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PARTE II Ci pare utile ricordare, soprattutto ai giovani ormai abbastanza culturizzati sulle norme fondamentali che regolano l'ibridazione degli Uccelli verso la quale si dimostrano particolarmente attratti ed interessati, quanto anni fa era difficile operare con sicurezza in questo settore al riparo di qualsiasi sorpresa. Le scarse nozioni ricevute sulla ibridazione degli Uccelli dai pochissimi allevatori di Canarini del tempo, erano assai vaghe e scoraggianti per il dominio assoluto dell'ignoranza ornitofila. Innanzi tutto le femmine di specie ornitiche indigene (era questo il concetto di base) più note e tenute in prigionia, mai si sarebbero adattate a nidificare nella ristrettezza di spazio che offre la gabbia, in secondo luogo mai si sarebbero accoppiate ad un Uccello diverso dalla propria specie ed infine, l'eventuale progenie risultante dall'accoppiamento col Canarino maschio, avrebbe ereditato colore e patrimonio canoro scadenti. Questi gli indirizzi che il neofita riceveva sull'arte ibridatoria, sicché chi si trovava alle prime armi in questo settore dalle illimitate incertezze, doveva necessariamente orientare l'esperienza all'incrocio della femmina di Canarino, gialla, verde, bianca o pezzata (l'avvento del "rosso" era assai lontano, almeno nel nostro paese) senza dubbio insostituibile per la sua docilità e dedizione al ciclo riproduttivo, con un quintetto di Uccelli di dominio pubblico, peraltro di basso costo e di facile reperimento quali erano e sono tuttora il Cardellino, Lucherino, Verzellino, Verdone e Fanello. Sostanzialmente lo scopo di questi incroci altro non era se non quello di migliorare in qualche modo il patrimonio canoro dei soggetti nati da questa forzata unione, senza pretesa alcuna di natura estetica ed espositiva per la totale assenza di società ornitologiche organizzate e di mostre, per logica conseguenza. Malgrado la mancanza di esperienza e dei mezzi informativi utili alla acquisizione di nuove nozioni, si riusciva tuttavia a realizzare qualche ibrido dalle qualità canore pregevoli, ma nessun tentativo poteva essere intrapreso nella ricerca della eventuale fertilità degli ibridi. Gli Esperti allevatori avevano categoricamente sentenziato gli ibridi, tutti gli ibridi, "muli", fine a se stessi, per cui sulla scorta di tali affermazioni, nessuno si azzardava a perdere tempo in tentativi dichiarati a priori infruttuosi. Queste considerazioni ci consentono di rilevare come a distanza di anni e nonostante l'ibridazione degli Uccelli si sia notevolmente evoluta, riaffiori e si mantenga piuttosto diffusa la vecchia opinione secondo cui la generalità degli incroci diano origine a ibridi sterili. E' un dato di fatto anomalo che si presenta in questo apparentemente insospettabile settore dell'ornitologia amatoriale in cui, sebbene sia riservata una sensibile ricercatezza di nuovi colori da fondere e da accostare, tali da sfiorare i limiti del fascino, i suoi adepti, spesso in possesso di doti qualificanti specifiche, restano sostanzialmente appagati dalle caratteristiche somatiche, cromatiche e dalle qualità canore degli ibridi di Ia generazione. Diciamo più chiaramente che questi ibridi sono offerti soltanto all'apprezzamento di altri allevatori, alla attrazione del pubblico dei visitatori alle manifestazioni ornitologiche e al successo espositivo immediato.
LE STORICHE RICERCHE SULLA FERTILITA' DEGLI IBRIDI E SUL COLORE Mentre in Italia e in qualche altro paese ornitologicamente più evoluto, l'ibridazione degli Uccelli rappresenta una componente negativa agli euforismi di mercato ed è praticata per soli fini estetici, in Germania già ai primi del 900 aveva inizio un processo selettivo impostato su basi strettamente scientifiche che avrebbe mortificato per sempre le aride concezioni finora accettate della infertilità degli ibridi. Il 1914 segna la prima tappa evolutiva e il primo grande successo; Bruno Lotzen di Rastenburg ottiene i primi ibridi fra il Cardinalino del Venezuela (Carduelis cucullatus) e la Canarina e scopre, nel 191.5 unitamente ai conterranei, Balsen e Dhams di Knigsberg, la loro parziale fertilità. Più tardi, nel 1926 Hans Duncker di Brema, in seguito ai risultati ottenuti da Lotzen, Balsen e Dhams, apre lo studio della trasmissione ereditaria dei colori nel piumaggio degli Uccelli e, nel 1932, pubblica a Lipsia una relazione sulle sue dirette esperienze e sui risultati ottenuti dall'ibridazione del "Carduelis cucullatus" con Canarina gialla, verde, bianca dominante e bianca recessiva. Rassicura la fertilità della maggior parte degli ibridi maschi e l'infertilità totale delle femmine di Ia generazione, sconsiglia l'accoppiamento intensivo x intensivo e promuove le regole di base per arrivare al Canarino rosso puro. Duncker, dopo il successo delle sue esperienze di ibridazione, ipotizzava in un primo momento che il Cardinalino fosse in possesso di doppio fattore genetico per il rosso e privo di fattori per il giallo sicché dall'accoppiamento con la Canarina gialla si aspettava degli ibridi di colore arancio, mentre otteneva in effetti, costantemente dei bronzo e in qualche caso dei bronzo molto scuri. Questo esperimento veniva abbandonato intorno al 1933 e, nella convinzione che altri pigmenti entrassero in gioco per inibire la manifestazione del "rosso", Duncker indirizzava i suoi studi verso un metodo selettivo attraverso il quale riuscire a separare nella discendenza, i fattori del rosso dagli altri fattori; si proponeva l'impiego di Canarine bianche recessive o bianche inglesi (la vera natura del fattore bianco, riteniamo utile precisare, sia recessivo sia dominante, è quello di inibire l'apparizione del giallo) senza ottenere risultati di rilievo. Più tardi, sulla scorta di queste sue esperienze da cui otteneva prolee di colore rame e grigio, lo studioso tedesco rivedeva e correggeva le ipotesi formulate in precedenza, attribuendo definitivamente al Cardinalino il possesso di un solo fattore per il rosso e di uno per il giallo e ne consigliava l'accoppiamento con la Canarina bianca recessiva con cui, secondo questa nuova teoria, si sarebbe ottenuta progenie portatrice di un fattore rosso e di uno giallo. I risultati ottenuti, sia pure accettabili sotto il profilo del colore, restavano lontani dagli indirizzi selettivi di base per arrivare al Canarino rosso puro. Successivamente j. Henninger anzicché impiegare Canarine bianche recessive, suggerisce l'utilizzazione di Canarine gialle provenienti da bianchi, sostenendo che si può arrivare al rosso, soltanto se si impiegano riproduttori eterozigoti per il giallo. La strada, dopo anni di studi e di esperienze, si è aperta favorevolmente quando al Cardinalino si potevano accoppiare delle femmine ibride fertili di 3.a generazione rosso-arancio con cui, attraverso la selezione si riusciva ad intensificare il rosso. Sono seguiti altri metodi che indicavano come meglio accoppiare i rossi migliori, nel rispetto di alcune regole fondamentali (intenso x brinato per esempio), ma il "rosso" resta tuttavia nelle tonalità medie se gli allevatori non si servissero, spesso in dosi eccessive, di sostanze pigmentanti. Questo in brevissima sintesi il lavoro di ricerca e di successo degli studiosi tedeschi ai quali deve essere riconosciuta, non soltanto una mentalità perseverante e razionale di primordine, ma l'alto merito di avere gettato le basi scientifiche sulle quali si sono costruite regole e conoscenze che oggi si applicano con successo nell'ornitofilia di tutto il mondo. LA RICERCA DEL "ROSSO" ATTRAVERSO L'INCROCIO CANARINO X CARDINALINA L'accoppiamento inverso Canarino domestico x Cardinalina suscitava in passato problemi di adattamento e di comportamento assai complessi, per la avversione alla riproduzione in cattività della femmina del Cardinalino. Oggi i problemi di adattamento si sono notevolmente attenuati in quanto la riproduzione in purezza del Cardinalino è un fatto acquisito e certamente può favorire l'utilizzazione di femmine nate in cattività per l'ibridazione, private del clima di timore e di insicurezza cui sono soggette la maggior parte delle femmine selvatiche. Tuttavia si ha notizia che sia lo Jugoslavo Paulin il primo a realizzare l'accoppiamento Canarino dom. x Cardinalina, in relazione ad una teoria di cui si ignorano i principi deduttivi e secondo cui si sarebbero ottenute femmine F1 fertili con la conseguente possibilità di accelerare la creazione del Canarino rosso puro. Paulin, in seguito alle difficoltà incontrate e i pochi ibridi ottenuti, forse per l'insufficienza del numero non hanno offerto quanto da essi l'allevatore sperava, sicché dopo alcuni anni di prove ha desistito di intraprendere altri tentativi. Sono passati alcuni anni e nessuna notizia è stata diffusa sul fatto che altri allevatori avessero ottenuto successi strepitosi con l'impiego della femmina di Cardinalino. Qualche vago cenno informativo, circa il ruolo e la preziosità che questa femmina avrebbe nell'ibridazione col Canarino è stato segnalato, forse per invogliare nuovi ricercatori in nuovi tentativi per altro fondati su basi induttive, ma probabilmente nessuno se la sente di impiegare più o meno altri trent'anni per migliorare il "rosso" che già esiste, anche se i toni mancano dell'intensità naturale desiderata. Queste citazioni che altro non sono che dei frammenti di storia del più grande successo di ibridazione col Canarino, potrebbero apparire superficiali all'allevatore medio, al quale poco importa sapere chi erano Lotzen, Duncker e gli altri, gli orizzonti che hanno aperti e il grosso bagaglio tecnico e scientifico lasciato in eredità alla grande massa degli ornitofili che poco o niente ha recepito, se non la cura e l'allevo, spesso praticati a tentoni, di alcune varietà di Canarini originati per mutazione, dall'incrocio col Cardinalino. L'argomento che sostanzialmente può apparire stantio ai giorni nostri, si presenta di attualità e ci sorprende il fatto come le fasi evolutive di questa scoperta, si siano limitate soltanto al piccolo "Carduelide" sud americano di cui si conoscono patrimonio genetico e comportamento dei fattori ereditari, quando altre specie ornitiche, notoriamente affini, potrebbero similmente entrare in causa per inserire nel Canarino, se non proprio un nuovo colore, almeno un nuovo disegno.
LA RICERCA DEL CANARINO NERO CON PICCOLI PASSERIFORMI ESOTICI A PIUMAGGIO SCURO Se l'esperienza per la ricerca della fertilità degli ibridi risale a 50 anni or sono, ciò non di meno da una quarantina di anni si parla di tentativi e di prove sporadiche alla ricerca del Canarino nero. I primi a lanciare l'idea sono stati glii inglesi con un articolo apparso su "Cage birds" già nel lontano 1917, nel quale l'esotico preso di mira pare fosse il Negrillo (Volantinia jacarina). I risultati ottenuti peraltro negativi, hanno sconfitto l'idea iniziale, malgrado gli incitamenti di autorevolii studiosi quali, Cuisinier, Smet ed i ripetuti tentativi del tedesco Stelo.
Tuttavia., secondo l'opinione dei più qualificati specialisti del colore dell'epoca, le vie da seguire per arrivare al Canarino nero, sarebbero fondamentalmente tre: - per ibridazione con specie esotiche a piumaggio nero - per selezione di soggetti melaninici - per reincrocío col Cardinalino. Una quarta via da non sottovalutare potrebbe essere costituita da una mutazione spontanea.
La notizia di ibridazione di piccoli Passeriformi esotici a piumaggio scuro col Canarino, venne segnalata intorno agli anni 50 da José Alvarez Diaz, un cubano, allevatore e studioso di sistemi ibridativi, il quale dall'accoppiamento fra Negrito di Bolivia (Carduelis atratus), Negrillo (Volantinia jacarina) con Canarine domestiche verdi, ottiene alcuni ibridi di l.a generazione a piumaggio molto scuro.
Fra gli uccelli protagonisti utili a questo esperimento, figura anche 1'Alario (Serinus alario), con cui lo studioso cubano non ha ottenuto soddisfacenti risultati. Le esperienze e le successive ricerche di fertilità degli ibridi di Negrito e Negrillo non hanno varcato l'Oceano per portare ai nostri e ad altri allevatori i nuovi cromatismi melanici che forse si aspettavano, per cui si suppone siano rimaste soltanto delle semplici esperienze di ibridazione per appagare l'occhio ai successi espositivi e null'altro, giacché nell'arco di trennt'anni non è trapelata notizia, sia pure frammentaria, da ritenersi accettabile. Tuttavia l'ottenimento di ibridi fra Negrito e Canarina non rappresenta una primizia per il fatto che in quegli anni e forse qualche anno prima, Brunelli di Roma e Bolzonella di Padova, avevano ottenuto, non soltanto brillanti successi alle mostre con ibridi di Negrito, ma si erano prodotti in ulteriori ricerche per provarne la fertilità.
Soltanto nel 1956, Bolzonella ottiene dall'accoppiamento di un F1 di Negrito x Canarina due piccoli perfettamente vitali, che si sono rivelati, in seguito alla prima muta, di colore deludente. Nessuno ha ben compreso come questo allevatore, che senza dubbio è stato il primo ad ottenere un simile successo, si sia scoraggiato al punto di rinunciare ad altri tentativi e di spingere a fondo la sua esperienza, mettendo alla prova i prodotti di 2.a generazione. Prodotti con cui sicuramente, dopo avere analizzato il successo che gli è stato invidiato dagli specialisti di tutto il mondo, avrebbe dato inizio ad un nuovo processo selettivo e fissato un ceppo in grado di assimilare ed esprimere, attraverso necessari reincroci, la maggiore quantità di melanine nella varietà Ardesia e Verde del Canarino.
LE ESPERIENZE DI ANTONIO FEMINO'
Più tenace e perseverante si è dimostrato Antonio Feminò di Roma, il primo certamente a presentare una valida documentazione fotografica degli ibridi di l.a, 2.a e 3a generazione, ottenuti dall'incrocio di un piccolo uccello esotico dal piumaggio nero con la Canarina. Le esperienze peraltro felicissime dell'allevatore romano hanno avuto inizio nel 1965 e continuate con la stessa ostinazione e serietà con cui sono iniziate, sebbene non sia finora chiara l'identità dell'esotico utilizzato. Si è ipotizzato (la stampa del settore ne ha dato ampio risalto) trattarsi del "Tiaris f uliginosa". un Emberizide sud americano, più conosciuto col nome del paese di origine di Morenina, o del "Hoplospixa unicolor" entrambi tipici della regione Neotropicale, non certo affini sistematicamente al Canarino e dei quali non si hanno fondate notizie di ibridazione. Restiamo tuttavia nella convinzione che l'esotico di cui si è servito Feminò, sia il "Carduelis xantogaster" o Lucherino ventre giallo, per facile deduzione avendo qualche anno fa osservato attentamente, alcuni ibridi F1, R1 e R2 ottenuti dal "Carduelide" dianzi citato, identici a quelli di Feminò.
I RISULTATI DI DE GUIO Di De Guio di San Remo (Imperia) e delle sue felici esperienze si era occupata la stampa del settorein poche occasioni, senza tuttavia evidenziarne in misura attraente l'eventualità di possibili e futuri sviluppi. Con il "Carduelis xantogaster" l'allevatore ligure che non figura fra gli specialisti impegnati e non ostenta pretese selettive per arrivare al Canarino nero, perché convinto quanto noi che non sia questa la strada da seguire, ha ottenuto soggetti di 4.a e 5.a generazione di fattura pregevole in senso cromatico, certamente utilizzabili per intensificare le melanine nella varietà di Canarini Ardesia o altri tipi di nerobruni fortemente ossidati. Il successo di De Guio è disinteressato e tipico del ricercatore dilettante che non cede alle allettanti richieste del professionalismo consumistico ornitofilo, al quale serve sempre, per il mantenimento di una mercanzia qualitativa, nuovo materiale da utilizzare per bonificare ceppi in continuo decadimento cromatico.
GLI ALTRI IBRIDI FERTILI
Le esperienze di ibridi fertili di Fanello (.A. cannabina) x Canarina si è data notizia nella stampa di settore; altri prodotti con il Lucherino (C. spinus) per migliorare Canarini verdi, non hanno incontrato il favore degli allevatori.
Verso gli anni 60, abbiamo intrapreso tentativi di ibridazione fra Canarina e Verzellino (S. serizaus) e altri Serinus, parte dei quali di non facile reperimento come 1'Alario (S. alarlo) e il Canarino asiatico (S. pusíllus), allo scopo di controllarne l'eventuale fertilità degli ibridi di l.a generazione.
E' stata riscontrata la totale fertilità degli Fl maschi di Verzellino x Canarina e la parziale fertilità delle femmine nell'ordine del l0°/o, tenuto conto che l'accoppiamento fra due F1, è stato realizzato una volta soltanto nel 1964, con l'ottenimento di un F2 maschio, nel quale spiccavano le caratteristiche somatiche e cromatiche identiche alla forma tipo. Da rilevare che su 10 coppie (maschi e femmine F1) provate per quattro anni che è più o meno il periodo utile per la maturazione delle gonadi, una coppia soltanto ha deposto tre uova fertili su nove deposte in tre distinte covate, in due delle quali l'embrione non riusciva a sopravvivere oltre l'ottavo giorno. II successivo tentativo di Alario x Canarina, da cui abbiamo riscontrato la deposizione di tutte indistintamente le femmine F1, accoppiate, sia con la forma tipo (il padre) sia con maschi di Canarino, non si è avuta traccia di fertilità malgrado l'esperimento si fosse protratto per tre anni consecutivi. Parimenti gli F1 maschi (due soltanto) accoppiati a femmine di Canarino, gialle comuni, non a fattore rosso per elidere possibili scompensi dovuti alla ibridazione con il Cardinalino. I risultati, causa l'esiguo numero di F1 impiegati e la difficoltà a reperire altri soggetti della forma tipo, non hanno dato alcun esito positivo.
Con il Serinus pusillus nessun tentativo è stato intrapreso per la moria improvvisa di tutti i soggetti destinati all'esperimento.
CONCLUSIONI Degli ibridi elencati nella la parte di questa monografia, pochissimi sono risultati fertili, poichè pochissimi sono gli ibridatori che hanno perseverato nei tentativi di ricerca per provarne la fertilità. Si sono spesee molte energie per ricalcare la via del colore, tracciata dai ricercatori tedeschi, è stata esaltata e celebrata ufficialmente la prima ed unica razza italiana, il Gibber italicus di certa derivazione da meticci di Olandesi del nord, indebolita dall'esasperato processo selettivo operato dalla Sig.ra Giamminola e altri. Si è trascurato in conclusione l'apporto di nuovi disegni o il miglioramento di somazioni nel Canarino domestico a favore dell'impegno assunto dalla massa dei Canaricoltori, a coltivare soltanto i colori derivati dal "rosso", occhi compresi, che vanno da anni per la maggiore.
CENNI BIBLIOGRAFICI Codazzi - Trattato di Ibridologia - ed. Resta Bari, 1952. E.S. Gruson - A Checklist of the Birds of the World - ed Collins st. James's Place, London 1976. N. Maranini - Il Verzellino, questo sconosciuto. G.d.U. Mag. 1967 N. Maranini - Esperienze con 1'Alario - G.d.U. Gen. 1968 N. Maranini - Ibridi di Fanello x Canarina - Il Mondo degli Uccelli n. 5-1976. V. Menassé - Trattato Enciclopedico di Canaricoltura - ed. Encia 1974. V. Menassé - Il Canarino comune Italiano - G.d.U. Mag. 1968 R. Michielin - L'incrocio Tico Rey x Canarina G.d.U. Mag. 1964 R. Michielin - Il Canarino Verde - Giornale degli Uccelli, Mag. 1968 G.P. Mignone - Cinquant'anni di Canarini rossi - G.d.U. Lug. - Ag. 1969 Orlando R. Caro - Novità in Argentina nel settore del rosso - Giornale degli Uccelli, Nov. 1959. M. Picone - Ibridi.: Teoria e realtà - Giornale d. Uccelli, Mag. 1974 M. Picone - Foudia 5 anni dopo - Giornale degli Uccelli, Sett. 1974 H. Sivera - Sull'ibridazione Brasita de Fuego (Tico Rey) x Canarina - Riv. "Il Mondo degli Uccelli" - N. 3-75. H.J. Veerkamp - Moderni Canarini di Colore - ed. Encia, Udine 1974 G. Zamparo - Il Canarino Rosso - ed. Encia Udine, 1954 G. Zamparo - Note pratiche di Canaricoltura - Giornale degli Uccelli Dic. 1958 G. Zamparo - Finalità e possibilità dell'ibridazione - Uccelli 1967. G. Zamparo - L'ibridazione non deve essere fine a se stessa - Riv. Uccelli, 1969 G. Zamparo - Tentativi di ibridazione col Negrito, il Negrillo per la creazione del Canarino nero - G.d.U. Dic. 1958.
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