghezza e un’ampia apertura alare (130/140
cm).
Animale maestoso
e dal volo solenne, in cui i due sessi sono pressoché simili con
le femmine leggermente più grandi del maschio, come già detto, caratteristica
comune in molti rapaci. La colorazione è molto varia, la parte superiore
è marrone a volte molto scura, le parti inferiori sono colore crema
chiaro o nocciola con screziature e striature marroni molto marcate,
le zampe sono di color giallo e in alcune specie come la Poiana
calzata, le penne ricoprono i tarsi.
Rapace molto
versatile e rustico, effettua delle parate nuziali a volte spettacolari
ove si susseguono velocissime picchiate e ampie ascese in volo planato
sfruttando le correnti ascensionali grazie alle ali corte e robuste.
L’accoppiamento
e la relativa costruzione del nido avvengono generalmente in marzo/aprile
e le uova fecondate, sono covate dalla femmina fino a giugno.
A Volte una
seconda covata, può essere effettuata entro agosto. Come quasi tutti
i rapaci la Poiana si ciba di orittolaghi (coniglio selvatico e
lepre), grandi uccelli e roditori.
Tuttavia, qualora
le condizioni di necessità lo richiedano, non disdegna anfibi e
rettili.
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
50 cm |
Lungh.:
55/60 cm |
| Peso: 600
g |
Peso: 1300
g |
| Ap. alare:
130 cm |
Ap. alare:
140cm |
| Becco:
20 mm |
Becco:
23 mm |
| Coda:
18 cm |
Coda:
20/22 cm |
Habitat:
L'area di distribuzione
comprende l'Europa, parte dell'Asia e l'Africa settentrionale. In
Italia è comune e stazionaria.
Caccia:
La caccia avviene
prevalentemente all’agguato. La poiana dall’alto del suo posatoio
(un albero, un palo o un traliccio) scruta il territorio silenziosamente
e perfettamente immobile. Non appena scorta la sua preda, con un
potente battito d’ali la raggiunge ed uccide. Altre volte, soprattutto
in zone alpine dove c’è vento, riesce a librarsi immobile controvento,
dando atto a quello che è definito come lo “spirito santo”, un volo
“a fermo”, comune anche ad altri rapaci.
Alla sottofamiglia
delle Buteoninae, appartengono una ventina di specie e precisamente:
Buteo magnirostris,
Buteo lineatus,
Buteo ridgaway,
Buteo platypterus,
Buteo brachyurus,
Buteo swainsonii,
Buteo albicaudatus,
Buteo galapagoensis,
Buteo polyosoma,
Buteo poecilochorus,
Buteo albonotatus,
Buteo solitarius,
Buteo jamaicensis,
Buteo rufinus,
Buteo regalis,
Buteo lagopus,
Buteo augur,
Buteo rufofuscus
Ed inoltre le
sottofamiglie
Buteogallus,
Busarellus, Leucopternis, Kaupifalco, Parabuteo e Butastur. Buteogallus
Buteogallus anthracinus, Buteogallus subtilis, Buteogallus urubitinga,
Buteogallus aequinoctialis, Buteogallus meridionalis, Busarellus
Busarellus nigricollis Leucopternis Leucopternis plumbea, Leucopternis
schistacea, Leucopternis princeps, Leucopternis melanops, Leucopternis
semiplumbea, Leucopternis albicollis, Leucopternis occidentalis.
Kaupifalco Kaupifalco monogrammicus Parabuteo Parabuteo unicinctus
Butastur Butastur rufipennis, Butastur teesa
|
|

Nella foto:
Un bellissimo esemplare di Kaupifalco monogrammicus.
|
|
Falco
pecchiaiolo (Pernis apivorus)
Questo splendido
rapace merita inconfutabilmente una descrizione a sé. I motivi sono
prevalentemente due: Il primo è la sua triste storia d'animale perseguitato
ingiustamente a causa dell’ignoranza. La “barbara” tradizione vuole,
che abbattere un “Adorno” (così è chiamato nelle regioni meridionali
della Penisola), assicurerebbe la fedeltà coniugale.
E' così, che
il povero animale, durante la migrazione sullo stretto di Sicilia,
si è trovato da secoli centinaia di bracconieri che lo fucilavano
inesorabilmente da capanni fissi, costruiti appositamente per lo
scopo.
Per fortuna,
negli ultimi anni grazie alle forze dell’Ordine e dei volontari
delle varie Associazioni protezionistiche, che hanno messo in atto
campagne di sorveglianza e controllo, il Pecchiaiolo ha aumentato
sensibilmente la sua consistenza numerica, ed i dati confortanti
fanno ben sperare in ulteriori aumenti nei prossimi anni.
La seconda caratteristica
del falco pecchiaiolo, è la totale diversità dai suoi cugini carnivori.
Esso è infatti,
un “divoratore d’insetti”, come si evince dal suo nome Latino di
“apivorus”. Api, vespe e bombi costituiscono difatti la sua dieta
base, ma in casi abbastanza rari esso può cibarsi di rane e rettili
come lucertole, ramarri e gechi. Non è raro vederlo razzolare in
terra alla ricerca delle sue prede preferite, oppure tra gli alberi
cavi, ove insidia le api selvatiche.
L’accoppiamento
inizia tra maggio e giugno; la femmina depone due o tre uova che
cova per circa un mese. Trascorso questo periodo, i pullus sono
nutriti da entrambi i genitori e s’involano a circa 40/45 giorni.
Essi a quest’età
sono già in grado di compiere la loro prima migrazione verso le
coste d’Africa. Corpo snello e aggraziato, testa sottile e una coda
lunga gli permettono di muoversi agevolmente anche tra fitti alberi
alla ricerca di alveari e nidi di vespe. Molto ben protetto dalle
punture delle sue vittime da piume cornee sulla fronte, quest'animale,
può tranquillamente infilare la testa in un favo e uscirne indenne.
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
50 cm |
Lungh.:
55/60 cm |
| Peso: 600
g |
Peso: 1000
g |
| Ap. alare:
110 cm |
Ap. alare:
120cm |
| Becco:
20 mm |
Becco:
22/23 mm |
| |
|
Descrizione:
Spesso il falco
pecchiaiolo, è confuso con la Poiana. In effetti le dimensioni sono
pressoché identiche eccezion fatta per il capo che si presenta come
detto meno massiccio e per la colorazione del medesimo grigio/ bluastra.
Inoltre le ali sono meno larghe e tozze; anche il collo è esile
e chiaro nel piumaggio, anche se esso è molto variabile da soggetto
a soggetto (in ciò è simile alla Poiana), si distingue in ogni modo
per le evidenti macchie dei carpi e per la barratura caudale molto
scura.
Questo bellissimo
rapace, è un gran migratore che sverna in Africa tropicale dalla
quale giunge nel nostro Paese in aprile/maggio con ripasso a settembre/ottobre.
Poiché esso sceglie luoghi favorevoli di stazionamento, non è raro
osservare luoghi a concentrazione elevata di individui. Boschi cedui,
boschi misti, faggete e boschi di conifere, intercalate da radure
e zone aperte sono i suoi luoghi d’elezione; purché abbia ampia
disponibilità di imenotteri.
Nidifica sugli
alberi d’alto fusto nei boschi fitti e utilizza nidi abbandonati.
|

nella foto:
Falco pecchiaiolo
|
|

Nella foto:
Biancone
|
Biancone
(Circaëtus
gallicus)
| |
“Cum
vere rubenti, candida venit avis longis invisa colubris“ (Virgilio).
(Quando sboccia la primavera arriva l’uccello bianco odiato
dai lunghi serpenti) |
In tal modo,
Virgilio descrive nelle Georgiche, questo rapace. Il suo ritorno
dalla migrazione primaverile a dare la caccia ai serpenti di cui
esso si nutre.
Chiamato popolarmente
“aquila dei serpenti”, esso può raggiungere i due chili di peso
e quasi i due metri d' apertura alare.
Il Biancone,
trascorre l’inverno nelle aride lande a sud del Sahara e ritorna
da noi attraverso il Mediterraneo e la Sicilia raggiungendo i territori
di nidificazione che sono costituiti da tutte le aree calde della
Penisola (Maremma, Liguria occidentale, Marche, Calabria e Sicilia).
Il biancone
in caccia, scruta con i grandi occhi ogni centimetro quadrato del
terreno, e una volta avvistato un rettile scende giù, lentamente,
poi, a pochi metri dal suolo, piomba sulla preda. Non appena afferrato
dai poderosi artigli, il malcapitato serpente cerca di mordere il
rapace, ma questi si ripara con le ali e becca ripetutamente il
capo della vittima uccidendola. A quel punto il Biancone trangugia
il serpente intero, lasciando la coda che penzola fuori del becco
e con lo stomaco pieno si libra in volo per raggiungere il suo rifugio.
Se ha la nidiata che attende la preda, i pulcini tirano con forza
la coda del rettile sfilandolo dallo stomaco del genitore e lo trangugiano
con gusto.
Questo rapace
esercita una funzione di controllo importantissima sulla
popolazione dei serpenti; una famigliola di Bianconi ne può distruggere
a centinaia in pochi mesi.
Nella sua dieta
sono presenti colubridi vari; Biacchi, Cervoni e persino rettili
velenosi come le vipere.
Descrizione:
Il Biancone
è lungo 65-70 cm, con apertura alare di 185-195 cm, e non ha uno
spiccato dimorfismo sessuale.
Ha come molti
suoi consimili piumaggio variabile da individuo a individuo, ma
non è come molti di loro legato al sesso o all'età.
Le parti superiori
vanno dal marrone chiaro al marrone scuro, o al nero ardesia; mentre
le parti inferiori sono biancastre con barrature evidenti, sia sul
dorso che sulle ali. Il capo è grande, le ali sono ampie e lunghe.
La riproduzione
ha inizio verso aprile con caratteristici voli a coppia.
I Bianconi
costruiscono il nido sulla chioma degli alberi (conifere o latifoglie).
La femmina depone un unico grande uovo che è covato per circa 45
giorni. Il piccolo lascia il nido dopo circa 80 giorni dalla schiusa.
Al genere Circaëtus
appartengono anche:
Circaetus beaudouini,
Circaetus pectoralis
Circaetus cinereus.
|
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
64 cm |
Lungh.:
74 |
| Peso: 1500
g |
Peso: 2200
g |
| Ap. alare:
180 cm |
Ap. alare:
190cm |
| Becco:
35 mm |
Becco:
40 mm |
| Coda:
28 cm |
Coda:
31 cm |
|
|
Aquila
del Bonelli (Hieraëtus fasciatus)
Questo raro
e maestoso rapace, prende il suo nome dal Naturalista Italiano dell’ottocento.
L’aquila del
Bonelli, è un grosso rapace con un’apertura alare di quasi due metri;
anche in questa specie la femmina è più grossa del maschio. Le sue
prede principali sono piccoli mammiferi e uccelli. Si conosce ben
poco delle abitudini di questo rapace, ma parrebbe che, a causa
delle migrazioni effettuate in Europa, la vedono presente in Spagna
e Francia (zone meridionali); inoltre si ha documentazione della
sua presenza nella Sicilia e nella Sardegna oltre che ovviamente
in Asia occidentale.
L’aquila del
Bonelli è agile e potente, dalla sagoma slanciata ha ali arrotondate
e brevi. La coda è lunga, e insieme alle ali, gli permettono uno
scatto potente e immediato. Il piumaggio è tra il bruno e il grigio
crema chiaro e nei giovani, è quasi simile a quello della Poiana
con la quale spesso si confonde per via della livrea.
Come quasi
tutti i rapaci, la parte superiore è nettamente diversa (più scura)
di quella inferiore. Predatrice silenziosa, emette stride rauche
durante la stagione degli amori o se spaventata. La sua infallibile
tecnica di caccia e la sua rapidità, ne fanno un predatore molto
temuto da tutti gli uccelli.
L’aquila del
Bonelli caccia generalmente “alla posta”, ma non è raro vederla
eseguire larghi giri perlustrando dall’alto i terreni e i pendii
(a volte con il/la compagna); le sue zone congeniali sono le zone
umide, le pareti scoscese e montagne non molto alte anche in prossimità
del mare. La sua dieta come detto, è costituita da Lepri, conigli,
columbiformi, Pernici e anche Corvidi; non disdegna in ogni caso,
lucertole e serpenti.
La riproduzione
avviene generalmente in Marzo, dove la femmina depone due uova picchiettate
di bruno. In questa specie ambedue i genitori si occupano della
cova, che dura 40-45 giorni. Alla fine di questo periodo, nascono
i piccoli ricoperti da soffice piumino biancastro. In questa specie,
non è raro il caso del primo piccolo che uccide il secondo per motivi
d’opportunità. Se invece il cibo è abbondante, ciò non accade. Il
piccolo/i saranno indipendenti dopo circa 60 giorni.
Habitat
in Italia:
Presente stabilmente un tempo nelle Isole maggiori e in Calabria,
negli anni ’70 ebbe un forte declino a causa della diminuzione delle
prede abituali tra cui il coniglio selvatico e la lepre. Attualmente
è stimata una popolazione di aquile così suddivise: Sicilia: 12
coppie, Calabria: 2 coppie, Sardegna: 4 coppie.
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
70 cm |
Lungh.:
75/80 |
| Peso: 1500
g |
Peso: 2000
g |
| Ap. alare:
150 cm |
Ap. alare:
190 cm |
| Becco:
30 mm |
Becco:
40/45 mm |
| Coda:
220 |
Coda:
290 |
|
|
Falco
della Regina (Falco eleonorae)
Questo rapace
deve il suo nome ad una nobile Sarda, Eleonora d’Arborea, la quale
in una legge da ella stessa promulgata, vietò severamente la cattura
dei falchi e dei loro nidiacei dalla regione.
Alimentazione:
Il Falco eleonorae
ha come il pecchiaiolo, un’alimentazione prevalentemente insettivora;
imenotteri, coleotteri ed ortotteri costituiscono la sua dieta base.
Essa non disdegna comunque qualche grossa lucertola che cattura
sulle aree costiere delle isole ove vive. Ciò nondimeno, queste
sue abitudini alimentari variano totalmente durante l’imbecco dei
piccoli, cacciando esclusivamente uccelli come gallinelle d’acqua,
piccole anatre, ed alcuni passeriformi migratori nel ripasso autunnale.
Si nutrono anche di pipistrelli che catturano al crepuscolo con
tecniche veramente spettacolari. Sono attivi anche di notte, e non
è raro vedere delle colonie intere in azione, dar la caccia ai migratori
stremati sfruttando le correnti ed i venti.
Specie endemica.
Il Falco della
regina, ama nidificare nelle isole del Mediterraneo, In Spagna ed
in Marocco oltre che in Grecia dove sono state rilevate consistenze
significative.
Nella Penisola
esistono circa 450/500 coppie (dati 1998/2000) distribuite prevalentemente
nelle isole maggiori; la più famosa ed accessibile resta quella
dell’Isola di San Pietro in Sardegna.
Questi rapaci
vivono in colonie essendo animali molto sociali, e a fine estate,
inizia il periodo riproduttivo ed i siti di nidificazione sono utilizzati
per gli anni a venire.
L’allevamento
dei piccoli continua fino a settembre inoltrato (periodo di ripasso
dei migratori), e quando questi saranno autonomi (ottobre/novembre)
tutta la colonia migrerà attraverso il mediterraneo verso l’Africa
e il Madagascar per svernare.
Caratteristiche:
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
40/45 cm |
Lungh.:
48/50 |
| Peso: 350
g |
Peso: 520
g |
| Ap. alare:
90 cm |
Ap. alare:
110 cm |
| Becco:
15 mm |
Becco:
18/20 mm |
| Coda:
15/18 cm |
Coda:
20 cm |
Falconide dall’aspetto
snello, per certi versi ricorda il falco pellegrino, ma è molto
più scuro. Il colore del dorso può variare dal grigio metallico
al nero al marrone scuro.
Come nel pellegrino
sono evidenti i mustacchi scuri; ha coda molto lunga. Il piumaggio
del petto è chiaro e picchiettato di macchie brune
|
|

Nelle foto:
Falco pescatore

| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
60 cm |
Lungh.:
70 |
| Peso: 1400
g |
Peso: 1700
g |
| Ap. alare:
150/160 cm |
Ap. alare:
180cm |
| Becco:
30 mm |
Becco:
35/40 mm |
| Coda:
18 cm |
Coda:
22cm |
|
Falco
pescatore (Pandion haliaëtus)
Il falco pescatore
ama nidificare sulla cima di alti alberi (di solito conifere), nelle
immediate vicinanze dei grandi laghi e corsi d’acqua. I falchi pescatori
costruiscono nidi con i rami che si accrescono d' anno in anno.
(Questi rapaci come altri della loro specie sfruttano gli stessi
nidi per diversi anni).
Altre volte,
preferiscono le zone rocciose ove nidificano sulle falesie e spesso
in terra purché vicino al mare o a lagune ove possano trovare le
prede.
In volo il falco
pescatore, presenta ali curvate come quelle dei Laridi e testa bianca
con una striatura nera molto vistosa; coda lunga e di colore tendente
al rossiccio. I giovani presentano iride rossa che negli adulti
diviene gradualmente giallo carico. La bianca testa appare crestata,
le parti alari inferiori presentano vistose macchie carpali di colore
nero. In volo il falco pescatore è agilissimo, e appena avvistata
la preda in acqua si lancia pesantemente zampe in avanti per afferrarla.
Le sue zampe robuste, presentano scaglie cornee che si comportano
come ardiglioni trattenendo le viscide prede.
Il suo verso
è un fischio modulato e lamentoso. Molto spesso la fulminea picchiata
finisce con un bel tuffo in acqua e non è insolito vedere il rapace
sparire sotto la superficie.
Durante il corteggiamento,
il maschio reca doni alla femmina e rami per la costruzione del
nido. - 15 - L’accoppiamento avviene di norma tra Marzo ed Aprile
e i piccoli sono allevati tra Maggio e Luglio inoltrato. La femmina
depone dalle due alle tre uova che sono covate da entrambi i genitori
per circa 35/40 giorni. L’involo dei giovani nati avviene a circa
50/55 giorni e per tutta la durata di questo tempo essi sono nutriti
(da entrambi gli adulti) con pezzi di pesce. Alla fine del mese
d' agosto si ha l’inizio della migrazione verso il Sudafrica. Estinto
nella Penisola, esso è presente in piccolissima parte in Corsica.
Caratteristiche: In definitiva, I lunghi artigli estremamente ricurvi,
e il dito esterno opponibile, il piumaggio impermeabile e le narici
che presentano una membrana richiudibile al momento dell’immersione,
fanno del Pandion un meraviglioso esempio di adattamento. Le sue
prede d’elezione sono i pesci di diverse specie (siano essi d’acqua
dolce che salata), la cui taglia generalmente si aggira tra i due
o trecento grammi; eccezionalmente un grosso rapace può afferrare
e portare in volo anche pesci di taglia maggiore.
Spesso il falco
pescatore “collabora” con altre specie di rapaci che frequentano
le zone umide come il falco di palude. Non è raro vedere infatti,
il pescatore far sollevare gli anatidi in volo che vengono ghermiti
dal falco di palude.
|
|
Falco
lanario (Falco biarmicus sp.)
Il falco lanario,
rapace di media taglia, è più piccolo del pellegrino e leggermente
più grande del grillaio; dotato di sagoma snella e fluida, ha dorso
e testa bruno/rossastri e barrature scure sulle ali e sulla lunga
coda.
Le ali sono
allungate e strette.
Il lanario è
un animale piuttosto raro a causa delle mutazioni dei suoi habitat,
(Il Lanario é attualmente specie rara e minacciata, contando nel
territorio europeo all'incirca 250 coppie - Tucker, 1994).
E purtroppo
anche a causa della depredazione dei suoi nidi da parte dei bracconieri,
essendo questo animale molto usato anche oggi nella falconeria.
Per contro, occorre dire che attualmente le Leggi sulla detenzione
dei rapaci destinati alla falconeria sono estremamente rigide, ed
è quindi impensabile la depredazione dei nidi come avveniva in passato;
pur non di meno, esistono ancora forme di bracconaggio in tal senso.
Il Lanario è
abilissimo nel volo battente a causa delle ali piatte, e gli basta
piegare di poco l’angolazione dell’ala per aumentare o diminuire
la portanza rendendolo così padrone del volo in base alle circostanze
ed alle caratteristiche morfologiche dei terreni di caccia.
Esso si nutre
di piccole prede quali tutti i micromammiferi, i chirotteri, insetti
vari e rane. Attacca in ogni caso, anche Corvidi come gazze, taccole,
cornacchie e ghiandaie. Non disdegna columbiformi come colombacci
e piccioni selvatici e piccoli passeriformi.
Il Lanario predilige
di norma le zone pedemontane purché con terreni estesi e liberi
ove cacciare. Non presente in quote superiori agli 800 metri o più.
a caccia avviene
generalmente in coppia, la quale è prettamente monogama. La femmina
è circa un terzo più grossa del maschio come in moltissime altre
specie di rapaci; la tecnica di caccia in coppia prevede che la
femmina atterrisca volteggiando le prede, che vengono catturate
dal compagno in picchiata dall’alto.
Corologia della
specie:
Mediterraneo-afrotropicale.
La specie nominale
é il Falco biarmicus biarmicus, (Temminck 1825).
La sottospecie
italiana, il Falco lanario appenninico, é definita come Falco biarmicus
feldeggii, (Schlegel 1843).
Le altre sottospecie
esistenti sono
il Falco biarmicus
biarmicus ( Temminck 1825);
Falco biarmicus
abyssinicus, (Neumann 1904);
Falco biarmicus
tanypterus, (Schlegel 1844);
Falco biarmicus
erlangeri, (Kleinschmidt 1901)
|

nella
foto: Maschio di Lanario
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
40 cm |
Lungh.:
50/55 |
| Peso: 550
g |
Peso:950
g |
| Ap. alare:
100 cm |
Ap. alare:
110/120 cm |
| Becco:
18 mm |
Becco:
20 mm |
| Coda:
15 cm |
Coda:
16/18 cm |
|
|

| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
50/55 cm |
Lungh.:
60/65 cm |
| Peso: 550
g |
Peso:800/900
g |
| Ap. alare:
100 cm |
Ap. alare:
120/125 cm |
| Becco:
20 mm |
Becco:
24 mm |
| Coda:
18 cm |
Coda:
20/22 cm |
|
Falco
di palude (Circus aeruginosus)
Il falco di
palude è distribuito in Asia ed Europa. I due sessi si differiscono
ampiamente in quando mentre il maschio ha piumaggio marrone scuro/rossiccio
e coda ed ali grigio/chiaro, nella femmina e nei giovani (più chiari)
si aggiunge un color crema su capo e tarsi.
Un disco di
piume simile a quello dei gufi, completa la descrizione esterna.
Udito molto sviluppato, riesce ad individuare, grazie ai grandi
orifizi auricolari, il minimo movimento nell’erba. Il falco di palude
trascorre gran parte del suo tempo alla ricerca delle prede scrutando
il suo territorio di caccia: insidia roditori e uccelli acquatici
come gallinelle, folaghe ed anatre.
Come molti suoi
consimili, durante il corteggiamento compie delle mirabolanti acrobazie
“lanciando” addirittura la preda alla femmina che la riprende in
volo capovolgendosi e recuperandola sulla schiena con gli artigli.
Il recupero della preda è stereotipato e la coppia dimostra un affiatamento
ed un sincronismo impressionante.
Come dice il
suo nome, il suo habitat è costituito dai luoghi palustri e dai
canneti, e nel periodo della migrazione lo si può trovare vicino
ai litorali. Il suo volo è lento, mentre esplora con pazienza il
territorio a bassa quota con battiti d’ala ad di sopra del dorso,
raggiungendo spesso alte quote. La femmina costruisce il grosso
nido con canne ed erbe palustri, a volte nell’acqua ma sempre ben
nascosto e vi depone 4 o 5 uova verdastre.
Il periodo
di deposizione coincide con Aprile/Giugno e la cova dura circa 35/38
giorni. I piccoli sono imbeccati dalla madre per i primi giorni
rigurgitando per loro il cibo pre-digerito, successivamente depone
la preda intera nel nido ed i piccoli si alimentano da soli dilaniando
la carne col becco ed ingollandola. Anche in questa specie, se il
cibo è insufficiente i più grandi uccidono e divorano i più piccoli;
lasciano il nido appena impiumati a 35/40 giorni.
La migrazione
inizia alla fine d' agosto e le femmine sono le prime a partire
per i luoghi di svernamento insieme ai giovani; i - 18 - maschi
arriveranno successivamente.
Durante la migrazione,
questi uccelli riescono a volare ad altezze tali da riuscire a superare
le catene montuose (anche se di solito preferiscono volare a bassa
quota). La migrazione verso nord comincia in febbraio e marzo e
di frequente attraversa il Mediterraneo. Solitamente migrano da
soli o in piccoli gruppi, non in grandi stormi, ma quando si posano
i falchi sono più gregari del solito, formando gruppi anche di 300
individui.
Gli uccelli
arrivano nelle loro aree di riproduzione dal tardo marzo in avanti;
al più tardi i primi di maggio nelle zone più a nord dell'areale.
In Italia è migratore regolare e svernante, localmente sedentario.
|
|
Gheppio (Falco
tinnunculus)
Piccolo ed
agile rapace delle dimensioni di un colombo, il Gheppio ha ali appuntite
ed una lunga coda con barrature scure sulla parte terminale.
In questa specie
è molto evidente il dimorfismo sessuale; il maschio ha testa grigio
scuro la femmina ed i giovani (indistinguibili) presentano invece
la tipica colorazione uniforme nocciola e marrone a diverse gradazioni.
Il Gheppio,
è un animale molto adattabile all’ambiente in declino ed ormai lo
troviamo come “vicino di casa” in parecchi centri abitati. Generalmente
lo troviamo in boschi antistanti ampie distese aperte ove caccia.
Può nidificare
in colonie oppure da solo, si nutre di lucertole, topi, arvicole,
piccoli uccelli e grossi insetti come cavallette o libellule. La
nidificazione avviene di norma tra la fine dell’inverno e la primavera,
e dopo l’accoppiamento che avviene con spettacolari parate nuziali
del maschio. La femmina depone di norma dalle 4 alle 6 uova di color
giallastro che vengono covate dalla femmina per circa un mese. Occorrerà
un altro mese circa affinché i pulli siano impiumati e autonomi;
tuttavia verranno ancora nutriti dai genitori per altre tre – quattro
settimane.
Il Gheppio è
presente in Africa, Asia, Europa e perfino in India. Nella nostra
Penisola, il Gheppio è presente un poco ovunque, La sua migrazione
avviene tra agosto e novembre (autunnale) da febbraio a maggio quella
primaverile.
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
32 cm |
Lungh.:
40 cm |
| Peso: 130
g |
Peso:250
g |
| Ap. alare:
70 cm |
Ap. alare:
90/95 cm |
| Becco:
13 mm |
Becco:
15 mm |
| Coda:
15 cm |
Coda:18
cm |
|

Nella
foto: Gheppio maschio.

Nella foto:
femmina di Gheppio
|
|

Nella foto:
Sparviero
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
36 cm |
Lungh.:
38 cm |
| Peso: 110
g |
Peso:170
g |
| Ap. alare:
70 cm |
Ap. alare:
80 cm |
| Becco:
13 mm |
Becco:
14/15 mm |
| Coda:
14 cm |
Coda:17
cm |
|
Sparviero
(Accipiter nisus)
Questo stupendo
Accipitride, è lungo una quarantina di centimetri, ed è molto simile
all’Astore con il quale potrebbe facilmente essere confuso se non
fosse per le più ridotte dimensioni. Anche in questa specie, la
femmina è più grande del maschio.
Come l’Astore,
lo Sparviero ama i boschi di conifere in cui si rifugia volentieri.
Come il Gheppio, è presente in Europa, Asia , Africa e Italia.
Lo Sparviero,
inizia la costruzione del nido ed il relativo accoppiamento tra
febbraio e marzo, costruendo insieme alla compagna un nido molto
ben nascosto tra la fitta vegetazione; la femmina vi depone dalle
4 alle 6 uova che cova da sola per quattro settimane circa. Il ruolo
del maschio in questa fase è quello di procurare le prede per la
compagna e successivamente anche per i piccoli.
Questo comporta
un grave handicap per la coppia: Infatti se il maschio venisse ucciso,
la covata andrebbe sicuramente persa in quanto la madre abbandonerebbe
il nido per provvedere al proprio sostentamento. I piccoli Sparvieri,
abbandonano il nido attorno ai 30 giorni d’età, ma restano con i
genitori per circa altri 30 giorni. Lo Sparviero è un formidabile
cacciatore e sfrutta con profitto la velocità fulminea dei suoi
attacchi, predando in volo uccelli di piccole e medie dimensioni;
grazie alle sua ali corte e robuste e alla lunga coda, esso può
volare a bassa quota tra gli alberi e sorprendere le prede col suo
volo radente
La sua dieta
è costituita da uccelli e roditori ma anche insetti. Per le sue
innate caratteristiche di cacciatore preciso ed infallibile, e per
la sua aggressività, lo Sparviero è stato ed è attualmente molto
usato in Falconeria.
Lo Sparviero
ha il dorso marrone molto scuro e più chiaro anteriormente; il maschio
più piccolo della femmina ha dorso grigio ardesia e colore rosso
mattone sulla parte anteriore. La coda è lunga e retta e le ali
corte ed arrotondate. Zampe e tarsi nei due sessi sono gialli, così
come pure l’iride.
|
|
Lodolaio (Falco
subbuteo)
Questo rapace
molto elegante è presente in Italia ad eccezione della Sardegna;
presente in Europa e Scandinavia. Migratore eccezionale, il lodolaio
sverna in Africa in autunno (agosto/ primi di novembre). In Italia
è stata stimata una popolazione di circa 400 – 500 coppie nidificanti.
Il lodolaio ama i grandi spazi aperti misti a zone boschive; lo
si può trovare occasionalmente in presenza di laghi e fiumi. Vive
a quote modeste, non oltre i 1000 metri.
Il Falco subbuteo,
si nutre prevalentemente di uccelli che cattura all’agguato dall’alto
di un ramo, ma non disdegna grossi insetti, che cattura in volo,
roditori e rettili vari. Può cacciare in coppia o singolarmente
afferrando le prede in aria; più raramente al suolo e può cacciare
anche a sera.
Generalmente
è abbastanza confidente con l’uomo. Riproduzione: Il Lodolaio, è
un falconiforme prettamente estivo; esso nidifica su alti alberi
utilizzando per lo scopo vecchi nidi di Corvidi. La femmina depone
(fra maggio e giugno)3 – 4 uova che cova per 30 giorni circa.
Generalmente
questo compito viene assolto dalla sola femmina. Dopo 28/30 giorni,
i piccoli sono pronti per l’involo e a 70 giorni circa essi sono
totalmente indipendenti.
La maturità
sessuale avviene al terzo anno di vita. Descrizione: Nel Lodolaio
non esiste dimorfismo sessuale ad eccezione delle dimensioni della
femmina più grossa del maschio. La colorazione delle parti superiori
è color ardesia ; petto e fianchi sono chiari con striature nerastre.
Il ventre, calzoni e sottocoda rossiccio/ mattone. Le penne remiganti
e le timoniere sono scure, con barratura chiara nella pagina inferiore.
La testa è nera la nuca è biancastra, macchiata di rossiccio. I
giovani Lodolai sono assai simili all'adulto, ma nella parte superiore
tendono al marrone. Ventre, calzoni e sottocoda più chiari.
La muta del
piumaggio và da marzo ad ottobre. In volo esso è agile e potente.
Spesso volteggia e scivola con ali appuntite e dirette leggermente
all' indietro. Volteggia con ali completamente distese.
|

Nella foto:
Lodolaio
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
28 cm |
Lungh.:
30 cm |
| Peso: 150
g |
Peso:350
g |
| Ap. alare:
70 cm |
Ap. alare:
86 cm |
| Becco:
12 mm |
Becco:
14 mm |
| Coda:
13 cm |
Coda:14
cm |
|
|

Albanella
reale con pullus
| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
45 cm |
Lungh.:
48/50 cm |
| Peso: 340
g |
Peso:450/470
g |
| Ap. alare:
100 cm |
Ap. alare:
110 cm |
| Becco:
17 mm |
Becco:
18 mm |
| Coda:
20 cm |
Coda:21
cm |
|
Albanelle
Con questo nome,
si definiscono alcune specie di rapaci molto eleganti dalla sagoma
slanciata ed aggraziata. Sul territorio Nazionale sono presenti
tre specie e precisamente:
Albanella reale,
Albanella minore
Albanella pallida.
Albanella
reale (Circus cyaneus):
Nell’Albanella
reale il maschio presenta nella parte superiore del dorso una bella
colorazione sul grigio cinereo con le primarie nero antracite; il
capo e i pettorali sono grigio chiaro. Dal basso l’Albanella reale
appare molto chiara quasi bianca. La femmina invece è scura nel
dorso e le ali sono chiare; vista dal basso appare di un bel colore
crema.
Le Albanelle
hanno volo battente con ali che si congiungono alle punte, gli immaturi
sono simili alle femmine.
Distribuzione:
Regioni Oloartiche;
presente in Europo, Scandinavia, Spagna. Presente in Italia meridionale.
E’ specie migratoria
parziale .
Habitat:
Ampi spazi aperti,
praterie, coltivi erbacei, pascoli colonizza spesso le zone umide.Generalmente
la si trova al di sotto dei 600/800 metri ad eccezione dell’Asia
o durante le migrazioni.
L’albanella
reale si nutre prevalentemente di piccoli mammiferi come i roditori
che caccia all’aspetto; non disdegna comunque uccelli (che caccia
al suolo) rettili ed anfibi. L’Albanella, predilige cacciare sul
terreno o all’involo ed è un volatore instancabile; trascorre infatti
buona parte della giornata dedicandosi alla caccia.
Animale gregario
per natura, fa eccezione in questa sua abitudine il periodo riproduttivo.
L’atto riproduttivi e la costruzione del nido da parte della coppia
avviene di norma tra aprile e maggio, mentre le uova vengono incubate
tra maggio e giugno.
La femmina depone3-4
uova di colore biancastro picchettate di bruno. I piccoli sono allevati
tra giugno e luglio.
A circa 40/45
giorni sono autonomi e restano ancora per un mese circa con i genitori.
|
|
Albanella
minore (Circus pygargus):
L’albanella
minore si differisce dalla cugina per le dimensioni più ridotte
e per la colorazione. Il maschio presenta colorazione alare grigio
scuro e primarie nere, la femmina ha primarie più chiare e barratura
molto evidente. Come nell’Albanella maggiore il maschio presenta
capo e collo grigio cenere ma molto più scuro. Il Codrione è bianco
in entrambe le specie. Le femmine presentano colorazione castana
inferiormente con tendenza al violaceo.
Come nell’Albanella
reale il volo è battente con pause a “veleggio”. Parate nuziali
spettacolari può emettere strida molto acute.
Purtroppo recentemente
a causa della perdita del loro habitat naturale e del mutare delle
condizioni climatiche, l’Albanella ha subito una notevole diminuzione
in Europa. Ne esistono importanti ceppi colonici in Francia e Spagna.
Nella nostra penisola ne esistono attualmente circa 40/450 coppie
che nidificano regolarmente ogni anno.Esse sono presenti nella pianura
Padana, in Maremma, sugli Appennini settentrionali, Sardegna Marche
e Sicilia.
L’albanella
sverna in Africa (Senegal, Etiopia ,Sudafrica). Le migrazioni stagionali
iniziano a Luglio e proseguono fino a settembre inoltrato.
Come l’Albanella
reale, i suoi luoghi d’elezione sono gli spazi aperti preferibilmente
vicino alle zone umide. Nidifica sul terreno, tra la vegetazione;
anche tra le coltivazioni di cereali
Depone dalle
4 alle 5 uova che la femmina cova per 28/30 giorni I piccoli s’involano
a 35/40 giorni e saranno indipendenti a 55.
La maturità
sessuale avviene dopo il 2° o 3° anno di vita.
|

| Maschio: |
Femmina:
|
| Lungh.:
43 cm |
Lungh.:
47 cm |
| Peso: 230
g |
Peso:300/420
g |
| Ap. alare:
105 cm |
Ap. alare:
120 cm |
| Becco:
14 mm |
Becco:
16 mm |
| Coda:
16 cm |
Coda:19
cm |
|
 |
Albanella pallida
(Circus macrourus) Lunghezza 40-48 cm; apertura alare 95-110 cm.
Il maschio ha
capo, parti superiori, coda e ali grigio chiaro, remiganti nere
visibili su ambedue le superfici; le parti inferiori del corpo e
delle ali sono bianche mentre il dorso è grigio. La femmina è molto
simile alla femmina di Albanella minore ma ha il margine posteriore
scuro.
Dal di sotto,
le secondarie appaiono più scure rispetto alle remiganti primarie
con barrature strette. ”Collare” bianco candido, macchia biancastra
alle guance.
Uccello molto
raro, è un visitatore estivo nelle aree occidentali della regione
Paleartico.
Habitat.
Predilige terreni
aperti, principalmente praterie aride. Caccia: Perlustra incessantemente
il terreno, piombando sulla preda con estrema rapidità.
Si nutre principalmente
di mammiferi e uccelli, ma occasionalmente anche di insetti e rettili.
Corologia: Centroasiatico-pontica
|
|
Aquile:
Al nome di “aquila”
appartengono molti Falconiformi; prevalentemente tenaci predatori,
essi sono solidi nidificare tra le alte ed impervie rocce a strapiombo.
Le aquile sono
presenti a quasi tutte le latitudini (tranne al Polo).
Nella penisola
sono presenti
L’aquila reale,
l’aquila anatraia, l’aquila minore e l’aquila del Bonelli sopra
descritta.
Le aquile, le
più grandi in dimensioni e maestosità fra i rapaci, hanno becco
forte e robusto e tarsi “calzati” dalle penne. Il capo alla base
del collo, presenta sovente piume lanceolate che conferiscono la
caratteristica fierezza all’animale.
Hanno grandi
zampe con artigli molto uncinati. A questo genere appartengono una
quindicina di specie la più grossa è la Chrysaetos o aquila reale.
In Italia la si può osservare (sebbene raramente) In zona Alpi,
in Sicilia e in Sardegna. Essa può raggiungere i 90/100 cm di lunghezza
e un’apertura alare di due metri. La nidificazione delle coppie
residenti avviene in marzo, la femmina depone dalle due alle tre
uova, ma generalmente un solo uovo si sviluppa completamente.
L’aquila è molto
territoriale e generalmente non si allontana molto dal suo rifugio
nemmeno durante la ricerca del cibo.
Estremamente
aggressiva e temeraria nei confronti degli estranei, difende con
ferocia il proprio ambiente.
Si nutre di
animali che sbrana vivi. Altre specie appartenenti al genere aquila
sono:
Aquila heliaca,
l’Aquila orientalis, l’Aquila naevioides, l’Aquila clanga, l’Aquila
pomarina; l’Aquila adalberti, l’Aquila wahlbergi, L’Aquila audax,
L’Aquila verreaxii, L’Aquila spilogaster, l’Aquila pennatus, L’Aquila
morphoides, L’Aquila ayresii e l’Aquila kienerii.
|

Nella
foto: Aquila pomarina
|
Inoltre:
Haliaetus:
Haliaetus vocifer,
l’Haliaetus albicilla, L’Haliaetus leucocephalus, l’Haliaetus pelagicus,
|

nella
foto:Haliaetus leucocephalus
|
Circaetus:
Circaetus pectoralis,
Circautus cinereus, Circautus fasciolatus, Circaetus cinerescens.
|

nella
foto: Circaetus cinereus
|
Polemaetus:
Polemaetus bellicosus
Lophaetus: Lophaetus occipitalis
Spizaetus:
Spizaetus nipalensis,
Spizaetus alboniger, Spizaetus philippinensis, Spizaetus nanus,
Spizaetus tyrannus, Spizaetus ornatus.
Stephanoaetus:
Stephanoaetus
coronatus
|
|
Avvoltoi:
Appartengono
a questa famiglia, rapaci necrofagi di grosse dimensioni; essi sono
animali molto sociali con una gerarchia forte. Per comodità si suddividono
in avvoltoi del Nuovo e del Vecchio Mondo.
Avvoltoi
del Vecchio Mondo:
Questi formidabili
Rapaci, risiedono (purtroppo in numero limitato) in Europa, ma anche
in Africa ed Asia, dove sono più numerosi e protetti. Morfologicamente
sono più simili ai loro cugini falchi ed alle Aquile che non ai
grandi Vulturidi Americani.
Caratterizzati
da piumaggio scuro e collo nudo, non presentano dimorfismo sessuale
evidente se non in alcuni casi.
Questi rapaci
per individuare la preda si affidano alla potente vista, risiedendo
prevalentemente in pianure o montagne. Possono divorare quantità
enormi di carne in poco tempo e spesso a causa di ciò, non riescono
a sollevarsi in volo.
Avvoltoi
del Nuovo mondo:
Sono i più grandi
uccelli in assoluto.
La colorazione
del piumaggio può variale dal marrone scuro (come loro cugini del
Vecchio Mondo), a colori sgargianti in alcune specie.
Vista acutissima,
olfatto finissimo sono le loro caratteristiche principali.
Hanno però purtroppo
cicli riproduttivi stentati; depongono poche uova ed alcuni si riproducono
ogni due anni come il grande Condor Andino.
Gli studi effettuati
su questi - 28 - rapaci, li equiparano più ad alcuni Ciconiformi
piuttosto che agli avvoltoi, pur mantenendo cicli biologici similari.
Di seguito,
sono riportate le più significative specie di Avvoltoi del Nuovo
Mondo:
Coragyps atratus,
Cathartes aura, Cathartes burrovianus, Gymnogyps californianus,
Vultur gryphus, Sarcoramphus papa.
|

Nella
foto: Avvoltoio nero (Coragyps atratus)
|

Nella
foto: Cathartes aura
|
|

Nella
foto: Gypohierax angolensis
|
|
|

Nella
foto: Necrosyrtes monachus
|
Le specie del Vecchio Mondo:
Grifone (Gyps
fulvus), Avvoltoio Monaco (Aegypius monachus), Capovaccaio o Avvoltoio
degli Egizi (Neophron percnopterus), Gipeto (Gypaetus barbatus).
|

Nella
foto Gipeto barbuto (Gypaetus barbatus)
|
|

Nella
foto: Capovaccaio (Neophron percnopterus)
|
Nuovo
Mondo
Al Coragyps
atratus, appartengono tre sottospecie:
Coragyps atratus
atratus,
Coragyps atratus
brasiliensis,
Coragyps atratus
foetens.
Cathartes
aura;
sottospecie:
Cathartes aura aura, Cathartes aura ruficollis, Cathartes aura septentrionalis,
Cathartes aura jota, Cathartes aura falklandicus.
Cathartes
burrovianus;
sottospecie:
Cathartes burrovianus burrovianus,Cathartes
burrovianus urubitinga.
Gymnogyps
californianus;
sottospecie:
Gymnogyps californianus californianus, Gymnogyps californianus amplus.
Vecchio
Mondo
Le sottospecie
del Gyps:
Gyps africanus,
Gyps bengalensis, Gyps indicus, Gyps tenuirostris, Gyps rueppelii,
Gyps himalayensis, Gyps coprotheres.
|

Nella
foto: Gyps africanus
|
Ed inoltre:
Torgos:
Torgos tracheliotus
Trigonoceps:
Trigonoceps
occipitalis
Sarcogyps:
Sarcogyps calvus
|
|
Serpentario
Unica specie
rappresentante, questo elegante uccello Africano vive a sud del
deserto del Sahara.
Contrariamente
all’aspetto, può volare benissimo anche se molto raramente si alza
in volo; infatti caccia correndo agilmente sul terreno grazie alle
lunghe zampe.
Può raggiungere
la velocità di 50 chilometri e percorrerne moltissimi giornalmente
alla ricerca delle prede di cui si nutre; una volta individuate,
usa abilmente le zampe per stanarle ed ucciderle.
Il serpentario
(o segretario), cattura grossi insetti, lucertole africane, serpenti,
tartarughe e topi. Costruisce un nido enorme (può raggiungere i
due metri di diametro) in cima agli alberi e lo utilizzerà per diversi
anni.
La femmina vi
depone dalle due alle tre uova, che cova per circa 40/45 giorni.
I piccoli rimarranno nel nido per circa due mesi ove saranno nutriti
da entrambi i genitori, l’involo avverrà a circa 80 giorni.
Il colore del
piumaggio negli adulti è grigio chiaro nella parte superiore, le
ali sono nere come la coda e i “calzoni” il petto ed il ventre sono
candidi
|

|
|

Nella foto:
Caracara crestato (Caracara plancus)
|
Caracara
Sotto questa
definizione, vengono identificati alcuni grossi Falconidi che si
suddividono in diverse sottofamiglie:Daptrius, Phalcoboenus
e Milvago Daptrius:
Alla sottofamiglia
Daptrius, appartengono le sottospecie:
Daptrius ater,
Daptrius americanus.
Phalcoboenus:
Phalcoboenus
carunculatus, Phalcoboenus megalopterus, Phalcoboenus albogularis,
Phalcoboenus australis.
Caracara:
Caracara lutosa,
Caracara plancus, Caracara cheriway.
Il Caracara
plancus, ha due sottospecie:
Caracara plancus
plancus e il Caracara plancus prelutosus; mentre il Caracara cheriway
ha tre sottospecie: Caracara cheriway cheriway, Caracara cheriway
pallidus, Caracara cheriway audubonii
Milvago:
Milvago chimachima,
Milvago chimango.
Il Milvago chimachima
ha due sottospecie: Milvago chimachima chimachima e Milvago chimachima
cordatus; il Milvago chimango, ha come sottospecie il Milvago chimango
chimango e il Milvago chimango temucoensis.
Descrizione:
I Caracara sono
presenti territorialmente in Messico, sulle coste d’America, in
California e a sud di Panama. Vi sono popolazioni isolate a Cuba
ed in Florida.
Questi Falconiformi
grossi come Poiane, sono animali dei grandi spazi aperti; occupano
le ampie praterie e spesso si spingono dentro le aree coltivate.
I Caracara hanno
ali corte e larghe, una lunghezza compresa fra i 54 e i 60 centimetri
ed un’apertura alare attorno al metro e mezzo. Generalmente non
esiste (salvo poche eccezioni), dimorfismo sessuale evidente. Ogni
coppia ha un territorio molto vasto, che custodisce gelosamente.
Nidificano sugli alberi costruendo degli enormi nidi con rametti
e foglie.
La stagione
della riproduzione varia da Gennaio a Marzo a seconda della latitudine.
La femmina depone 2/3 uova che cova per circa 30/35 giorni ed i
pullus abbandonano il nido dopo circa otto settimane di vita. I
Caracara sono uccelli molto opportunisti; possono alternare prede
vive o carogne di animali che trovano durante le loro scorribande.
Le prede preferite
consistono in tartarughe o nelle loro uova, pesci, rane, grossi
insetti, rettili, piccoli mammiferi ed uccelli.
Popolazioni
in declino a causa della mutazione degli ambienti e delle scarse
capacità riproduttive dei Caracara.
|
 |
Si
ringrazia per la gentile concessione all’uso del materiale fotografico:
A special thanks
to
Mr. Fernando Cerra,
and Mr. Ben Van Den Broek, for permission to use of photographic material.
Andy Bright - www.digiscoped.com
La Provincia di Arezzo
ed il sito Ittiofauna.org;
L’Istituto Veneto
di Scienze, Lettere ed Arti (istitutoveneto.org)
Bibliografia
consultata:
Bruun – Singer
Uccelli d’Europa Cogecstre
L’aquila reale:
Biologia, etologia, conservazione – Spinetti - 33 - Viggiani
I rapaci del Pollino
Brichetti-Fracasso Ornitologia Italiana Identificazione, distribuzione,
consistenza e movimenti degli uccelli italiani
Zanichelli: Guida
ai rapaci diurni – Gensbol
©
falco di palude - Avifauna 15/10/2005
|