|
Novizio, allevatore e allevatore esperto.
Si inizia ad
allevare solitamente con pochissima esperienza, tentando la riproduzione
con una o comunque pochissime coppie di canarini di colore. Moltissimi
di noi hanno iniziato così, animati dal desiderio di vedere al fatidico
13° giorno quelle uova schiudersi ed assistere al magico momento
della nascita di una nuova vita. Quante cose abbiamo imparato da quella prima volta, quanti consigli abbiamo
ascoltato dagli allevatori più anziani e quanti testi abbiamo letto.
Chi siamo adesso ? Siamo
ancora dei Novizi o abbiamo
fatto il passaggio di categoria e possiamo considerarci a ragione
“Allevatori”. Difficile dirlo, sicuramente è vero che non si finisce
mai di apprendere e sbaglia chi crede di essere ormai arrivato e
di non avere più nulla di nuovo da scoprire.
Ricordo i miei primi pullus
nati e morti dopo pochi giorni nonostante i genitori collaboravano
a meraviglia nelle cure parentali alimentando regolarmente la prole
riempiendone il gozzo all’inverosimile. Fornivo loro uovo
sodo, pastone morbido, mela e lattuga fresca rinnovando i cibi nelle
mangiatoie continuamente. Eppure non ce l’hanno fatta ed è stata solo colpa mia. L’inesperienza
ha fatto sì che non mi rendessi conto che quei pullus
erano imbeccati esclusivamente con la mela e con la verdura, tra
l’altro servita ancora umida e so bene (adesso) quanto sia pericolosa
nei primi giorni di vita la verdura, per il delicatissimo apparato
digerente dei neonati. Naturalmente dopo quella covata imparai
che i pullus necessitano di cibi più proteici nei primi giorni di
vita e che mela e verdura, in genere, essendo più appetibili è preferibile
iniziare a somministrarli dopo la prima settimana. Da allora, grazie
alle continue letture di libri e riviste del settore, conversando
con gli allevatori nelle associazioni, ma anche e soprattutto facendo
pratica diretta in allevamento molti passi in avanti sono stati
fatti e non commetterei più lo stesso imperdonabile
errore. Ma ripeto, le nozioni tecniche che ognuno di noi può ancora
apprendere sono veramente tante e credo, ad ogni livello. Soprattutto quelle piccole sfumature, quelle accortezze che si acquisiscono
solo con una lunga esperienza fatta negli anni e che significano
migliore qualità nella selezione, maggiore percentuale di fecondità
delle uova, minori perdite
di novelli. In una unica frase –
“una più corretta gestione dell’allevamento”.
 |
Ecco, direi che se abbiamo raggiunto questi risultati,
allora possiamo considerarci certamente
degli “Allevatori”.
Quanto sia il margine
temporale che deve passare affinché poi un allevatore possa essere
etichettato dagli altri un “Allevatore
esperto” non saprei dirlo. Probabile che debba passare ancora
un certo lasso di tempo, sempre che ci
sia la costanza e la voglia di applicarsi con lo scopo di migliorare
sempre, con la modestia di chi sa attingere e far proprie le conoscenze
e le capacità altrui.
Naturalmente si può essere “esperti” anche senza
confrontarsi con altri allevatori, ma un parametro importante che
possa misurare la crescita di un allevatore, è senza
ombra di dubbio la mostra ornitologica. La competizione ed
il confronto con gli altri è sicuramente
un indice fondamentale per valutare i miglioramenti selettivi della
propria produzione.
E non è certo il successo
occasionale ottenuto alle piccole mostre a decretare questo salto
di categoria. No, un allevatore esperto deve affermarsi alle mostre
di un certo rilievo dove il confronto tra allevatori è ampio e coinvolge
il meglio dei soggetti esposti a livello nazionale ed internazionale.
E comunque, neanche questo a mio parere,
è sufficiente. Potremmo considerare “esperto” un allevatore solo quando i suoi
soggetti otterranno risultati di prestigio
per alcuni anni di seguito ed in particolare negli stamm.
Solo questo è garanzia ed indice reale che il ceppo e la selezione
è stata correttamente gestita e che non si tratti di frutto occasionale
di qualche costoso acquisto o fortunata riproduzione.
In sintesi, ecco quale deve essere l’obiettivo
che ogni neofita, naturalmente animato di passione e perché no anche
di ambizione, deve porsi. Impegno costante
ed approfondimenti continui nella ricerca di migliorare le proprie
conoscenze e le proprie esperienze d’allevamento per realizzare
quello che a prima vista può sembrare un traguardo troppo difficile
da raggiungere.
Isidoro
Bruzzese - Avifauna febbraio 2006
|