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Ho
pensato a lungo se trascrivere quelle che sono state fin qui le
mie esperienze e considerazioni
nell’allevamento dei Gloster , poi grazie agli amici di
AVIFAUNA ho
deciso di farlo riassumendole con la speranza che queste possano
essere di stimolo a tutti coloro che desiderano cimentarsi con
l’allevamento di questa splendida
razza ed utili a chi già lo sta facendo. Mi auguro comunque
che vengano lette da tutti gli interessati senza preconcetti perché sono state
scritte così come vissute, con la massima trasparenza e serenità.
Cenni storici.
La
paternità, anzi la maternità in questo caso, di questa razza è
da attribuirsi alla simpatica signora Rogerson
di Cheltenham (Regno Unito) che nel lontano
1925 esibì per la prima volta questi piccoli soggetti ciuffati da lei stessa
selezionati. Negli anni
successivi il loro allevamento divenne popolare particolarmente
nella contea di Gloucestershire
ed è proprio dalla pronuncia Inglese
di quest’ultima che deriva
il loro nome, GLOSTER.
Questa
mia avventura ebbe inizio circa
20 anni fa. Venni in possesso per caso di un canarino giallo
che mi colpì per il caratteristico ciuffo scuro (verde) che nessun
altro volatile poteva ostentare sul proprio capo. Fu questa caratteristica
originale oltre alla minutezza della taglia che mi ispirò
simpatia e che mi fece decidere d’iniziare questo lungo viaggio
con LUI.
Dopo
alcune stagioni impiegate
a fare le prime esperienze (espositive) ed essendo appunto principiante
ed alle prime armi, mi venne spontaneo riconoscere a chi aveva
“inventato” e divulgato nel mondo
questa razza la prerogativa di tracciare le linee guida del suo
allevamento e dello standard.
Nel
1996 acquistai le mie prime coppie da allevatori rinomati della
Lombardia “ Colombo e Fumagalli”,
successivamente nel 1999 venni in possesso
di alcuni soggetti dell’allevatore Inglese JANG
molto apprezzato per la qualità dei ciuffi canarini molto
appariscenti ma carenti di corpo.
Visto
queste difficoltà decisi nel 1994 di spendere una settimana con
amici nel Regno Unito ebbi la possibilità
di acquistare dei soggetti dai 2 allevatori i più apprezzati del
momento e precisamente i sigg.ri Derek e Margaret MOORE
e Gorge STOREY. Il primo possedeva canarini molto tipici per le qualità del corpo, mentre il secondo
curava in modo meticoloso la qualità del piumaggio caratteristica
di mio gradimento, i 6 Gloster, che
sono in visione possono dare un’idea dei Gloster
che all’epoca circolavano, essi sono stati l’asse portante per
il mio allevamento attuale. Durante queste visite appresi quanto
mi fù più possibile: quali fossero gli alloggiamenti, le gabbie
da riproduzione e da mostra, gli accessori, i metodi di
allevamento ma specialmente
i soggetti che erano considerati tipici, visitando più allevatori,
ascoltando più campane.
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Fu
un’esperienza molto didattica. Notai da subito che gli animali
erano alloggiati nella grande maggioranza
in casette di legno all’interno delle quali erano state ricavate
gabbie anch’esse in legno con il solo frontale in filo di ferro
zincato, prive di griglie sui fondi nei quali erano depositati
trucioli di legno . Scarsissimo l’utilizzo del riscaldamento,
della luce artificiale e di prodotti
farmaceutici . Il numero dei volatili
utilizzati era sempre direttamente proporzionale al tempo che
l’allevatore poteva dedicare loro senza trascurarli. Quasi
tutti gli allevatori accanto
al proprio allevamento avevano allestito delle
piccole ma funzionali falegnamerie dove si dilettavano
a costruire e riparare le proprie gabbie.
Ricavai quindi la netta sensazione che venissero
nella media utilizzati
criteri piuttosto spartani e naturali, e non certo a
scapito della qualità dei risultati !
Inoltre, notai all’interno
degli allevamenti numerose piccole forbici e pinzette per le ciglie.
Come tutti i Glosteristi
sapranno, la toilettatura
in Inghilterra è ammessa purchè venga
svolta con maestria senza stravolgere le basi della caratteristica
del soggetto.
Oltre a queste diversità nel “vitto ed alloggio”
rispetto alla realtà dell’allevatore italiano medio,
ne notai anche altre relative invece alla mentalità. Per citare
un esempio - in Inghilterra è opinione diffusa
che la fretta di raggiungere buoni risultati alle mostre
molto spesso porti ad acquisti sconsiderati e che, specialmente
noi latini siamo molto spesso attratti dal
soggetto con caratteristiche esasperate,
che poi quasi mai corregge un’eventuale carenza
senza causare anche altri problemi forse più gravi
del primo.
In
dettaglio adesso, le caratteristiche distintive del nostro beneamato
canarino.
Nel
tempo ho maturato la convinzione che il
piumaggio concorra in maniera importante anche a definire
i contorni, e che quindi
la forma non sia esclusivamente determinata
dalla struttura fisica/ossea. Esso dovrebbe essere lucente, di
colore vivo ed acceso, con piume di buona consistenza, setose
e provviste di melanina centrale ben marcata, caratteristica che
ottiene il massimo risalto nei soggetti maschi e particolarmente nelle piume del ciuffo dei fianchi
e del dorso, con evidenza di un buon lipocromo
di fondo esaltabile nella mascherina
se Consort nell’alto petto spalline e codione
e centro del ciuffo se Corona.
Ma
come fissare questa caratteristica nei propri soggetti
? Voci autorevoli d’Oltremanica affermano che per riuscirci
sia necessario qualche anno di tempo (almeno 4/5)
e che sia comunque
importante utilizzare tutte le varietà di colorazione disponibili:
pezzati gialli, ardesia (blu), bruni (cinnamon),
verdi, variegati ed intensi, in
percentuali ovviamente diverse. Ciascuna
di queste concorre con le proprie caratteristiche alla
formazione del piumaggio ideale che solo nel tempo diverrà patrimonio
comune del proprio ceppo. I migliori risultati espositivi li ho
potuti ottenere accoppiando sempre soggetti a piuma soffice con
altri a piuma dura e corta, sia che fossero brinati o intensi
ed indipendentemente dalla
loro colorazione.
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Sulla taglia di questi nostri simpatici amici si è già scritto e detto tanto perciò non c’è molto da aggiungere
se non che il Gloster è tra le razze
di canarino più piccole in assoluto. Lo standard Inglese
infatti a questa voce riporta testualmente “ tendenza al
diminutivo…” , frase che ho personalmente interpretato come un
messaggio importante, da tenere sempre presente nel predisporre
gli accoppiamenti e nel giudizio dei soggetti alle mostre come
un coefficiente di difficoltà
primario ed il cui
significato spicciolo credo sia quello di privilegiare sempre – a
parità
di forma – il soggetto più piccolo. E’ infatti molto
più semplice ottenere buoni risultati ignorando questo scoglio,
ma a mio parere anche poco
serio nei confronti di se stessi. Si è parlato nel corso degli
anni ed anche più recentemente di misure di riferimento (11
cm.), ma la mia opinione personale è che siano state fissate per richiamare
una volta di più l’attenzione degli allevatori sull’obiettivo
generale di contenimento della taglia
che ancora oggi è abbondante, ma in particolare qualche anno fa
era completamente sfuggita al nostro controllo.
La forma tozza e raccolta è la caratteristica
peculiare del Gloster
ideale. Osservando i migliori soggetti si dovrebbe ricavare una
sensazione di generale compattezza data in particolare dal collo
pieno che collega la testa alle spalle ampie ma comunque
proporzionate alle dimensioni del resto del corpo. Quest’ultimo
dovrebbe essere rotondeggiante in ogni sua parte, ma
senza gli eccessi
che talvolta si rilevano
nella zona addominale.
La posizione eretta è pure una caratteristica importante, non dimentichiamo
infatti che il Gloster è un canarino
di “ forma e posizione” e che tutte le sue qualità vengono esaltate
da essa. Per individuare i soggetti che ne sono in possesso, sarebbe
opportuno osservarli all’interno
delle apposite gabbie da mostra utilizzando posatoi ovali, questi ultimi assicurano infatti
una migliore presa ed appoggio delle zampe, permettendo
così al canarino di assumere una posa di naturale relax e di ottenere
così la giusta angolazione prevista
dallo standard. Sono da evitare anche i soggetti particolarmente letargici
e/o nevrotici che non si sanno mostrare all’interno della gabbia.
La Corona vista dall’alto dovrebbe essere
circolare e nitida, leggermente cadente e ben proporzionata. Non
dovrebbe arrivare a coprire il becco e ad impedire la visione
degli occhi all’osservatore. Dal centro ben definito si dovrebbero
diramare uniformemente piume larghe con una visibile striatura
centrale caratteristica che evidenzia la buona qualità del tipo.
La testa del Consort dovrebbe possedere una rotondità priva
di eccessi osservandola da ogni prospettiva.
Dovrebbe essere ben appoggiata sul collo che la collega alle spalle
senza evidenziare alcun distacco. Le sopraciglia devono essere
individuabili ma non troppo cadenti e grossolane, il becco in
proporzione al corpo, addirittura meglio se particolarmente piccolo.
Tutti
questi anni trascorsi a confrontarmi
con la mia grande passione mi
ha portato alla conclusione che la caratteristica
essenziale e che riassume in sé tutte le altre sin qui
menzionate sia però l’armonia e la proporzione delle forme. Ho
cercato così di trovare le parole per definire il mio Gloster ideale ed sono arrivato alla conclusione che :
“esso sia nemico degli eccessi,
quello che non ha nulla di più ma nulla di meno del necessario,
non è quasi mai quello che balza all’occhio a prima vista ma piuttosto
quello cui si fatica a trovare un difetto. L’armonia più accettabile
tra piumaggio, taglia, forma e posizione”.
RENATO……allevatore di Gloster.
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