Articolo del Dott. Alamanno Capecchi per gentile concessione - tutti i diritti riservati

ESPERIENZA PERSONALE
L'antica esperienza della signora Lohyd mi aveva sempre interessato e approfittando che nella mia voliera l'Amaranto comune L. senegala si riproduceva da tempo regolarmente, quell'autunno acquistai nove "Vedove del paradiso", quattro maschi e cinque femmine, con l'intenzione di tentare l'anno successivo l'esperimento, ma la cosa, come era facilmente prevedibile, si presentò complicata. Il primo anno (1981) il risultato fu quanto mai deludente perché il tentativo si chiuse con un nulla di fatto e con la morte di un maschio e due femmine, de­ceduti in seguito a gravi disturbi intestinali e respiratori. All'inizio della primavera 1982 misi nuovamente in voliera i tre ma­schi superstiti e due sole femmine perché durante l'inverno ne era morta un'altra. Alla metà di giugno tutte e cinque le Vedove avevano completato felicemente la muta, soltanto un maschio appariva fre­quentemente torpido e impallonato. Delle due femmine una, che al momento dell'acquisto ritenni un soggetto ancora in abito giovanile, doveva appartenere a un'altra specie poiché era rimasta di taglia più minuta e con tutta la parte infe­riore del corpo di colore bianco-sporco uniforme. Per una quindicina di giorni non successe niente anche se in voliera vi erano numerosi nidi di Amaranto con pulli, con uova o in preparazione (costruiti tutti in cassette per Pappagallini ondulati) e un nido naturale di Cordon blu Uraeginthus bengalus, da poco completato. Ai primi di luglio una coppia di Passeri del Giappone, che in precedenza aveva alle­vato in una cassettina, costruì in un arbusto un grosso nido globulare con ampia apertura di accesso. Approfittando del ca­rattere mite dei legittimi proprietari, una
coppia di Guance arancio Estrilda melpoda, una di Becchi d'argento Lonchura malabarica cantans, una di Cordon blu e un Cappuccino testa bianca Lonchura maja maschio scapolo, cominciarono ad entrare e uscire indaffaratissimi dal pre­detto nido, trasformato in una sorta di "comune", portando nuovo materiale con il risultato di modificarne in continuazio­ne la forma.


La confusione e il viavai erano inde­scrivibili perché anche i Passeri del Giap­pone non mollarono e si unirono alla compagnia. Nello stesso tempo una delle Vedove maschio aveva rivolto la sua at­tenzione alla femmina più grossa con la quale si accoppiava frequentemente dopo un curioso cerimoniale che merita di essere descritto: si posava su un rametto privo di foglie, nella parte più alta del cespuglio dove era collocata la "comune", allungava il collo, in maniera tale da farlo apparire più fine e con le piume più schiacciate e aderenti; drizzava quelle della nuca, così che la testa assumeva la forma di un uovo posato secondo il suo asse maggiore, ed eseguiva una serie di riverenze con movimenti rapidi e a scatti spostando la testa a destra, a sinistra e in basso tanto da ricordare un uccellino meccanico; poi volava sopra la femmina, posata a poca distanza più in basso, librandosi fermo a mezz'aria e producendo il caratteristico fruscio con la coda.

Alla fine di questa specie di dan­za erotica avveniva l'accoppiamento. Pochi giorni ancora e le due Vedove cominciarono a dimostrare interesse per il nido conteso. Senza tanti complimenti e con decisione montarono la guardia avventandosi sugli intrusi e finalmente i Passeri del Giappone, rimasti soli, poterono tran­quillamente terminare l'opera e deporre le prime due uova. Il terzo giorno sorpresi la Vedova femmina nel nido; quando uscì le uova dei Passeri erano scomparse: al loro posto vi era un uovo ugualmente bianco ma più grosso e di forma diversa; il gior­no successivo queste uova erano due. I Passeri ne deposero ancora tre che furono subito mangiate con avidità dalle due Vedove, mentre le proprie non vennero di­strutte. Le piccole solerti balie provvidero a covarle per dodici giorni poi le abbandonarono; al controllo risultarono chiare. Non vi furono altre deposizioni ma la zoppia rimase in forma amorosa fino a settembre nutrendosi di numerose uova di Astrildidi presenti in voliera. Per far que­sto inspezionavano a tratti i nidi (sopratutto quelli naturali) rimasti momentaneamente incostuditi. Da rilevare che consumarono soltanto le uova freschissime di giornata e ignorarono sempre quelle embrinante e i pulii neonati, anche se en­trambi ben visibili. Scrivendo di queste Vedove ho riportato.
Vedove del paradiso tra virgolette perché in effetti non si trattava della "classica" Vidua paradisaea ma quasi sicuramente della Vidua orientalis interyecta, una sottospecie della V. orientalis presente: nel Nord Camerum fino al Sud Sudan, che ha le rettrici lunghe ma non rastremate parassita dell'Astro ali gialle Pytilia ~ypogrammica e con pressione minore dell'Astro aurora Pytilia phoenicoptera. Il giudizio basato in un primo tempo aclusivamente sulle caratteristiche soma­tiche è stato ulteriormente convalidato dal confronto del canto del maschio in amore registrato a suo tempo) con quello degli Astri ali gialle maschi presenti in voliera.


TIMIDE IPOTESI
Se teniamo conto che anche in Natura i viduini possono effettuare, in particolari
circostanze, deposizioni anomale e che la cattività spesso stimola comportamenti anomali come risposte adattive a situazioni particolari, immettendo in una grande ,,oliera una colonia di Passeri del Giappone e delle Vedove si dovrebbero, prima o poi, ottenere risultati positivi. Il processo riproduttivo, una volta superata la prima fase, quella della deposizione, sarebbe in questo caso enormemente facilitato dalla predisposizione alle cure parentali propria della specie parassitata. Per avere balie adatte allo scopo i Passeri del Giappone devono però riacquistare un pò di "selvatico" e appetire prede vive. Secondo quanto ho appurato nella mia lunga espe­rienza in merito, è sufficiente liberare un certo numero di coppie in voliera (spazio­sa e ricca di verde) per poter scegliere, dopo qualche mese, una buona percentua­le di soggetti robusti, dinamici, vigili e, ciò che più conta, accaniti consumatori d'insetti.
Una alternativa potrebbe essere l'utiliz­zo dell'Amaranto comune L. senegala di facile riproduzione in colonia, visto anche che viene utilizzato in Natura e in cattivi­tà da altre specie di Vidua oltre che dal Combassù, suo ospite abituale. Questa via, a mio avviso, anche se più "naturale" non è facile. Bisogna tener presente, come ho avuto modo di segnalare in una precedente nota, che la L. senegala risulta rigi­damente legata, per l'assistenza ai nati, a pulsioni istintive selettive e quindi è una pessima balia quando i nidiacei presenta­no segnali diversi da quelli dei conspecifi­ci, situazione che dovrebbe verificarsi quasi sempre in voliera.
Anche nel rapporto fisiologico Combassù...Amaranto considerando che Vidua chalybeata e L. senegala sono specie politipiche, c'è da supporre che l'optimum, almeno teorico, può essere raggiun­to soltanto se vi è concordanza tra le due sottospecie e questo è un'altro problema che si presenta all'allevatore.
Un altro campo d'indagine interessante potrebbe essere quello del controllo prati­co sulle possibilità di ibridazione fra i Vidaini e i loro ospiti abituali almeno per quelle specie che in cattività possono ac­coppiarsi spontaneamente tra loro (cit. a proposito del tentativo di riproduzione del Combassù nell'articolo sull'Amaranto pubblicato in precedenza).
Per l'americano Friedmann ("Il Mondo degli Animali" Rizzoli - Opera cit.) la straordinaria somiglianza dei piccoli dei Viduini con quelli dei loro ospiti dipende più dall'affinità parentale tra parassiti e parassitati che da un effettivo adattamento evolutivo. In "Vita degli Animali" (Grzimek 1971), nono volume dedicato agli Uccelli, a proposito delle Vedove J. Nicolai, G. Niethammer, RE. Walters e ancora H. Friedmann affermano che se­condo studi abbastanza recenti risultano strettamente imparentate agli Euplettini e che le somiglianze somatiche, fonetiche e comportamentali che le avvicinano agli Astrildidi dipendono esclusivamente dal loro parassitismo e vanno considerati de­gli adattamenti a questo scopo.
Anche se oggi analisi biochimiche par­ticolari consentono di studiare le parentele tra le singole specie e quindi di valutarne le affinità con metodiche probanti, non sarebbe inutile controllare l'assunto "sul campo": in biologia soltanto dopo lunghe e plurime sperimentazioni a tutti i livelli (scientifici e pratici) è possibile dire che tutto sommato.. forse.. .può darsi sia così.
Chiudo con un'ultima annotazione.

L'eccessiva e apparentemente immotivata distruzione di uova da parte delle Vedove in amore, presenti nella mia voliera, che ha ingigantito e distorto un fenomeno accertato in Natura, può essere stata de­terminata dalla necessità di assumere elevati apporti proteici indispensabili in quel particolare momento del ciclo biologico.

 

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