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Fattori
non genetici nella determinazione di un "Best"(di Lello Melillo)
Spesso
e volentieri discutendo con amici e allevatori davanti ad un best in
show, o comunque ad un ottimo soggetto, ho sentito dire: “ Si d’accordo,
è un ottimo soggetto ma…. non è detto che in
allevamento tiri fuori dei campioni , è più facile che i campioni te
li tiri fuori il fratello che
ha avuto 89”. E’ questo, per qualcuno, un metodo per “svilire”in un
certo senso il 93 che si ha di fronte e sentirsi più in pace e meno
mazziati dai giudizi sui propri soggetti che si sono
fermati al 90. La
mia esperienza acquisita con la pratica mi dice che se quel
93 possiede un Signor corredo cromosomico,
e se è nato da bei genitori con dei Signori corredi cromosomici che a loro volta sono nati da ottimi………ecc.ecc., quel 93, opportunamente accoppiato i campioni te
li tirerà fuori, eccome se te li tirerà fuori. In pratica, non condivido
la tesi che un campione non possa essere razzatore
e viceversa! Eppure,
anche sui testi e sugli articoli di ornitologia,
quando si parla di campioni la prima cosa che si scrive (è ormai una
tradizione consolidata) è: “Quasi mai da un campione si tira fuori un
campione.” Certamente, forse non si produrranno campioni
da un 93 nato per una casuale
distribuzione allelica
da due soggetti per niente apparentati, su questo sono d’accordo, ma
se abbiamo impostato il nostro allevamento anche su uno studio serio
e sistematico del “sangue” delle coppie, dei pregi e dei difetti degli
antenati ascendenti e collaterali e non solo del fenotipo
dei soggetti che andremo a mettere in riproduzione, il discorso
cambia del tutto. Ne
sono testimoni viventi i campioni
nati da campioni a loro volta nati da campioni, di numerose specie da
allevamento e competizione come cavalli, manzi, galli, ecc. Ma a fare di un ottimo soggetto un campione assoluto,
un canarino, un Gloster nel nostro
caso,capace di incantare e di primeggiare in tutte le mostre in cui
lo si espone, a complemento direi indispensabile, quasi una “conditio sine qua non”, giocano
anche altri fattori,fattori non determinati dalla genetica (anche se
in qualche modo, e per alcuni di essi, la genetica c’entra, ma nella
qualità del risultato finale) ma anche dall’abilità, dalla sensibilità,
dall’esperienza dell’allevatore. Vediamoli
insieme: -L’esercizio del volo -L’alimentazione -L’igiene e la cura del piumaggio -L’allenamento alla gabbia da esposizione L’ESERCIZIO DEL VOLO Una
delle cose migliori che possiamo fare per i nostri uccelli,
è quella di permettere loro di esercitare in una certa misura l’attitudine al volo
di cui sono dotati. Questo
significa alloggiarli per un certo periodo l’anno, in gabbie e voliere
che permettano di tenere in esercizio, tutti
quei muscoli che agendo in perfetta sincronia, fanno si che gli uccelli possano spiccare voli più o meno
lunghi. In
particolare, vengono coinvolti due muscoli molto potenti: i pettorali. Queste
due masse fibrose sono tanto più sviluppate, quanto più il soggetto
può muovere le ali per librarsi
in aria e “remare” per
spostarsi. Applicando
ai nostri glosters questo principio, possiamo affermare che quei soggetti
che, prima e durante la muta, hanno avuto la possibilità di effettuare voli relativamente lunghi, minimo 120 cm da un posatoio ad un altro, hanno senz’altro i
pettorali più sviluppati di altri soggetti alloggiati in gabbie da cova
o volierette con posatoi più o meno vicini fra loro ( ho visto
in molti allevamenti, canarini alloggiati in volierette
da 120 cm coi posatoi messi alla stessa altezza e gli uni molto vicini
agli altri, dove i soggetti potevano solo “zompettare”,
altro che volo!) Personalmente
agisco così: unisco fra
di loro due voliere da 120 con i laterali modificati, e vi immetto
non più di 15 soggetti tra quelli che ritengo poter diventare i miei
migliori glosters. I posatoi sono
solo quattro, sistemati due al centro, uno sopra l’altro, e gli altri alle
prossime estremità della voliera diventata da 240 cm. e…..il
“potenziamento” è assicurato Questo
si tramuterà in una maggiore rotondità e ampiezza del petto a tutto
vantaggio della salute e robustezza del canarino, ma soprattutto in
un “qualcosa in più” alla voce “CORPO” in fase di giudizio.
L’ALIMENTAZIONE e lo è anche in vista delle competizioni. Una giusta
alimentazione, soprattutto quella finalizzata e mirata, può influire
su alcune voci dello standard facendo guadagnare ai soggetti quel ”mezzo punticino”
a volte determinante ai fini della vittoria. Innanzi
tutto, un canarino sano e ben alimentato è la condizione necessaria
per la partecipazione ad una mostra, che gli permetterà anche di sopportare
e superare senza conseguenze, l’inevitabile stress che ogni esposizione
comporta.
Le
voci influenzabili sono: PIUMAGGIO
e CORPO. Durante
la muta, una integrazione con frutta, verdura e ortaggi che contengono
buone dosi di carotenoidi, conferiranno al piumaggio un colore naturale
più carico e intenso. Peperoni, pomodori, spinaci, carote, zucchine,
albicocche, melone, offerti magari a giorni alterni, uniti ad un pastone
con il 17/18 % di proteine e il 10-12 % max
di grassi, sono una vera e propria iniezione di salute fisica e un trattamento
di bellezza per il piumaggio. Inoltre, se si avrà cura di continuare
con questo tipo di alimentazione
anche durante la preparazione e l’allenamento ai concorsi, i canarini
accumuleranno quel filo di grasso, (e sottolineo filo, quindi attenzione
al soprappeso). Un soggetto volutamente ingrassato per farlo sembrare
più tondo, è facilmente individuabile ad un’occhio esperto, e si rischierà di veder scritto sui cartellini di
giudizio: troppo grasso, e
la relativa penalizzazione.) filo di grasso dicevo, che conferirà un
aspetto un po’ più arrotondato e pieno. L’IGIENE E LA CURA DEL PIUMAGGIO L’importanza
di un piumaggio pulito, lucente e serico, è conosciuta da tutti. Un
gloster con un ottimo piumaggio, vaporoso
e ben agganciato, spesso in una competizione farà sempre una buona
impressione all’occhio di chi lo deve giudicare. Allora
bagno offerto spesso anche durante la muta in voliera, e, nella gabbia
singola per la preparazione alle mostre, belle spruzzate anche tutti
i giorni con un vaporizzatore dove avremo messo acqua e aceto, oppure
bicarbonato, oppure dei grani da bagno (tipo quelli belgi per colombi).
Queste vaporizzazioni aiuteranno a terminare
nel migliore dei modi la muta, e a mantenere il piumaggio pulito. Solo
all’ultima “doccia” aggiungere una, due goccie
di glicerina nell’acqua per avere un piumaggio “effetto lucido”. Esiste
anche la possibilità di lavare a mano i soggetti, ma è una operazione
lunga e laboriosa, specialmente per chi presenta a concorso molti soggetti,
e se non la si sa fare, anche pericolosa per i nostri glosters.
Converrà ricorrere al lavaggio a mano solo se i soggetti sono molto
sporchi. In questa “arte” sono
maestri gli inglesi, che, armati
di pazienza, lavano con un pennello i loro soggetti, servendosi di varie
bacinelle ognuna con la propria funzione: quella dove sono state sciolte
delle goccie di shampoo delicato, quella di solo acqua pulita per il risciacquo,
e infine quella contenente delle goccie di
glicerina, della quale funzione ho già accennato. Il lavoro c’è, ma alla fine i risultati sono veramente eccellenti.
Ma
tutto questo, potrebbe risultare addirittura vano se il nostro campione non è
ALLENATO ALLA GABBIA DA ESPOSIZIONE ! Tutti
sanno che il gloster va giudicato in fase di lavoro, e cioè in movimento saltando con calma da un posatoio all’altro
ed assumendo la posizione, quasi sfilando in passerella per farsi ammirare
in tutto il suo splendore. Ma
questo non avverrà mai se il canarino non è stato
allenato per un certo periodo alla gabbia da mostra. In genere è nel
giro di un mese, un mese e mezzo che i soggetti si abituano alla gabbia.
Gli inglesi, appendono una gabbia
da mostra con qualche leccornia all’interno addirittura già
alle voliere da svezzamento e muta, proprio per rendere la gabbietta al canarino, una cosa familiare, dove entrerà
in seguito senza nessun timore. In Italia ,si
preferisce appendere la gabbietta alla gabbia da “single” oppure i meno pazienti inseriscono il canarino senza tante
storie e lo tengono li per il tempo che ci vuole fino all’ ingabbio della mostra prescelta. In
genere un canarino trattato in questo modo non figurerà tanto bene davanti
al giudice, e magari verrà superato da un soggetto qualitativamente inferiore, ma ottimamente preparato. Quindi
un pò di pazienza, che sarà
sicuramente ben ricompensata. Certamente,
un ottimo gloster lo si ottiene da oculati
accoppiamenti, in cui il perfetto
“groove” tra genotipo e fenotipo è fondamentale. Ma con gli
accorgimenti dei quali abbiamo
parlato, si può trasformare un ottimo soggetto in un CAMPIONE, capace
di regalare emozioni a chi lo osserva e soddisfazioni alle varie mostre
a cui parteciperà. Ho
visto, nel corso degli anni, innumerevoli soggetti vincitori di concorsi,
ma di glosters, capaci di emozionarmi
e, oserei dire incantarmi, pochi! Oggi,
con il livellamento al vertice della qualità dei soggetti esposti, spesso
a fare la differenza, che significa “best in show” sono i PARTICOLARI
BEN CURATI. Lello
Melillo
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