NUOVE SFIDE per NUOVE COSCIENZE

 

Negli ultimi 100 anni, i cambiamenti avvenuti a modificare la nostra esistenza, sono stati velocissimi.
Si può ben dire che in un solo secolo si sono avuti, in rapida successione, più cambiamenti che in tutta la lunga storia del mondo.
Le modifiche hanno interessato non solo il nostro esistere; anche i nostri compagni di viaggio sono rimasti frastornati.

Si ha la sensazione che gli uccelli, dapprima traumatizzati dalle modifiche, in quest’ultimo ventennio abbiano intrapreso un’accettazione, passiva ed attiva, delle modifiche intervenute (ambientali, acustiche, luminose, ecc.).

TUTTI    PRIGIONIERI

Un quadro di Renè Magritte sull’uomo

e il suo destino, segnati da una preoccupante

carenza di autonomia e libertà.

Come l’uomo-allevatore ormai obbligato

da tanti nuovi adempimenti.

 

Per conseguenza anche le battaglie dei Protezionisti e degli Ambientalisti, che tanto hanno fatto per una visione nuova e di rispetto verso gli animali ed il loro (nostro) ambiente, pare si stiano esaurendo negli scopi iniziali e si stiano indirizzando verso nuovi argomenti.

Cosa devi proteggere se i protetti hanno sempre meno bisogno di protezione: le Cicogne si stanno ripresentando in quei siti dai quali mancavano dagli inizi del secolo scorso;  gli Occhioni,  hanno compreso che è possibile riprendere facilmente e senza preoccupazione, territori anche marginali alle coltivazioni e sono in costante aumento; i Falchi pellegrini si stanno riappropriando di siti vecchi o ne stanno conquistando nuovi; i nostri comuni fringillidi  sono dappertutto in costante aumento numerico e pare stiano allungando di qualche mese il periodo riproduttivo forse per compensare le molte  perdite della seconda covata per le massicce incursioni di Gazze e Taccole in piena riproduzione ed alla ricerca  d’alimentazione carnea per i propri pulli.

Gli uccelli  stanno dimostrando che con l’Uomo e le sue modifiche, tuttora in atto, bisogna saperci convivere. Il proteggerli non sembrerebbe più elemento prioritario.

Riducendosi o esaurendosi il filone del protezionismo, e noi da protezionisti ne siamo felici, alcune frange radicali di protezionisti, stanno abbracciando nuove correnti di pensiero e stanno sempre più preparandosi ad entrare in campo con nuovi slogans sul benessere degli animali. Ma non verso gli animali in natura bensì verso quelli a diretto contatto con l’uomo, quelli che vivono a noi vicini, in ambiente controllato.

Limitandoci al nostro mondo, la “gabbia” comincia ad essere vista come elemento di fastidio nel rapporto uomo/uccello.
Tutto per gli animali, per il bene degli animali (cominciano a gridare gli animalisti).
Ma non era: tutto per l’Uomo per il bene dell’Uomo!

Direttamente connesso al benessere dell’uccello, vi è l’ambiente che lo ospita. La “gabbia”, per i “nuovi protezionisti”, comincia ad essere di disturbo.
Da protezionisti ed ambientalisti quali siamo sempre stati, ma anche e principalmente da ornicultori, non vogliamo questa nuova sfida o se deve esserci vogliamo arrivarci preparati. Abbiamo nuove coscienze.
La “gabbia” per l’uccello domestico, nato in ambiente controllato, non è la “prigione” dalla quale prima o poi bisogna scappare, ma una confortevole e comoda dimora con barriere per impedire che predatori entrino.
Per le dimensioni si è già pronunciato l’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica. Da parte nostra, con le conoscenze acquisite in tanti anni, e con le più difficili e disparate specie allevate, siamo pronti a dire la nostra.
   
  
Nella speranza che il benessere estremo richiesto per gli uccelli ornamentali non si trasformi in malessere intimo per l’Allevatore.

Del resto anche noi abbiamo la nostra gabbia, siamo tutti prigionieri.

Sebastiano Paternò               

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