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Arcobaleni alati. Coraciformi: Il Gruccione (Merops apiaster) brevi cenni sulla specie.
Nella foto: Gruccione (Merops apiaster) Nella storia della Mitologia, sono comuni le associazioni tra uomini ed animali. Molti dei nomi Scientifici soprattutto delle Famiglie, hanno una connotazione in tal senso. Secondo la Mitologia Greca, Merops fu parente del Re Priamo di Troia, ed addirittura si narra che ne fu il Mentore. Egli fu Re di Kos* e marito della ninfa Etemia. Ma quando questa morì precipitando da una rupe, Merops si uccise a sua volta. La dea Era, commossa da tanto amore, trasformò il corpo dello sfortunato Re nella costellazione dell’aquila.
*[Kos o Coo, è un’isoletta del Dodecanneso che assieme a Kefalos (dal Greco, testa), vista dall’alto, ha forma che ricorda vagamente un agnello; Kefalos ne è appunto la testa. Coo, è famosa per aver dato i natali ad Ippocrate il padre della Medicina]. ********** Linneo, diede alla famiglia dei Gruccioni il nome di Merops.Appartenente all’Ordine dei Coraciformi, Famiglia Meropidi, questo splendido volatile è molto interessante dal punto di vista della tipicità, ed è forse il più vistoso e colorato dei Coraciformi. Colorazione marrone-rossiccio su dorso ed ali, gola gialla, ventre verde ed azzurro, mascherina nera caratterizzano il piumaggio del Gruccione; la parte frontale del capo è chiara tendente al bianco mentre il becco è scuro con base all’attaccatura più chiara, l’iride è rossa. Nella nostra Penisola il Gruccione, è presente in una sola specie: il Merops apiaster (Linneo) 1758. La famiglia dei Meropidi consta di circa 25 specie distribuite oltre che in Europa, anche in Africa, Asia e persino in Oceania. Abilissimo cacciatore, questo insettivoro cattura in volo insetti come Imenotteri ed Odonati come le velocissime libellule dimostrando un’abilità nel volo comune a pochissime specie di uccelli. In Italia arriva verso fine Aprile dopo il lungo soggiorno nei luoghi di svernamento Africani, e durante il periodo di permanenza, fa strage di insetti anche velenosi come Api, Vespe e Bombi ai quali riesce ad estrarre il pungiglione con una tecnica molto particolare: una volta catturata la preda, sfrega su un’asperità ’addome della vittima eliminandone la parte pericolosa. La nostra “saetta multicolore”, nidifica in gallerie a volte molto lunghe scavate nel terreno: sono state trovate tane di Gruccioni scavate anche per quasi due metri. Ma come può il l’animale sopportare la rarefazione d’ossigeno a tale profondità e l’accumulo di sostanze nocive (come l’anidride carbonica e i vapori di ammoniaca) dovute alla fermentazione degli escrementi e dei residui di cibo in putrefazione? I Gruccioni, hanno sviluppato un alto livello di sopportazione di tali sostanze, e grazie alla emoglobina particolare, questi uccelli come detto, tollerano quantità tali di anidridi che sarebbero letali per qualsiasi altro animale. Una volta formatasi la coppia, il maschio offre delle prede alla femmina inducendola all’accoppiamento. Questa, depone successivamente dalle 3 alle 6 uova covandole per circa 24/25 giorni. I pullus alla nascita sono completamente nudi e ciechi, e saranno entrambi i partners ad occuparsi del loro nutrimento, che si protrarrà per un altro mese circa. Dopo l’involo, il loro piumaggio sarà pressoché simile a quello degli adulti; la sola differenza sarà nella lunghezza delle penne remiganti primarie e nella lunga coda. Corologia: Cosmopolita: / Paleartico-paleotropicale / Paleartico-afro-tropicale / Paleartico-orientale / Oloartico / Antartico - Neartica / Paleartica - Europea / Mediterranea - Endemica italica. Habitat: suo habitat ideale e la campagna aperta e ricoperta di cespugli e pochi alberi. Il gruccione vive spesso in gruppi non molto numerosi a volte lungo le rive dei fiumi ove si contende il primato di bellezza con un altro formidabile esemplare: Il Martin Pescatore. Dimensioni: Lunghezza: 25/30 centimetri Peso: 45/60 grammi Ap. alare: 40 cm. Circa (la femmina è di minori dimensioni) Becco: 35 millimetri Tarso: 1,3 millimetri Coda: 14 centimetri Al genere Merops appartengono anche le specie: Merops bulocki, Merops bullockoides, Merops pusillus, Merops oreobates, Merops hirundinus, Merops persicus, Merops albicollis, Merops orientalis, Merops boehmi Merops viridis, Merops superciliosus, Merops philippinus, Merops ornatus, Merops leschenaultii, Merops nubicus, Merops nubiciodes.
Diario di viaggio: Esperienza in Kenya. E’ il mese di Gennaio del 2006. Salvatore (Medico Veterinario), Giovanni (Ornitologo) con la moglie Annalisa (Biologa), ed il sottoscritto, avevamo già da tempo discusso e progettato quel viaggio; ma vuoi per impegni di lavoro, vuoi per motivi familiari, il progetto era sempre stato rimandato. L’occasione ghiotta si presentò quando Giovanni, di ritorno da un convegno Nazionale d’Ornitologia, ci raccontò in termini entusiastici, tutti i particolari delle fasi salienti e delle discussioni fatte con i colleghi, e dei progetti di studio con le altre Fondazioni estere, intervenute all’incontro. Giovanni, ci raccontò di un Progetto del quale era stato chiamato a far parte riguardante lo studio sul comportamento di alcune specie insettivore Africane. I dati acquisiti, oltre allo studio per il progetto, sarebbero serviti per la stesura di una recensione scientifica, a cui stava lavorando da tempo. Giovanni era sempre stato convincente nel coinvolgerci nei suoi sempre nuovi programmi; del resto ad onor del vero e per onestà intellettuale, non è che ci volesse poi più di tanto a “convincerci” ; non si aspettava che la scusa. E Giovanni conoscendoci bene, seppe pizzicare le giuste corde. Contattammo quindi la nostra agenzia di fiducia, e stabilimmo finalmente la data di partenza; espletammo in fretta le formalità tecniche e sanitarie necessarie. La partenza avvenne dalla Malpensa, destinazione Malindi; dopo un volo di circa otto ore, atterrammo a Mombasa, anchilosati ma contenti. Attendemmo un’altra oretta circa, per il disbrigo delle formalità aeroportuali e doganali. Dovemmo ancora affrontare altre due ore circa di viaggio per Malindi , e eravamo già un poco giù di umore, per via di alcuni piccoli contrattempi per problematiche da parte delle Autorità aeroportuali, la cui curiosità sembrava essere attirata dalle nostre attrezzature. La guida locale ci aspettava con il classico cartellino, col nome scritto sopra. Lo individuammo quasi subito; era un Keniota alto, dallo sguardo penetrante e dagli occhi vivaci, che ci accolse con un sorriso simpatico. Scambiammo qualche parola in inglese, ed egli ci invitò a seguirlo alla Jeep, dandoci una mano per trasportare i bagagli di Annalisa, che com’era prevedibile si era portata dietro parecchia roba, tra le vibrate proteste del marito. La nostra guida, percorse la strada per il Resort a cui ci avevano destinati, evitando le buche con abilità impressionante e senza nemmeno troppi scossoni, vista anche la vetustà dell’automezzo sul quale eravamo trasportati. Finalmente arrivammo, e dopo aver preso possesso delle stanze e consumato una frugale cena, ci gettammo sui letti esausti. L’indomani prendemmo subito contatto con il nostro riferimento sul luogo, il quale ci fornì una spiegazione tecnica e molto dettagliata sul come raggiungere i luoghi d’osservazione dei volatili (consigliatici da un amico fotografo Naturalista, che aveva realizzato dei servizi molto belli), promettendoci d’accompagnarci egli stesso dopo che avessimo deciso come muoverci, ed esserci informati sui mezzi a disposizione e non per ultimo, avute le necessarie autorizzazioni da parte delle Autorità locali per le ricerche. Fortunatamente il nostro uomo, era ben addentrato nei meandri della burocrazia locale e soprattutto, aveva le opportune conoscenze; Le autorizzazioni arrivarono subito.
La destinazione era la foresta di Sokoke e le sponde del Sabaki River a nord di Malindi, ad appena pochi chilometri dalla nostra “base logistica”.(con tutti i moderni comfort. n.d.a.).
Appena giunti, attraverso una strada tortuosa e sterrata, ci inoltrammo nella foresta, attraverso un sentiero che ci condusse ad una ampia radura erbosa. Qui, potemmo subito osservare, degli esemplari maschi di Leptopelis flavomaculatus piccoli e coloratissimi anfibi, sui rami di un albero di Mangrovia, mentre un Alcionide dai colori sgargianti, l’ Halcyon senegaloides parente del nostro domestico Martin pescatore, fuggiva rumorosamente fra i rami dopo averci donato la meravigliosa vista del suo splendido piumaggio.
nella foto: Halcyon senegaloides
Una volta avvicinatici all’acqua, nella speranza di individuare il suo eventuale nido o la presenza del partner,
potemmo capire il motivo del suo interesse:
Poco
sotto il pelo dell’acqua rossastra ma abbastanza limpida, notammo un branco
abbastanza numeroso Il tempo trascorreva veloce, e dovevamo rientrare. Assumemmo la nostra dose di antimalarico (alcuni farmaci utilizzati nella profilassi, necessitano di assunzioni giornaliere e pressoché alla stessa ora), e ammirando il meraviglioso tramonto ci incamminammo verso l’automezzo. Secondo giorno: Il primo avvistamento.
Tornammo al luogo di sosta del giorno precedente, dopo aver lasciato la jeep nel piccolo spiazzo che era ormai diventato il nostro punto di riferimento. Annalisa e Salvatore sono alle prese con la macchina fotografica che non ne vuole sapere di funzionare; il winder aveva le pile quasi scariche, e non faceva avanzare la pellicola. Giovanni ed io più distanti dal resto del gruppo, osservammo uno strano movimento fra l’erba e ci avvicinammo con cautela. Osservammo con riverente timore, la caccia di uno dei più grandi Viperidi Africani; la vipera del Gabon (Bitis gabonica). Questo rettile può agevolmente raggiungere il metro e mezzo di lunghezza e il nostro esemplare sembrava davvero enorme. Riconoscemmo le caratteristiche losanghe nere dai bordi avana ricoprire il suo manto, mentre ne osservammo le fauci serrate attorno ad un Cricetomys gambianus o Criceto del Gambia,
La nostra guida, ci osservava con aria di compatimento: per un Africano vedere un serpente che divora un topo,
è un fatto naturale che non significa molto, ma per uno ‘’mzungu’’ come ci chiamano loro (Europeo),
è una esperienza straordinaria. Quasi vergognandoci, ci rimettemmo in cammino invitandolo a farci strada.
Dovevamo ancora percorrere un bel po’di chilometri, e la fame cominciava a farsi sentire.
Decidemmo di fare una sosta-pranzo.
Pomeriggio ore 15.00
Eravamo ad una cinquantina
di chilometri dalla costa sabbiosa dell’Oceano Indiano e il territorio
si elevava gradualmente
Con il cannocchiale,
Giovanni riuscì ad identificare la specie con precisione: si trattava
di Merops nubicus,
Nella foto: Merops nubicus Com’è facilmente intuibile, eravamo abbastanza entusiasti della scoperta, dopo tutto eravamo solo al secondo giorno ed eravamo stati molto fortunati. Difatti, in quella stagione, non era inusuale lo spostamento degli uccelli alla ricerca degli insetti di cui si nutrono. La fortuna fu che, sebbene facesse parecchio caldo, il tasso di umidità era abbastanza elevato e ciò favoriva il mantenimento in loco degli insetti. Trovammo infatti intorno a noi, diversi insediamenti di imenotteri del Genere Polistes simili a vespe in cospicue quantità, dovuta anche alla presenza di piante di fichi selvatici, che evidentemente attiravano gli insetti. Ci avvicinammo alle tane osservandone la conformazione; erano cunicolari di forma quasi perfettamente circolare. Alcuni uccelli, si trovavano ancora all’interno celati cautamente nelle profondità della camera. Osservando l’interno di alcune di queste tane, potemmo osservare una grande quantità di residui dei pasti degli uccelli, ed intere colonie di formiche “Sisimizi” come le chiamava la nostra guida Africana (in lingua Swahili significa appunto “formica”). Esse trasportavano ai loro formicai tali residui organici, contribuendo alla pulizia dei cunicoli medesimi. Riuscimmo con un poco di fortuna, a scorgere diverse femmine ed i loro piccoli all’interno delle tane. Annalisa, decise di prelevate alcune borre** per analizzarle. **[ Il termine borra, deriva dal Latino “burra”. Con questo termine, si indicava la lana grezza non lavorata (n.d.a.)
Gli uccelli, essendo privi di apparato masticatore, devono ingurgitare le loro prede intere e di conseguenza hanno la necessità di espellere le parti indigeste costituite da peli, piume, esoscheletri di insetti, unghie ed altro a seconda delle proprie abitudini alimentari. Com’è noto questa caratteristica è conosciuta nei Rapaci, ma anche altre specie si avvalgono di questa comoda soluzione. I nostri Gruccioni, non fanno eccezione. In definitiva, le pallottole vengono compattate dalla muscolatura dello stomaco ed espulse attraverso il cavo faringeo. Codeste masse, vengono denominate appunto borre o “boli”].
Raccolte quindi le borre, la nostra Biologa sotto lo sguardo interessato del marito, riempì alcuni piccoli
contenitori di vetro numerati che riponeva in un piccolo flight case mentre Giovanni prendeva appunti
sul suo immancabile taccuino. Osservai che ad un esame visivo, i campioni raccolti si presentavano piccoli
e compatti e di colore scuro; erano facilmente visibili i frammenti di ali iridescenti che davano loro un aspetto
insolito. In alcune di esse, erano presenti dei peluzzi coriacei che facevano pensare a certi bruchi setolosi.
Evidentemente alcuni uccelli si erano nutriti di questi ultimi.
Venne anche riscontrata attraverso un piccolo kit di misurazione, la concentrazione di ammoniaca,
nelle tane dei gruccioni. (Con il termine “ammoniaca”, si fa riferimento a due specie chimiche in equilibrio
fra loro (NH3, e lo ione ammonio NH4+). Questi tests, servirono ovviamente a misurare solamente
l’ammoniaca totale (NH3 più NH4+).
[La tossicità dell’ammoniaca
è soprattutto attribuibile alla sua forma indissociata (NH3), in contrasto
con lo ione ammonio (NH4+).
Venne misurata una
concentrazione di ammoniaca all’interno dei cunicoli (che si sviluppava
dai residui fecali soprattutto
La giornata volgeva
al termine e dovevamo rientrare al Resort. Di controvoglia raccogliemmo
l’attrezzatura e c’incamminammo
Terzo giorno: pausa forzata.
Il resto della giornata trascorse in modo piacevole, all’insegna del relax più totale.
Del resto, la nostra non era una vera e propria spedizione scientifica, sebbene ne avesse tutte le connotazioni;
quindi ne approfittammo godendoci la tanto agognata vacanza e tacitando in tal modo le nostre coscienze.
L’alba del quarto giorno.
Era una meravigliosa giornata e decidemmo di partire presto per il sito d’osservazione approfittando
dell’aria fresca del mattino. Così ci mettemmo in viaggio di buon’ora. Giungemmo sul luogo,
notando che gli uccelli si erano in parte assuefatti alla nostra presenza. Infatti non si allontanarono
subito in volo al nostro apparire; ci consentirono di avvicinarci un poco di più della volta precedente
prima di mettersi in salvo sulle cime degli alberi. Lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi era indescrivibile:
decine di uccelli variopinti in cui spiccava il rosso acceso del piumaggio che si levavano in volo quasi
contemporaneamente ci dava delle fortissime sensazioni, restammo senza parole per parecchi minuti
osservando la magnificenza della Natura.
Avevamo parecchio lavora da fare e Salvatore, ci riportò bruscamente alla realtà con la sua solita ruvidità
bonaria ed i suoi commenti “coloriti” sulle nostre, diciamo così, “capacità cognitive”…
La prima cosa da
fare era quella di montare il capanno mimetico per l’osservazione degli
uccelli; scegliemmo quindi con cura
Quinto giorno.
Giungemmo
alla “base” con ottimo anticipo sulla tabella di marcia. Gli uccelli erano
già ben attivi sebbene ancora il sole
Notammo un maschio dalle corna lunghissime che doveva essere il dominante, e sei o sette maschi giovani,
mentre alcune femmine si guardavano attorno nervosamente avendo notato la nostra presenza, seppur discreta.
Avevamo inoltre notato anche la presenza di una femmina di Ghepardo che rendeva ancor più nervosi gli animali,
sebbene poco avessero da temere da essa; infatti un Orice adulto può facilmente mettere in fuga anche dei leoni
adulti che preferiscono battere in ritirata piuttosto che affrontare le corna e gli zoccoli di questi grossi Bovidi.
Ritornando al capanno,
notammo la presenza di orme sul terreno; sono inconfutabilmente delle
tracce di Primati. Decidemmo di catturare
alcuni esemplari da sottoporre ad alcune analisi, e ci preparammo all’impresa
mentre la nostra brava
Dovevamo sbrigarci a piazzare le nostre Mist-nets* prima del tramonto e così Giovanni, Salvatore
ed il sottoscritto ci mettemmo all’opera.
*[Mist-net, denominate “reti-nebbia”,
sono delle speciali reti sottilissime che devono essere piazzate in punti
La cattura momentanea
dei Gruccioni, si rendeva necessaria al fine di permetterci di effettuare
le opportune misurazioni
**[L‘analisi impedenziometrica (o della
bioimpedenza), consiste nell’attraversamento del corpo
Piazzammo dunque le reti, ed i relativi contenitori con liquido zuccherino per attirare gli insetti/esca ,
che sarebbero serviti per attirare i Gruccioni. Fu un lavoro certosino che richiese del tempo,
conseguentemente decidemmo di trascorrere la notte nel sito (sebbene l’idea non ci allettasse molto
per via delle scarse “comodità”, e di un certo timore dei selvatici residenti in zona); accendemmo
un fuoco e ci accingemmo a consumare la cena dopo aver organizzato i turni di guardia.
La notte trascorse tranquilla ma nessuno di noi aveva intenzione di dormire, vuoi per la tensione,
vuoi per l’ambiente a cui non eravamo abituati. In buona sostanza, ogni minimo rumore ci creava “tremarella”.
Fu solo dopo parecchie ore che stanchi, ed in preda ad un irrefrenabile impulso di chiudere gli occhi,
alcuni di noi crollarono e andarono a riposare per qualche ora all’interno del capanno.
Sesto giorno.
Era l’alba e decidemmo di andare a verificare se le reti avevano compiuto il loro dovere
(non è inusuale che i Gruccioni siano attivi di notte); infatti avemmo la sorpresa di trovare in due
dei tramagli, tre splendidi esemplari. Con molta cautela li liberammo ponendoli in dei sacchetti di tela,
al fine di farli tranquillizzare e trasportarli al capanno per sottoporli alle misurazioni
ed alle analisi cliniche di routine.
Notammo che uno degli uccelli presentava un anello colorato; più tardi scoprimmo che era stato inanellato
due anni prima, proprio in Italia. Non vennero riscontrate particolari carenze a carico dell’apparato
muscolo/scheletrico e due dei soggetti apparivano ben nutriti; vennero effettuati tamponi e prelevati campioni
ematici, e di piume, nonché fecali. Non si riscontrarono parassitosi esterne da acari.
Il terzo soggetto invece, presentava alla palpazione ingrossamento dell’addome, temperatura basale elevata,
difficoltà respiratorie ed eccitamento, ed altri sintomi che facevano supporre un’infezione da Istoplasmosi,
una malattia polmonare causata dall’inalazione delle spore fungine dell’Histoplasma capsulatum;
Salvatore arrivò a questa ipotesi in considerazione del fatto, esperienza personale a parte,
che codesta infezione, è tipica degli ambienti umidi e chiusi (come grotte e cunicoli)
con all’interno temperature elevate, come quelle appunto dove i Gruccioni nidificano.
Ovviamente, non avendo a disposizione un laboratorio per le analisi specifiche, né tampoco gli strumenti idonei per indagini approfondite in tal senso, il tutto non poteva avere oggettivi riscontri. Ci chiedemmo, quanti altri volatili della colonia potessero essere infetti a causa del micete; ovviamente in quella situazione, non avremmo mai potuto avere la risposta. Annotammo comunque, fedelmente e con molta cura tutti i dati in nostro possesso. Annalisa, Salvo, e Giovanni continuarono per tutto il pomeriggio con gli accertamenti e le osservazioni, che essi annotavano meticolosamente. Io ne approfittai per osservare i dintorni dei luoghi di nidificazione ed ispezionare ancora una volta da vicino i cunicoli. Venni distratto da un acuto verso molto stridulo, e sui rami di una grossa acacia, osservai un bellissimo esemplare di Bucero dalle guance argentate (Ceratogymna brevis) che mi guardava con curiosità, per nulla intimorito. Questo strano volatile di grosse dimensioni, presenta piumaggio nero ardesia su collo, ventre e zampe: dorso biancastro a volte picchiettato di grigio; ma la caratteristica predominante è l’immenso becco bicorne (da non confondere con il parente Asiatico) ricurvo rosso-giallastro dalla punta acuta. Caratteristico anche il ciuffo di piume su testa e collo e la punta della coda bianca. Rimasi ad osservarlo in silenzio, rapito dalla sua singolarità, finché, stanco della mia presenza, con un fragoroso battito d’ali s’involò per sparire nel folto.
nella foto: Ceratogymna brevis
Settimo giorno. I Gruccioni catturati erano stati liberati, ad eccezione del soggetto che presentava i sintomi sopra descritti. Salvatoreosservò un peggioramento dello stato patologico riscontrato, decise pertanto di tenerlo in osservazione. Al contempo, alcuni dei dati sulle analisi cliniche effettuate erano disponibili. L’indagine microscopico-coprologicaquantitativa (Mac Master), rivelò anche la presenza di uova e larve di elminti ; l’esame ematologico, non rilevò stati alterativi del quadro generale. Dati ematici riscontrati (media): RBC 0.75x103/µl - PCV 32% - HB 12.0 - WBC 4.0x104/µ/l - HCT 22% - Linfociti 30% - Eosinofili 1.0% - Eterofili 12% -Basofili 5% - Monociti 1%
Dati ematochimici: Glucosio 50 mg/dl – BUN 40 mg/dl – Ac.urico 4 mg/dl – Sodio 140 mcg./l – Potassio 6.5 mcg./l Cloro 90 mcg./l – Fosforo 3.0 mg./dl – AST 60 Ui/l - AP 65 g/dl – PT 3.9 g/dl – albumina 2.0 g/dl – globulina 2.8 g/dl – LDH 550 Ui/l – Ck 1500 Ui/l – colesterolo 90 mg/dl – bilirubina totale 1.0 mg/dl
Ponemmo pertanto il soggetto al riparo, e lo lasciammo un poco tranquillo. Decidemmo di rinunciare alle nostre comodità e pernottare sul luogo; informammo quindi la nostra guida, che con incredulità scuotendo il capo, ci salutò avviandosi alla macchina. Consumammo una frugale cena e stabilimmo dei turni di guardia, riposandoci due alla volta. La notte trascorse serena, ed il suo silenzio venne interrotto solamente dal canto di una civetta, che doveva avere la tana a poca distanza da noi. L’alba si annunciò con il fragoroso schiamazzo di un branco di uccelli acquatici posatisi a pelo d’acqua . Ottavo giorno. Eravamo stralunati dalla notte trascorsa in maniera alquanto scomoda, ogni centimetro della nostra epidermide era coperto dai morsi delle zanzare. Andammo ad osservare come il nostro Gruccione avesse trascorso la notte, ma avemmo la sgradita sorpresa di trovarlo morto. Non aveva superato la nottata, sebbene Salvatore non avesse riscontrato indizi tali da far pensare che la sua situazione potesse essere così drastica. Restava da stabilire con esattezza le cause del decesso. Il nostro veterinario procedette all’esame autoptico sommario, non gli fu comunque possibile stabilire con precisione scientifica la morte del soggetto in quanto le parti anatomiche ed organiche interne valutate, non potevano essere analizzate in un laboratorio ben attrezzato allo scopo. Ritornammo quindi al Resort, dove Salvatore aveva l’attrezzatura per le valutazioni cliniche. Nono giorno: Prelevate e preparate le sezioni di polmone, cuore fegato, rene ed intestini, Salvatore poté appurare un eccesso di manganese presente in tali preparazioni tissutali, nonché stabilire le cause del decesso con buona approssimazione dovuta ad un avanzato processo flogistico a livello polmonare; il soggetto era deceduto a causa di una grave broncopolmonite muco-purulenta dovuta quasi sicuramente alla Pasteurella multocida. La cosa ovviamente, destava non poche preoccupazioni in quanto il timore che l’intera colonia di Gruccioni potesse essere infetta, non era peregrina. Si adottarono quindi immediatamente le procedure precauzionali al fine di evitare la trasmissione della malattia a chi aveva operato, alla distruzione dei campioni esaminati e alla immediata denuncia del caso, alle Autorità Sanitarie locali, che si dimostrarono molto tempestivi mandando del personale specializzato ad effettuare i controlli del caso. Ci recammo dunque a Chaaria, in una missione/ospedale gestita da volontari missionari per sottoporci ad esami ematologici al fine di appurare il nostro stato di salute e l’eventuale “quarantena”, che ci venne “consigliata” con autorevole fermezza dalle autorità sanitarie locali. Ci trasferimmo quindi alla Missione e vi rimanemmo per quattro giorni. Trascorso quel periodo non molto piacevole a causa delle situazioni disperate e di immensa povertà in cui versavano i ricoverati, ci rendemmo conto di quanto futili fossero, certi nostri modi di pensare e di agire da occidentali. Ciò a cui assistemmo ci cambiò in parte la vita, ed occupammo i nostri giorni di permanenza in quei luoghi tanto diversi dai lussi del nostro Resort, dando una mano a quella gente che ne aveva davvero bisogno. Raccogliemmo anche una piccola somma che consegnammo alla responsabile della missione, una donna minuta ed energica che ci ringraziò con una stretta di mano calorosa, ed i grandi occhi azzurri pieni di gratitudine. Il nostro tempo nella missione, scandito dall’andirivieni ininterrotto dei medici e degli infermieri era trascorso, gli esami erano risultati negativi (cosa di cui eravamo certi), e dovevamo rientrare in Italia. Tredicesimo ed ultimo giorno: Trascorremmo il nostro ultimo giorno della nostra permanenza in terra d’Africa ripensando a ciò a cui avevamo assistito e ripercorrendo con il pensiero tutte le nostre esperienze di quei pochi giorni, ma pregnanti di emozioni inenarrabili. Ci rendemmo conto di cosa avevano provato tutti coloro che avevano visitato quel Paese; di coloro che avevano deciso di rimanere per sempre in quei luoghi aspri e selvaggi, ma dolci e struggenti al tempo stesso. Comprendemmo appieno il significato che volle dare la scrittrice Danese Karen Blixer al suo romanzo. Preparammo frettolosamente i bagagli e rimanemmo a contemplare la spiaggia in attesa che la nostra guida, venisse a prelevarci per portarci all’aeroporto che ci avrebbe riportato alla noiosa routine della nostra vita quotidiana…
Africa! Continente dimenticato..dimenticato nelle persone, dai suoi stessi abitanti.. Africa mai lasciata libera, Africa ricca, Africa povera. In te appaiono le tue risorse, I tuoi tesori, la tua bellezza.. non esistono le tue genti; neri fantasmi destinati a dissolversi alle prime luci dell’alba...
Falco di palude. A special thank, to Tamara van den Broek and Fernando Cerra, for permission to use of photographic materials. © Falco di palude - Avifauna - all right reserved.
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