Vorrei condividere con voi un ‘intervista con uno dei più famosi allevatori di gloster italiani, vincitore di numerose esposizioni Internazionali, Specialistiche e Campionati Italiani : Fabrizio Ioppolo, di S. Benedetto Po, in provincia di Mantova. Mi ha accolto molto cordialmente ed entusiasta per l’intervista che di li a poco mi avrebbe concesso,dopo aver visitato il suo allevamento ben tenuto e naturalmente, pieno di campioni.
Storia della tua passione
La mia passione è piuttosto datata e mi riporta agli anni della mia fanciullezza.
Tutto ebbe inizio nei primi anni 70 nel periodo estivo, quando per ingannare il tanto tempo a disposizione, accudivo l’allevamento di un cugino di mia madre, impegnato nella sua attività di albergatore sulla riviera Romagnola. Da giugno a settembre e per diversi anni, ho seguito quotidianamente la vita e la crescita di quell’allevamento di Canarini di colore rosso-arancio, e lì ho appreso le prime nozioni e la tecnica di allevamento. Alla fine di ogni estate, facevo ritorno a casa con un paio di nuove coppiette e nella successiva primavera mi cimentavo nell’allevamento della loro prole. Questo per alcuni anni, fino a quando una estate, in mezzo alle oltre 40 coppie di “canarini rossi”, notai una graziosissima coppia di Gloster formata da un maschio corona verde variegato e da una femmina consort gialla pezzata. Fu amore a prima vista.
Alla fine di quella estate tornai a casa felice con questa coppietta di Gloster e due novelli da accoppiare coi genitori. Abbandonai i canarini di colore e da allora mi dedicai unicamente all’allevamento di questi nuovi beniamini.
I primi gloster validi e la formazione del ceppo attuale
I primi Gloster validi li acquistai nel 1985 dopo la mia prima esperienza espositiva.
Mi recai da un allevatore di Nonantola, Nello Lazzari vincitore del titolo italiano a Firenze qualche anno prima, e lì acquistai due trio, coi quali posi le basi del mio allevamento. Su quel ceppo di canarini impiantai successivamente alcuni glosters di provenienza inglese e da ultimo nel 1994 un maschio consort variegato scambiato con Guido Poli. Gli ultimi innesti sono frutto di un viaggio in Inghilterra nel dicembre del 1999, viaggio che mi permise di visitare alcuni dei migliori allevamenti inglesi, e di acquisire nuove conoscenze, oltre che migliorare i piumaggi ed il colore di fondo dei miei glosters.
Il tuo metodo di accoppiamento e allevamento
Il mio metodo di accoppiamento si basa prevalentemente sulla consanguineità e sul principio della compensazione, cercando quanto più possibile di bilanciare tipo e piumaggio. Generalmente utilizzo delle coppie fisse principalmente per problemi legati al mio tempo disponibile che mi impedisce adeguate rotazioni dei maschi migliori, anche se ritengo forse più ottimale utilizzare pochi maschi veramente buoni con diverse femmine consanguinee per meglio fissare i caratteri e produrre soggetti sempre più omogenei.
So che molti allevatori temono gli aspetti negativi di questo tipo di selezione, ma vorrei tranquillizzarli dicendo che, sulla base della mia esperienza, la consanguineità di per sé non porta alcun carattere negativo, ma evidenzia in modo esponenziale il patrimonio genetico dei soggetti accoppiati, mettendo in risalto tutti i caratteri presenti, sia quelli positivi sia quelli negativi. Diventa importantissima quindi una accurata selezione da parte dell’allevatore, tendente all’accantonamento di tutti quei soggetti che manifestano caratteristiche indesiderate o tare ereditarie, per concentrarsi unicamente sui soggetti con le caratteristiche migliori e quindi più vicini allo standard. La grossa difficoltà, che sarà ampiamente ripagata dai risultati negli anni, consiste nella formazione dello stock iniziale e nella oculatezza nella selezione da parte dell’allevatore, ma il metodo in sé è sicuramente lo strumento migliore per arrivare ad una sempre maggiore uniformità dei soggetti allevati ed alla omozigosi del patrimonio genetico del proprio allevamento.
L'alimentazione
Circa l’alimentazione, sono dell’avviso che vada quanto più possibile variata ed adattata ai diversi periodi dell’anno ed al conseguente diverso fabbisogno alimentare dei ns. soggetti in questi periodi.
Durante l’allevamento, sarà importante una alimentazione ricca di proteine con un equilibrato apporto di grassi: personalmente oltre ad una buona miscela di semi, utilizzo un pastoncino secco (Micheloni TA vecchio tipo, quello nel sacco giallo per intenderci) al quale aggiungo un po’ di caseina per aumentarne l’apporto di proteine, e che inumidisco con semi germogliati ed un uovo sodo (questo fin quando la temperatura non sarà troppo elevata, dopodiché ne sospendo la somministrazione). Durante la muta aumenta la necessità di grassi, e dunque diventa importante somministrare un buon pastoncino morbido con un apporto di grassi tra il 18-20%, semi oleosi come niger e perilla, e verdura, frutta e ortaggi che saranno ben accette ai nostri beniamini e ne miglioreranno il colore ed il piumaggio.
Terminata la muta, in preparazione alla stagione mostre, diminuisco i grassi oramai non più necessari, per tornare ad una dieta bilanciata nella quale somministro un buona miscela di semi “leggera”, ed un pastoncino semi-secco un paio di volte la settimana. Nel periodo del riposo invernale, che io ritengo fondamentale per preparare una buona stagione cove, sono solito, una volta alloggiati tutti i soggetti in ampie voliere, somministrare una dieta a base di sola scagliola per i maschi, con aggiunta di farina gialla di polenta e pane secco per le femmine. In preparazione alla stagione cove poi, verso la fine di gennaio, primi di febbraio, inizio ad abituare le femmine al pastoncino da allevamento, sommistrando al contempo un po’ di soli semi germogliati ai maschi per favorirne la preparazione agli accoppiamenti.
Acqua fresca sempre a disposizione ed un po’ di integratori di tanto in tanto.
Anche a te la domanda: 11 cm?
La taglia. Bella domanda! Qui il discorso diventa ampio ed un po’ complicato, nel senso che secondo il mio parere, taglia non significa esclusivamente lunghezza, ma è un insieme di fattori che determinano l’aspetto del soggetto nel suo complesso. Non dimentichiamo infatti che il “Gloster” è un canarino brachimorfo, dove i diametri orizzontali sono esasperati rispetto a quelli verticali, per conferire appunto l’aspetto tipico di canarino largo, insaccato, tondeggiante e corto. È appunto il giusto equilibrio, l’armonia tra i diametri trasversali come testa, spalle, rotondità del tronco, assenza di collo, e lunghezza del soggetto quando assume la posizione standard a 45° che determinano la taglia. Ritengo che un “buon Gloster”, potenzialmente vincente non deve eccellere solamente in una delle voci dello standard, ma deve avere il giusto equilibrio, la giusta armonia delle proporzioni tra i diametri orizzontali e quelli verticali, quello che gli “inglesi” chiamano “balance”. Poi è ovvio che a parità di caratteristiche tra due soggetti dello stesso sesso, sia da preferire quello più corto. La selezione deve tendere al diminutivo, ma la drastica riduzione della taglia come unico obiettivo, rischia di creare non poca confusione a tutti i livelli, soprattutto nel corpo giudicante che non alleva.
L'importanza del piumaggio, in breve
Reputo che il piumaggio sia importante alla stessa stregua delle altre caratteristiche di “tipo” sopra esposte, con la sottile, ma non troppo, differenza che questa caratteristica, se abbinata alle altre è in grado di valorizzare pienamente un “buon soggetto”, rendendolo “ottimo”. Quanto più il piumaggio di un soggetto sarà lucido, serico e con un buon colore di fondo carico di lipocromo, tanto più il suo contorno risulterà compatto e meglio definito ed il soggetto più bello nel suo insieme
Il panorama italiano del Gloster
Il panorama italiano del Gloster è oggi molto vario e piuttosto confuso, ed è figlio delle diverse “scuole di pensiero” che si sono via via succedute sul palcoscenico italiano negli ultimi 15 anni, e dei vari indirizzi suggeriti dalle varie C.T.N.C.F.P.L. che si sono in questo periodo succedute.
Premetto che in generale è migliorata molto la taglia rispetto ai primi anni ’90, dove eravamo soliti vedere premiati soggetti con “corone prestigiose” ma taglia di oltre 14cm, ma nel complesso non vedo gli stessi miglioramenti nelle altre caratteristiche. Frequentando le mostre “federali” vedo soggetti molto diversi tra di loro; c’è chi alleva solamente in funzione della taglia a discapito di tutto il resto, chi seleziona esclusivamente in funzione del tipo, chi in funzione del solo piumaggio, chi in funzione delle mode del momento; vedo molti soggetti dove il colore di fondo è molto slavato ed il piumaggio troppo soffice e più simile ad un pennello da barba usato piuttosto che ad un bel verde erba lucido e compatto come dovrebbe essere. Allo stesso modo vediamo premiati soggetti dalle caratteristiche diametralmente opposte a seconda dei giudici che sono chiamati a giudicare. Intendiamoci, i bei soggetti alle mostre si vedono, e per fortuna non sono neanche pochi, (il discorso poi migliora sensibilmente se valutiamo il panorama delle sole mostre di club) però domandiamoci perché in generale ad una sensibile riduzione della taglia, non è seguito lo stesso sensibile miglioramento armonico delle altre caratteristiche, e perché gli stessi giudici premiano tipi di glosters così profondamente diversi tra di loro. Forse si è preteso di ridurre troppo drasticamente, o forse gli allevatori non sono stati abbastanza solerti a recepire i dettami delle varie C.T.N. che si sono via via succedute negli anni passati (ma qui avrei qualche dubbio al riguardo, viste le difficoltà e le diversità di opinione dello stesso corpo giudicante). Oggi per fortuna esistono i club di specializzazione, composti da allevatori amanti della razza, ed abbiamo un C.T.N. di specializzazione che cerca il dialogo con essi. Questo può sicuramente rappresentare un buon punto di partenza per iniziare a confrontarsi e a lavorare nella stessa direzione, per cercare di colmare le lacune ancora esistenti, ed arrivare finalmente ad una idea “collettiva” dello standard del gloster condivisa sia dagli allevatori che dai ns. giudici.
Raccontaci del tuo viaggio in GB e in particolare degli allevatori visitati. Le tue impressioni
Era il 26 dicembre 1999 quando alle 5,00 del mattino mi accingevo a partire in macchina da S.Benedetto Po (MN) per quella che fin da bambino era stata la meta dei miei sogni di allevatore di Gloster : l’Inghilterra, ed alcuni dei suoi più famosi allevatori. Il viaggio di andata è stato molto eccitante ed emozionante, e non sono mancati gli imprevisti come il maltempo che si era abbattuto sulla Francia la notte precedente che causò non pochi disagi alla circolazione, e che mi costrinse ad allungare il percorso di oltre 300 Km a causa di alcuni tralicci dell’alta tensione che caduti, ostruivano la strada.
Ciononostante verso 18,30 di quello stesso giorno giunsi a Calais, pronto ad attraversare La Manica col nuovissimo “Euro Tunnel”. La traversata “sottomarina” fu rapida e confortevole, e mi diede la possibilità di ricaricare un poco le batterie. Una volta risalito in superficie a Dover, ripresi immediatamente la marcia, e attorno alle 22,00 oltrepassai Londra. Giunto a Milton Keynes, tra Luton e Northampton mi fermai ad un area di servizio per mangiare qualcosa e riposare un paio d’ore. Alle prime luci dell’alba ero già in viaggio da un pezzo, e ricordo quanto meravigliosa fu ai miei occhi quell’alba sui verdissimi campi della campagna inglese.
Arrivai a Bedlington, (piccolo paesino dell’estremo nord dell’Inghilterra –Northumberland- a pochi Km. dal confine con la Scozia), destinazione della mia prima tappa poco prima delle 8,00. Attesi pazientemente le 8,30 prima di telefonare all’amico Austin Middlemiss con cui avevo appuntamento. Dopo una ottima tazza di the inglese con una fetta di torta, consumata davanti al camino, mi accingo ad entrare, con molta emozione nel primo allevamento inglese. Naturalmente si tratta di un “tipico” prefabbricato in legno con ampie finestre sulla parte frontale, batteria di gabbie in legno a scaffale, ed ampia voliera situata in un angolo del locale.
Ciò che immediatamente mi colpisce è il colore carico e brillante dei piumaggi dei soggetti ospitati, sia quelli alloggiati in gabbia, che quelli alloggiati nell’ampia voliera. Le corone sono regolari e cadenti, la taglia buona.
Per chi come me veniva da una esperienza “tipicamente italiana”, devo dire che le teste e l’attaccatura testa spalle dei consorts in generale non mi hanno per nulla impressionato, anche se quei consort avevano comunque generato ottime corona. Rimasi veramente colpito da alcuni soggetti corona, materiale che prima di allora avevo visto solamente su vecchi libri o in fotografia. In particolare ricordo una splendida femmina corona fawn, classificatasi 2^ alla National dell’anno prima: un vero bon bon! Non uno sbuffo di piuma, un colore di fondo caldo ed un piumaggio serico e brillante. Di notevole valore anche la sorella corona cinnamon, oltre ad un paio di intensi di un bel verde erba veramente carichi di colore.
Trovai la stessa situazione anche nell’allevamento di Tony Thompson, partner di allevamento di Austin, con l’unica differenza che mentre il primo utilizza prevalentemente Maschi Corona e Femmine Consort, il secondo utilizza Maschi Consort e Femmine Corona. Entrambi gli allevamenti erano ben tenuti, i locali ben areati ed illuminati, i soggetti adeguatamente alloggiati senza il minimo di sovraffollamento.
Il colore prevalentemente presente in entrambi gli allevamenti era indiscutibilmente il verde in tutte le sue varietà, dal variegato al tre quarti all’unicolore, sia intenso che brinato, qualche cinnamon e qualche fawn.
Pressoché assenti i colori chiari. Austin e Tony mi spiegarono che si trattava più che altro di una scelta dettata dal fatto che entrambi gestivano 20-25 coppie a testa e visto “ l’esiguo potenziale” preferivano dedicarsi ai fondi verdi in quanto sicuramente più considerati alle mostre, e a qualche cinnamon.
Li ho trovati molto cordiali ed ospitali, e devo dire che negli anni si è instaurato un bel rapporto di amicizia soprattutto con Austin.
Attorno a mezzogiorno mi congedai soddisfatto per ripartire alla volta della mia seconda tappa: Marsk by Sea destinazione Derek & Margaret Moore, dove giunsi attorno alle 14,00 p.m.
L’accoglienza fu molto cordiale, e dopo i saluti di rito mi ritrovai ben presto all’interno dell’allevamento, ovviamente un prefabbricato in legno ad “L” con ampie finestre sui due lati frontali per tutta la lunghezza delle pareti, e piccole volierette da circa 120 cm. sovrapposte su due piani sotto le finestre.
Sulle pareti interne una infinita batteria di gabbie “all’inglese” con frontali neri e pareti in legno verde, dove erano alloggiati i soggetti “da mostra”, i soggetti prenotati ancora da consegnare, ed i vecchi riproduttori maschi, tra i quali notai con stupore diversi soggetti oltre i sette otto anni di età, e qualche esemplare di dieci undici anni. Le femmine da usare in riproduzione erano tutte alloggiate nelle volierette sotto le finestre, a gruppi di 8/10. Ciò che immediatamente salta all’occhio entrando in questo allevamento, è il “tipo” e la struttura dei Gloster allevati, tutti piuttosto potenti nel blocco testa spalle, con corone folte e cadenti, ma piumaggi più lunghi e meno brillanti rispetto alla media inglese. Sicuramente questo è il meno inglese degli allevamenti da me visitati quanto alla tipologia di soggetti allevati, ma sicuramente anche qui non mancano i soggetti di pregio. Ricordo infatti con piacere ed un po’ di rammarico due maschi corona ardesia di buon tipo, buon colore di fondo e buona taglia tra i soggetti in vendita, ma riservati già da tempo dal compianto Cris Klaes, e diversi corona sia maschi che femmine destinati alla riproduzione. I colori predominanti anche in questo allevamento sono soprattutto quelli scuri presenti in tutte le sfumature di verde, dal variegato al tre quarti fino all’unicolore, e diversi ardesia sia unicolori che pezzati.
Ciò che colpisce visitando l’allevamento dei coniugi Moore è la simbiosi con la quale vivono coi loro beniamini; a casa loro “tutto” parla della loro passione, partendo dal grande acquarello di un loro maschio corona vincitore di importanti manifestazioni che campeggia la parete centrale del loro salotto giusto sopra il camino, passando attraverso le numerose foto ed i trofei che ornano un po’ tutte le stanze, per finire alla cura, alla attenzione e all’affetto che riservano ai loro protetti.
Impressionante da vedere l’allenamento dei loro soggetti alla gabbia da esposizione.
Ricordo Derek che si avvicina alla batteria di allevamento con una gabbia da esposizione nella mano sinistra, la posiziona in modo che i due sportelli siano corrispondenti, e ne picchietta il fondo con la punta di una bacchetta che tiene nella mano destra: come per incanto il soggetto alloggiato in batteria salta prima sul fondo della gabbia, e da questo con un successivo salto entra nella gabbietta da esposizione ed inizia a saltellare vivacemente da un posatoio all’altro!!!Incredibile!!!!! L’operazione viene ripetuta con lo stesso esito con svariati soggetti, e la mia impressione è che tutti i soggetti destinati alle mostre siano allenati in questo modo. Semplicemente fantastico!!!! Non avevo né ho più visto qualcosa di simile in vita mia.
Dopo una buona cena a base di carne alla griglia, e diverse “pinte” consumate in un “rustico ed accogliente agriturismo inglese” tornai a casa dei Moore per il bicchiere della staffa, e da lì proseguii poi per il bed & breakfast dove avrei alloggiato per la notte.
Il mattino seguente ripartii con tutta tranquillità alla volta di “Kings Lynn” la tana di Barret.
Confesso che provavo un po’ di emozione nel tragitto che mi conduceva verso “The Glenarriff”, considerato che il “Mostro sacro” rappresentava il mito dell’allevatore di Gloster della mia gioventù, e che la curiosità di incontrarlo e le mie aspettative erano tante. Giunsi a destino in tarda mattinata e l’accoglienza anche qui fu buona. Dopo le presentazioni di rito, ed una tazza di caffè entro finalmente nell’allevamento.
Tutto era esattamente come descritto ed illustrato nel libro “The Gloster Fancy Canary” pubblicato da Barret assieme ad Alan Blackwell, il colpo d’occhio è buono, ed il locale è veramente ordinato e ben tenuto. Le gabbie a cassetta in legno, a differenza degli altri allevamenti visitati sono di colore grigio anziché verde, con i frontali neri che parevano appena verniciati. I soggetti erano alloggiati uno per gabbia ed il colore predominante era senza dubbio il variegato con un buon colore di fondo (dove predominava un bel giallo carico) ed una ottima sericità di piumaggio, la taglia veramente buona(non ricordo soggetti particolarmente robusti) conferiva eleganza e pulizia a tutti i soggetti presenti in allevamento. Ero sicuramente in presenza di un “feather stud”, un allevamento dove il piumaggio è sicuramente considerato l’aspetto, caratteristica principale di un buon Gloster. Per contro, i Gloster di Barret non avevano lo stesso livello di eccellenza quanto a rotondità e a larghezza delle spalle, ma taglia, colore e piumaggio erano eccellenti.
Barret è sicuramente un “istrione”, un personaggio che merita di essere conosciuto, anche se forse un po’ troppo pieno di sé, ma tutto sommato un personaggio. Gentilissima e molto più malleabile la moglie Annalaine, vera anima dell’allevamento.
Attorno alle 13,00 mi congedai e soddisfatto mi rimisi in marcia per il viaggio di ritorno.
Si è trattato senza dubbio di un viaggio impegnativo ed estenuante così concentrato in meno di quattro giorni, ma sicuramente molto istruttivo, interessante ed emozionante al tempo stesso, che mi ha arricchito e mi ha permesso di confrontarmi con realtà e culture diverse dalla nostra, e mi ha dato la possibilità di rivedere e di modificare alcune mie convinzioni che difficilmente avrei rivisto e modificato senza questa esperienza, senza dimenticare i rapporti personali e le amicizie che ne sono scaturiti.
Da segretario del IGS, le attività future del club.
9 – Da segretario IGS mi auguro di assistere ad una crescita numerica e specialistica dei soci sempre maggiore, finalizzata alla realizzazione di una “National Italiana” di due massimo tre giorni di durata con giudizio a confronto, magari con giudici di Specializzazione usciti dallo stesso Club. È questo dei giudici di specializzazione un altro degli obiettivi che come club vogliamo cercare di conseguire, sull’esempio inglese; ne abbiamo già parlato con l’attuale C.T.N.C.F.P.L. ricevendo impressioni positive. Non sappiamo quanto lungo e difficile possa essere il percorso, ma riteniamo sia un percorso comunque da intraprendere sulla strada della specializzazione.
Grazie Fabrizio per aver voluto condividere con noi parte della tua lunga esperienza e dell’entusiamo con cui l’hai fatto. Ti auguro di continuare per questa strada riscuotendo sempre più meritati successi.
In bocca al lupo per la prossima stagione espositiva .
Ciao
Lello Melillo
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