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Oggi
sono in visita da Antonio Passeri a
Pescara, noto allevatore di glosters e giudice
internazionale. Qualche giorno fa, gli avevo telefonato per chiedergli
un’intervista sul nostro canarino preferito. Antonio, senza neanche farmi finire
di parlare mi disse: vieni quanto vuoi, ti aspetto, Ho
conosciuto Passeri in una autunnale giornata dell’ottobre del 1984. Avevo bisogno
di qualche soggetto da introdurre nel mio allevamento, e in particolar
modo cercavo degli ardesia. Mi accolse con
cortesia tipica abruzzese, e con spavalderia tutta Passeriana,
quella spavalderia e sicurezza che ancora oggi lo caratterizzano
e che lo rendono simpatico ad
alcuni, ma che ad altri fa storcere il naso. Ma
Antonio è così e amen. L’allevamento
è situato nel suo negozio di animali e mangimi,
ubicato nei pressi dello stadio Adriatico. Entrando
, sulla sinistra, le prove inconfutabili della bontà del suo
allevamento: diplomi e medaglie di numerosi campionati del mondo, italiani
e internazionali. Sulla destra , numerose voliere con canarini, pappagallini, esotici e nostrani
e più in là, appollaiato sul suo trespolo, un grosso pappagallo blu
e giallo, dal quale, chiunque entrava in negozio si teneva prudentemente
alla larga. Finalmente,
in fondo al negozio, intravidi, tra barattoli di vitaminici, lievito
e uova in polvere e qualche tazzina vuota del vicino bar
le quali facevano fatica a tenersi in equilibrio le une sulle
altre e in particolare la quarta sulla quinta, il faccione di Antonio,
che appena mi vide, si alzò dal bidone vuoto di qualche pastone da 25
kg. sul quale era seduto e mi venne incontro salutandomi rumorosamente. Dopo
i convenevoli, interrotti continuamente da personaggi che stazionano
nel negozio, e che sembra facciano parte dell’arredamento, come quelli
che spesso si trovano da certi barbieri, e che raccontano tutto di tutti
ed in particolare i “si dice” sulla gente, gli avvenimenti sportivi
e le pietosamente false avventure amorose avute con quella o con quell’altra,
finalmente dicevo, entrammo in allevamento. La
stanza misura 5x5 circa , ha due finestroni dai quali entra
una buona luce naturale ma comunque, in caso di bisogno può venire in
soccorso in impianto alba-tramonto con fotocellula. Le gabbie sono quelle
con il sistema carta, e completano l’allevamento alcune voliere da 120
cm e una voliera da centro stanza abbastanza grande,nella
quale, molte volte l’ho visto entrare con la metà superiore del corpo,
a pecoroni, per catturare qualche soggetto che, solo dopo innumerevoli
imprecazioni da parte di Antonio che lo informava ad alta voce di chi
fosse figlio, si arrendeva mezzo morto. Per quanto riguarda gli uccelli, l’essenza di quello che ho visto
è documentata in parte dalle foto che accompagnano l’intervista. Clicca
sulle foto per ingrandirle D- Come e quando hai cominciato ad allevare? R-
Ho cominciato ad allevare nel 1980 quando, visitando la mostra ornitologica
di Pescara, ho avuto il piacere di conoscere Inigo Zammarano,
noto allevatore romano, il quale, avendo avuto un guasto all’auto, mi
chiese aiuto. Da qui nacque un’amicizia, e nello stesso tempo cominciai
a guardare il gloster con un’occhio diverso e ad apprezzarlo per il loro valore di forma e grazia. D- Da chi hai avuto i primi buoni soggetti? R-
Ho avuto i primi glosters da Zammarano, Marcello
Cardinale di Porto S..Elpidio e poi, l’anno successivo grazie ad un
mio zio, da Nick Barrett
di King’s Lynn nel Norfolk, forse il
miglior allevatore di glosters al mondo a
quei tempi. Ti parlo del 1981.
D- Con quante coppie allevi abitualmente,
e qual è la tua tecnica di allevamento? R-
Allevo abitualmente con 35 coppie, e la mia tecnica di
allevamento è semplicissima: Innanzitutto
uso coppie fisse ed accoppio per compensazione:
soggetto grande con piccolo, testa grande con
corpo piccolo ecc. ecc. L’alimentazione
secondo mio giudizio è la migliore tecnica di allevamento.
Il gloster è un canarino molto tranquillo, e il più delle volte fermo sul posatoio. Per questo motivo ha bisogno
di stimoli in particola modo durante il periodo riproduttivo. Allora
somministro un pastone secco con due uova sode e duecento grammi di
semi ammollati, ed amalgamo il tutto con un po’ di
acqua e zucchero. Riguardo alla verdura vi sembrerà strano, ma
somministro tanta lattuga romana, perché per esperienza ho notato che
specialmente i primi giorni, i soggetti possono morire disidratati per
carenza di liquidi, ma con la lattuga tutto
questo non si verifica. D- Qual è il tuo gloster
ideale? R-
il mio gloster ideale NON è il gloster
verzellino, NON è il gloster Norwich né quello Crest, ma bensì il gloster che abbia
nella taglia le dovute proporzioni di lunghezza-larghezza- profondità-volume.
Non si può pretendere un gloster di 11 cm
con delle spalle larghe e un bel ciuffo: tutti sappiamo
che è impossibile. D- La vittoria più importante R-
La vittoria più importante è stata quella del titolo mondiale conquistato
a Reims in Francia, con un
corona che mi sono ritrovato pubblicato in prima pagina su “Cage
and aviary birds”. la famosa rivista specialistica
inglese. D- La delusione più cocente R-
E’ quella che spesso provo riguardo
alla diatriba di questi ultimi anni: sui gloster
solo TAGLIA, TAGLIA TAGLIA. Ci sono altre
caratteristiche che lo fanno GRANDE. D- Quale metodo di giudizio preferisci? R-
E me lo chiedi!.....ma quello a confronto fatto
all’inglese, of course. D- Qual è la situazione attuale del gloster in Italia secondo Antonio Passeri? R-
La situazione del gloster non è buona. Ci sono troppe correnti e standards esistenti.
Sono troppi coloro che si ritengono degli esperti. Sono troppi gli allevatori
che decantano i propri uccelli
e disprezzano quelli degli altri. Sono troppi gli allevatori
che criticano i giudici e spesso nelle manifestazioni fanno capannello
per criticare quel soggetto o quell’altro.
Basterebbe riunirsi tutti insieme, allevatori
e giudici veramente esperti della razza,operare durante una rassegna
in modo civile per far si che si possa veramente fare chiarezza al fine di
ben operare in tutte le mostre. D- Gli inglesi sono ancora i migliori? R-
Certamente in Inghilterra ci sono dei grandissimi allevatori, e i ceppi
di tanti in Europa e di tantissimi in Italia derivano tutti dai vari
Barrett, Moore,
Middlemiss, Cottrell & Young, ecc. ma ormai
credo che non siano più i migliori in senso assoluto, ci sono bravissimi allevatori olandesi e belgi, e anche
in Italia il livello medio è salito molto, e ci sono da noi, anche ottimi
giudici-allevatori, che non hanno nulla da invidiare ai colleghi d’oltre
Manica. D-Tra
questi ci sei anche tu? R-
Mah, qualcuno lo dice…………. D- A proposito, complimenti per le tante vittorie a Reggio Emilia. R-
Grazie, è stato stupendo. Non ci si abitua mai, è
sempre un’emozione. Grazie
Antonio per il tempo che mi hai voluto concedere ed in bocca al lupo
per le prossime cove. “Crepi
e grazie a te. E torna quanto vuoi” Ciao |
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