IL BOSSU BELGA

( Seconda parte)

 

 

 

Riprendiamo la nostra favola facendoci prendere per mano dal volumetto editato dal Club Italiano Bossù con la sua:

 

La storia del Bossù

 

“E’ l’espressione estrosa della capacità creatrice dell’uomo”, hanno più volte sentenziato Joseph Watrin ed Alex Princen due dei due padri putativi di questa splendida razza di canarino per rappresentare in poche righe il Bossu Belga.  Migliore definizione non avrebbero potuto coniare.

 

(foto 1)

Il vocabolo francese “BOSSU”, tradotto in Italiano, vuol dire “GOBBO”, ma il Bossu Belga non è assolutamente un canarino malformato perché il suo originale aspetto non dipenda da una degenerazione fisica, bensì dal fatto che la selezione di questa razza, iniziata in Belgio probabilmente sin dalla prima metà del XVII secolo ha prodotto carpi molto più sviluppati del normale, spalle sostenute molto in alto, collo molto lungo, arti inferiori leggermente piegati ed inoltre una posizione eretta del corpo. –(foto 1)-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allora se il Bossu non è gobbo perché assume l’aspetto di un canarino gobbo?

 

La ragione è che la presenza contemporanea di queste caratteristiche, su sollecitazioni esterne, obbligano il canarino ad equilibrarsi e ad assumere una posizione che verticalizza il corpo e sospinge il collo basso.

L’esistenza di tali canarini si tramanda con certezza sin dalla metà del 1600 presso le dame di compagnia dell’alta società belga o nei conviventi fra i frati dei Monasteri, particolarmente in tre principali città del Belgio Gand, Anversa e Bruges.

Per ricostruire la storia del Bossu Belga, bisogna andare quindi ai primordi della canaricoltura ed i primi esemplari, derivano sicuramente dall’antico malinois, un canarino cantore che all’epoca aveva una posizione un po’ curvata. -( foto 2)-

(foto 2)

Dovettero però sicuramente passare almeno due o te generazioni di allevatori per conseguire il risultato voluto ed intorno al 1750 un autore olandese di nome Wickede scriveva che nel ducato del brabante era praticato da parte do religiosi, nei monasteri, l’allevamento di un canarino chiamato brussellese, brabantino o gantese dall’aspetto non comune che veniva poi venduto a nobili e ricchi borghesi.

 

 

 

Questo canarino veniva così descritto da A.H. Aschen Brenner, autore nell’ottocento del volumetto “Canarini”: il canarino Gantese è di forma graziosa e di movimenti eleganti, con testa piccolissima, collo quanto più lungo possibile e quasi orizzontale, le spalle sono alte, il dorso curvato ( gobba di gatto), la coda lunga stretta toccante il posatoio, le cosce quasi o del tutto senza penne ( culotte ).

 

Tranquillo sul posatoio mostra l’attitudine di un uccello rapace. Il piumaggio è di colore giallo acceso o giallo chiaro è folto ma liscio e solo le penne del petto sono rivolte da un lato e formano arricciatura. Il canto è senza valore. La voce non è limpida l’assieme poco armonioso, quanto più piccolo e più gibboso è il canarino gantese, tanto più è apprezzato. L’allevamento di animali così raffinati ed effemminati è naturalmente difficile ed incerto e gli inglesi hanno per così dire adottato quest’uccello chiamandolo Belgian Canary per allevarlo secondo i loro metodi.

 

Le vicissitudini geo-politiche conseguenti a guerre che si verificarono successivamente in Belgio e nei paesi Bassi portarono ad una stagnazione di notizie sul Bossu ed è probabile che in questo periodo allevatori fiamminghi emigrati poi in Inghilterra con questi uccelli, in conseguenza ad una leggera trasformazione della coda, del dorso e delle gambe chiamarono tali canarini Scotch Fancy.

 

Si torna a scrivere e rinasce l’interesse su uccelli dalle apparenze che potrebbero ricondurre al Bossu Belga intorno al 1840 epoca in cui venivano organizzate nelle citate città del Belgio Gand, Anversa e Bruges, molte esposizioni di detti uccelli.

 

In proposito circoli di allevatori, composti esclusivamente da 15 componenti, formavano un Club e, quando si presentava un XVI socio, questi veniva invitato a formare un nuovo Club concorrente perché all’epoca i concorsi ornitologici si organizzavano Club contro Club e non allevatore contro allevatore. Il regolamento interno non prevedeva la vendita al di fuori del Club dei migliori soggetti mentre era consentito ed auspicato lo scambio tra gli stessi soci.

 

Questo ottimo metodo, augurabile anche ai nostri giorni, consentiva di migliorare e diffondere rapidamente la razza e di questo canarino ne parlò anche il celebre naturalista Charles Robert Darwin nella sua opera del 1868 “ Variation of Animals and Plants Under Domesticatio” Plants, celeberrimo trattato sulle variazioni degli animali e dei vegetali in conseguenza della selezione dell’uomo.

 

 
(foto 3)

Il Bossu Belga fu senz’altro il primo canarino per il quale venne proposta ed utilizzata una particolare gabbia da esposizione, il cui primo modello è rimasto sconosciuto, mentre il secondo di cui si ha notizia risale al lontano 1849.  –(foto 3)-

Nel periodo di maggior fulgore paradossalmente, però, iniziò per il Bossu un rapido declino che lo porterà alla completa estinzione.

 

Difatti le vicende politiche e le conseguenze socioeconomiche successive all’occupazione del Belgio da parte dei francesi costrinsero gli allevatori a vendere interamente i loro allevamenti soprattutto, a suon di sterline, agli inglesi che non li riprodussero in purezza, bensì li meticciarono allo scopo di migliorare lo Yorkshire e creare altre razze tipicamente anglosassoni.

Tutto ciò ebbe conseguenze catastrofiche, visto che in poco tempo, esauriti tutti i migliori esemplari, avvenne la scomparsa quasi totale del Bossu Belga.

 

Gli allevatori dell’epoca erano soliti affermare: “Niente buoni York senza buoni Bossu”.

 

In compenso, in Inghilterra si crearono nuove razze, talune delle quali ancora in auge come lo Scotch, il Lancashire, lo Yorkshire, il Norwich, il Crest.

 

Negli a seguire si tacque sul Bossu Belga anche se intorno al 1875 si ebbero ancora notizie di canarini ricurvi che non furono qualificati come tali perché descritti dalle spalle rotondette di volume e di taglia molto diminuita e sino al 1920 non si ebbero più novità, quando qualche isolato soggetto superstite venne individuato presso tale M. Meewes Robbens, un allevatore di Anversa, che, non si era disfatto per fortuna di tutti gli esemplari ma, in privato, per puro diletto, aveva continuato a far riprodurre in purezza qualche coppia.

 

La svolta che portò alla ricreazione del Bossu si ebbe comunque nel 1924 quando nel contesto della rinascita della razza si inserì un grande allevatore Belga divenuto mititco, Mr. Adrian Dawans (1900/1982) che, con il solo supporto di alcune stampe dell’epoca, con grande intuito, competenza ed enormi sacrifici, inizialmente con l’aiuto di alcuni amici di Bruxelles, dedicò ogni sua energia alla ricostruzione della razza. –(foto 4)-

 
(foto 4)

In questo suo progetto mise anima e corpo.

 

Per utilizzare da ciascun ceppo quello che più era congeniale alla rinascita del Bossu creò una sorta di laboratorio ornitologico che includeva Yorkshire per inserire spalle alte e posizione diritta, Malinois per avvicinare la selezione ai primitivi Bossu secondo le vecchie incisioni, arricciati del sud per ingentilire la testa, allungare il collo e migliorare la posizione e dopo alcuni anni cominciò a conseguire già i primi risultati positivi.

 

Per incidere maggiormente sulla necessità di uniformare le caratteristiche estetiche, praticò sino all’eccesso la consanguineità, accoppiò ripetutamente anche fratelli e sorelle ma questo metodo sviluppò e consolidò anche le tare ereditarie di cui i riproduttori erano affetti di cui dopo essere riuscito a consolidare una trentina di coppie ben assortite registrò notevole infertilità e l’80% dei giovani Bossu moriva nel corso della prima muta per malattie respiratorie, di fegato, per deformazioni alle zampe, epilessia, ecc.

 

Da queste delusioni ne trasse i dovuti insegnamenti e continuando nella missione che si era proposta nel 1937, ebbe un po’ di fortuna.

 

Trasferitosi da poco a Liegi, al mercato degli uccelli dove ogni domenica era solito recarsi, vide un occasionale venditori con una grande gabbia colma di canarini che, con sorpresa qualificò come Bossu.

Senza indugio li acquistò tutti e riuscì anche a conoscere l’indirizzo di chi aveva allevato tali canarini: era un certo M. Lapaille che immediatamente andò a trovare.

 

Quando varcò il suo allevamento e vide canarini simili a quelli che aveva appena acquistato ed apprese che provenivano da soggetti acquistati ad Anversa, la meraviglia si trasformò in gioia perché si rese conto che era in presenza di quei Bossu provenienti dal ceppo del già citato M. Meewes Robbens, che invano negli anni trascorsi aveva cercato di rintracciare.

Attraverso l’utilizzo di questi soggetti, cominciò a conseguire risultati molto soddisfacenti e mise in piedi la rinascita del Bossu Belga.

 

Ma la seconda grande guerra era alle porte e le spaventevoli calamità si abbatterono su di essi e sui loro canarini in questa circostanza quasi tutto il ceppo praticamente andò perduto!

Ma M. Dawans, nonostante le apparenze era un uomo caparbio ed ostinato ed ancora una volta, nel dopo guerra, l’esperienza acquisita in precedenza e con il poco materiale di allora rimasto disponibile integrato da alcuni Malinois e diversi Scotch appositamente importati dalla Scozia, riprese con determinazione e solerzia la sua sfida contro la malasorte che sembrava avversare la ricostruzione del Bossu Belga.

 

Con accorti accoppiamenti e con grande perseveranza in poco tempo riuscì a rimodellare un uccello al quale, però mancava ancora un qualcosa per essere definito Bossu e cioè la durata del portamento.

Questo qualcosa lo trovò presso M. Clermont, un allevatore di Liegi ed i meticciamenti operati con questi canarini sembrarono andare finalmente nella direzione giusta in quanto si consolidò la forma e la posizione del Bossu, salvo un piccolo difetto dovuto ad una arricciatura sul petto resistente, malgrado tutti i tentativi, a scomparire.

 

In questo periodo sulla scena fece la sua comparsa anche M.me Arlette Cardol, all’epoca allevatrice di canarini di colore che, affascinata dai Bossu, prese contatti epistolari con M. Dawans e chiese informazioni su questo canarino.

 

Il leggendario allevatore un bel giorno con grande sorpresa si presentò da lei e, raccondandole delle sue esperienze, delle difficoltà, dei duri sacrifici e del lavoro in corso per la ricreazione del Bossu, le consigliò innanzi tutto di sbarazzarsi di tutti i soggetti che in quel momento possedeva in allevamento e di dedicarsi per qualche tempo esclusivamente ai Gloster e ciò unicamente per capire se possedeva determinate capacità ritenute indispensabili per selezionare canarini di forma e posizione.

M.Me Cardol superò l’esame con successo e M. Dawans, qualche anno dopo, decise di affiancarla a lui regalandole ben sei coppie di Bossu con tutte le gabbie da cova.

 

Fu molto prodigo di consigli sugli accoppiamenti e le svelò anche i sistemi per migliorare il metodo di selezione, ciò come poter ridurre una grossa testa, come aumentare la lunghezza del collo, come accrescere la taglia, il volume delle spalle, ecc.

Successivamente incontrandola almeno 2 volte l’anno, una subito dopo lo svezzamento dei novelli, la seconda dopo la muta, quando già i soggetti trascorrevano qualche ora nelle gabbie da esposizione, ne seguì gli esiti dimostrandosi molto soddisfatto dei risultati ottenuti.

 

Come ricompensa la gratificò ancora di altre tre coppie adulte visto che M.Dawans aveva sempre la saggezza di utilizzare in riproduzione solo uccelli almeno due anni.

La formula del successo per M.Dawans era riassunta in sole tre parole: conoscenza – pazienza – fortuna ; molta conoscenza, molta pazienza e un po’ di fortuna.

 

Tutto sembrò procedere per il meglio ma la fortuna ancora una volta non l’ebbe dalla sua parte, perché nel 1962  un epidemia fece strage dei rinati Bossu; 200 esemplari circa del suo allevamento perirono e ne rimasero in vita soltanto 8, cinque maschi e tre femmine.

A questo punto, stante l’anzianità di M Dawans, prendere il testimone della rinascita della razza fu M. Joseph Watrin, tuttora noto esperto allevatore Belga ed apprezzato giudice internazionale di canarini di forma e posizione lisci, il quale riuscì abilmente a fare tesoro di questi pochi soggetti e con accoppiamenti in consanguineità ottenne il rilancio e la definitiva consacrazione della razza.

 

In soccorso del Bossu, per evitare altri pericoli e per vigilare sugli assetti tecnici, venne fondato in Belgio nel 1963 il “Club Europeen Canaris Forme et Position - Le Bossu Belge” con sede a Liegi, ancora adesso molto attivo, il cui corrispondente per l’Italia è M.Claude Bernard appassionato allevatore e solerte cultore delle tradizioni e della storia del Bossu Belga.-(foto 5)-

 

 

 

 
(foto 5)

 

 

In Italia la Razza ebbe i suoi primi ammiratori a metà degli anni 50 quando, su alcune riviste ornitologiche dell’epoca, apparvero i primi articoli e i primi fantastici disegni.

 

Non tutti accolsero con favore il Bossù Belga e diversi commentatori dell’epoca lo contrastarono con rappresentazioni poco edificanti e tutt’altro che  favorevoli. -(foto 6)-

 

(foto 6)

 

Si fece non poca confusione fra Scotch e Bossu, questo ritardò di molto il riconoscimento da parte della Federazione Ornicoltori Italiani, ma comunque non impedì ad alcuni allevatori del nord Italia di cimentarsi nell’allevamento e conseguire prestigiosi risultati.

 A sostegno del Bossù, per il suo riconoscimento ufficiale e per una divulgazione chiara, precisa ed uniforme dello standard nacque a Milano nel ’76, su iniziativa del Sig. Giuliano Motta, il “Club Allevatori Bossù Italia” ed il progetto ebbe gli effetti sperati per l’anno successivo la Commissione Tecnica Nazionale ammise ufficialmente il Bossù, primo di tutte le Razze Continentali, fra i Canarini cosiddetti “Inglesi” che, da allora, furono indicati come Canarini di Forma e Posizione Lisci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conseguito questo risultato il Club smise la sua attività.

 

Negli anni a seguire l’interesse per il Bossu si spostò in Sicilia, nella città di Palermo e successivamente in Campania, dove alcuni estimatori, affascinati dalle caratteristiche esclusive della Razza, ne incrementarono l’allevamento e ne diffusero l’interesse selezionando esemplari tecnicamente validi caratterizzati anche da una taglia ragguardevole.

 

-(foto 7)-

 

(foto 7)

 

Il 20 febbraio 2001  si consociarono e fondarono a Palermo il “Club Italiano Bossù” per salvaguardare, migliorare e tutelare anche in Italia questo inestimabile patrimonio ornitologico ed editore della qui rappresentata storia.

 

Giuliano Motta

 

Continua…

 

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