Nozioni di base per riconoscere e soccorrere i volatili di Giusy61

 

Non sempre un pullus che troviamo a terra è abbandonato dai genitori e da soccorrere; molti piccoli una volta impiumati escono dal nido e scendono a terra. Il piccolo, in questo modo, può iniziare l'apprendimento che lo porterà successivamente ad essere autonomo e pronto all'involo.

Prima di raccoglierlo (a meno che non sia implume o vistosamente ferito), attendiamo qualche minuto, così da poter verificare se i genitori se ne stanno prendendo cura o meno. Tale premessa non è valida per i rondoni. Questi uccelli, sia adulti che piccoli, se rinvenuti a terra, sono sempre da soccorrere perché, se adulti, non sono in grado di riprendere quota per il volo, se nidiacei, per lo stesso motivo, non verranno nutriti dai genitori a terra; com’è noto, i rondoni hanno zampe molto corte, non adatte al pedinamento sul terreno. Una volta accertato che l'uccellino è realmente in difficoltà, e dopo aver provveduto a prelevarlo, si dovrà controllarne lo stato fisico, le condizioni del piumaggio, se si evidenziano traumi agli arti o al corpo. La cloaca, se sporca, andrà pulita con una garza inumidita con acqua tiepida.

Nidiacei di passero

 

Ottimo sarebbe, comunque, sottoporre il piccolo ad un accertamento veterinario (specializzato in patologie aviari). Ancor meglio sarebbe consegnarlo quanto prima ad un centro recupero selvatici (in ogni Regione ne esistono uno o più), gli unici per legge autorizzati a detenere questi uccellini ed in grado di gestirli dal punto di vista delle opportune conoscenze scientifiche, oltre che per la disponibilità di attrezzature idonee ad aiutarli nella reintroduzione in natura. Questo diviene di vitale importanza soprattutto se non si hanno conoscenze specifiche nella cura degli uccelli e nidiacei in genere. Se quanto sopra non fosse possibile, dobbiamo subito saper distinguere, in caso di ritrovamento di un pullus, se trattasi di granivoro o di insettivoro; ed ancora se si tratta di un piccolo o di un adulto.

Pullus di Merlo

 

Questo è molto importante, perché ci aiuterà a sapere quale alimentazione potremo somministrare senza il rischio reale e concreto di causare dei danni al piccolo pennuto. Per distinguere un adulto da un pullus è sufficiente spesso controllare il piumaggio ed il becco: se le penne sono ancora tutte o in parte racchiuse nel calamo (la guaina che avvolge la penna in crescita), se vi saranno zone di pelle nuda ed ai lati del becco si noterà del giallo e lo stesso al tatto sarà morbido, si tratterà sicuramente di un piccolo da nido. Al contrario, se non risulterà evidente il calamo delle penne, se lo strato corneo del becco sarà forte e coriaceo senza angoli gialli e soprattutto non ci troveremo in stagione riproduttiva (primavera ed inizio estate), si tratterà di un adulto.

 

Da ricordare sempre che si tratta di animali selvatici che dovrebbero crescere con il timore dell'uomo; limitiamo dunque il contatto con loro solo alle cure necessarie e alla somministrazione di cibo, sistemandoli ove possibile in luogo tranquillo, dove verranno infastiditi il meno possibile dalla nostra presenza.

Verdone

 

COME DISTINGUERE I VARI TIPI DI UCCELLI GRANIVORI

I granivori hanno becco tozzo conico e robusto, ad eccezione del Fringuello, che ha il becco più sottile (quasi da insettivoro, pur essendo un granivoro). Tra le famiglie di granivori più comuni che frequentano i giardini o parchi delle nostre città vi sono: -Fringillidi: sono una vasta famiglia, i più comuni in città sono: Cardellini, Fringuelli, Verdoni, Verzellini. - Ploceidi a cui appartengono i passeri (Passera d'Italia, Passera mattugia).

Vezellino

 

ALLOGGIAMENTO

L'alloggiamento dovrà essere una spaziosa gabbia. Inizialmente, quando ancora il pullus non è in grado di volare, provvederemo a sistemarlo in un piccolo contenitore (una ciotola, una scatolina) posizionata sul fondo della stessa, dove preventivamente avremo messo del fieno o della carta assorbente da cucina, da sostituire frequentemente. Successivamente, quando inizierà a fare i primi voli, con una gabbia che glielo permetterà potrà fare un buon esercizio, preparando i muscoli alari al volo vero e proprio.

Passero

 

ALIMENTAZIONE

L'alimentazione, nel caso dei granivori, potrà essere somministrata con una siringa senza ago, preferendo per quanto riguarda i Verzellini, dotati di un becco minuto, una siringa piccola da insulina (sempre senza ago), facendo molta attenzione soprattutto se per le prime volte il pullus non collabora aprendo spontaneamente il becco, di inserire bene il cibo in gola, evitando che prenda la via della trachea (il forellino che si vede in fondo alla lingua) e di somministrare sempre il cibo al di sopra della lingua. In commercio vi sono delle pappe, dette formule da imbecco, studiate appositamente per la crescita di questi piccoli.

 

Da preferire, trattandosi di selvatici, formule non contenenti proteine del latte e loro derivati, purtroppo non di facile reperibilità. Potremo allora somministrare un mix composto da pastoncino all'uovo adatto all'allevamento dei nidiacei granivori, possibilmente che non contenga molti semi di niger, (semi piccoli neri), perché se il pullus è ancora molto piccolo potrebbe avere difficoltà a digerirli; (eventualmente è opportuno eliminarli), farina multicereali (quelle per bebè, importante che non contengano altri ingredienti oltre ai cereali), reperibili in farmacia o grandi supermercati. Infine aggiungere una puntina di sali minerali. Se il piccolo è già parzialmente impiumato, potremo aggiungere un pezzettino di carota e di mela grattugiate. Bisognerà amalgamare il tutto con acqua calda, creando una pappa morbida che possa essere aspirata con la siringa (si ricorda di eliminare l’ago).

La temperatura del cibo da somministrare non dovrà mai essere inferiore ai 35-38°C e, logicamente, mai superiore a queste temperature, altrimenti rischiamo di procurare ustioni del gozzo. Utile anche, per quanto riguarda soprattutto Passeri, Fringuelli e Cardellini, inserire giornalmente nella dieta un paio di piccoli bocconcini di carne macinata oppure una o due camole della farina. Si dovranno somministrare non meno di 8 pasti al giorno, ogni due ore circa; la quantità sarà di 1,5 ml in base anche alla grandezza dell'uccellino: bisognerà comunque controllare il gozzo (il rigonfiamento che vedremo dopo aver dato da mangiare posto sotto il collo), dove apparirà evidente il cibo appena somministrato. Nel caso non ci si senta sicuri, preferire la somministrazione di meno pappa per volta, ma più frequentemente.

Alla fine di ogni pasto, somministrare alcune gocce d'acqua, col solito sistema della siringa senz’ago. E’ sufficiente appoggiarla sulla punta o ai lati del becco, l'acqua verrà assorbita all'interno e non si rischierà di farla finire in trachea. Il gozzo, al momento della successiva imbeccata, dovrà essere vuoto e le feci dovranno essere poco acquose ( significativa anche la diluizione della pappa, più è liquida e più tenderanno ad essere acquose) e formate con una parte bianca ed una colorata, in questo caso di marroncino-giallo (colore del pastoncino) e la cloaca dovrà essere sempre pulita. Se non si dovesse verificare quanto sopra citato, cioè mancata digestione del cibo, feci diarroiche e di colore verdastro, apatia e stimoli assenti nella richiesta di imbeccata, oltre alla stentata crescita, saranno sintomo che qualcosa non va. E’ utile ricorrere quanto prima alle cure veterinarie, per verificare la possibile patologia in corso. Appena il piccolo alato uscirà autonomamente dalla scatolina-nido ed inizierà a muoversi all'interno della gabbia, potremo provvedere ad inserire sul fondo una ciotola con i lati bassi in cui avremo messo del pastone all'uovo, un misto semi (panico, miglio ecc.), della carota, mela a pezzettini, oltre ad un piccolo contenitore per l'acqua. Generalmente, dopo circa 10-12 giorni (dipende anche dall'età in cui è stato trovato), è già in grado di alimentarsi da solo; ancora qualche giorno e potremo liberarlo.  

INSETTIVORI

Gli insettivori, che catturano gli insetti sul terreno o sulle piante, hanno il becco sottile appuntito, mentre quelli che predano gli insetti in volo hanno becco corto e largo (Rondini, Balestrucci, Rondoni ). Alcuni degli uccelli insettivori più comuni che frequentano le nostre città o periferie appartengono alle famiglie dei Silvidi (Capinera, Luì piccolo, Luì grosso), Motacillidi ( Ballerina bianca), Paridi (Cinciallegra, Cinciarella), Turgidi (Codirosso comune, Codirosso spazzacamino, Pettirosso), Muscicapidi (Pigliamosche), Irundinidi (Rondini e Balestrucci), Apodidi (Rondone).

 

ALLOGGIAMENTO

Per l'alloggiamento vale quanto detto per i granivori, tranne che per il Rondone, uccello particolare che abbisogna di cure particolari, di cui parleremo a parte.

ALIMENTAZIONE

L'alimentazione per gli insettivori già impiumati dovrà essere composta da carne macinata magra, camole (o tarme) della farina o del miele (o più propriamente dette della cera), sali minerali e acqua. Sconsigliabile, nei piccoli, l'utilizzo del pastone normalmente in commercio.

Nel caso di ritrovamento di un pullus di insettivoro ancora implume, potremo tentare di salvarlo somministrando dell'omogeneizzato per bambini di manzo; importante è che tra gli ingredienti non vi siano proteine del latte oppure potremo utilizzare il succo delle camole spremute.

Le imbeccate dovranno essere fatte con maggiore frequenza, ogni ora, almeno cercando di prolungare la giornata sino alle 22.00-23.00 All'inizio difficilmente il piccolo aprirà il becco da solo, si potrà tentare strofinando un bastoncino con un bocconcino di macinato ai lati del becco per stimolarlo; nel caso ciò non abbia successo, bisognerà aprirlo forzatamente, aiutandosi con l'unghia del pollice della mano libera, di lato e facendo attenzione a non ferirlo, dato che ancora il becco è morbido.

Le imbeccate dovranno susseguirsi nell'arco dell'intera giornata, almeno 8, ogni due ore circa, escludendo le ore notturne.

Le camole della farina dovranno essere decapitate, stessa cosa per quelle del miele; inoltre, essendo più grosse dovranno essere tagliate a pezzetti. Potremo aiutarci con una pinzetta con punte arrotondate per inserirle nel becco del piccolo insettivoro, facendo attenzione di non ferire le mucose interne. Per i bocconcini di carne potremo utilizzare un bastoncino tipo cotton fioc a cui toglieremo le estremità di cotone. La quantità sarà anche in base alla grandezza ed età del piccolo ed alla specifica richiesta dello stesso. In linea generale per ogni imbeccata 3-4 bocconcini di macinato, grandi come un pisello e due camole della farina, alcune gocce d'acqua fornite con una siringa senza ago. Come per i granivori, bisognerà controllare l'assimilazione del cibo, che si potrà verificare innanzi tutto con una buona crescita dell'uccellino (quasi a vista d'occhio) e attraverso le feci che, nel caso degli insettivori, saranno composte da una parte bianca (urati) e da una parte scura (scarti del cibo digerito) ben delineate. Nel caso contrario, meglio ricorrere alle cure di un veterinario specializzato che saprà, in base alla patologia, consigliare le cure opportune. Lasciare dopo alcuni giorni (quando noteremo l'indurimento del becco), un contenitore a lati bassi sul fondo gabbia contenente del pastone per insettivori, dei piccoli bocconcini di carne macinata e soprattutto delle camole della farina vive, il movimento delle prede li può istintivamente incuriosire, così da iniziarli all'alimentazione autonoma e alla cattura di prede.

Si devono prevedere dal momento del ritrovamento (se già impiumati) circa 15-20 giorni perché possano essere in grado di sostentarsi autonomamente una volta liberati. Come per i granivori, prima di ridare loro la libertà bisognerà controllare che il piumaggio sia integro, ben aderente al corpo. Occorrerà effettuare delle “prove di volo”, provando a liberarli all'interno di una stanza priva di pericoli, come specchi o vetri non coperti dove potrebbero sbattere e ferirsi seriamente. Per quanto riguarda rondini e balestrucci è possibile che, nonostante si siano fornite a fondo gabbia delle prede vive, non si nutrano da sole, ma si alimentino solo se posizionerete la camola o il bocconcino di macinato davanti al becco, in questo caso non vi è da preoccuparsi poiché in natura questi uccelli raramente o quasi mai scendono al suolo per cibarsi, dato che avrebbero serie difficoltà a riprendere quota per il volo. Importante, prima di liberarle, è sincerarsi, come detto in precedenza, che siano in grado di volare bene, restando sospesi in aria e che il cibo lo prendano da soli, una volta posizionato davanti a loro. Da tenere presente che gli Irundinidi sono una specie migratoria, arrivano da noi ad inizio primavera e partono per il sud dell'Africa entro fine agosto le Rondini, entro fine settembre i Balestrucci.

CURE PARTICOLARI PER I RONDONI

Per i Rondoni, uccelli molto particolari di cui ancora poco si conosce, vi sono alcuni importanti accorgimenti da tenere presente. Come precedentemente detto, questo uccello una volta trovato a terra, è sempre da soccorrere perché sua caratteristica principale è di non essere in grado, una volta a terra (data la conformazione delle sue corte zampe), di riprendere il volo. Ideale sarebbe consegnarlo quanto prima ad un centro di recupero, dove sapranno come trattarlo e soprattutto dove, trattandosi di uccelli gregari, potrà stare con altri suoi simili interagendo con loro. E' vivamente sconsigliato alloggiarli in gabbie: arrampicandosi potrebbero rovinarsi le penne.

E’ infatti sufficiente una penna remigante rovinata per condannare a morte questo instancabile volatore; è quindi d'obbligo sistemarli in capaci recipienti di cartone o plastica con pareti lisce da cui non possano evadere, ma nei quali possano stendere le ali con un certo agio e sul cui fondo avremo messo della carta ed uno strato di fieno da tenere sempre ben pulito. L'alimentazione sarà composta da carne macinata, camole del miele, camole della farina, ma solo quelle che si staranno trasformando, dotate di chitina biancastra più morbida e digeribile, sali minerali e vitamine.

La somministrazione dei pasti dovrà avvenire (se già ben impiumato) ogni due ore circa, dalle 6.00 del mattino sino alle 21-22.00 di sera; la quantità del pasto sarà costituita da tre bocconcini di macinato (grandi come piselli), di una camola del miele a cui avremo tolto la testa o di due/ tre camole della farina senza la testa e trasformate ed una o due gocce d'acqua. I Rondoni non gradiscono granchè l'acqua direttamente. Una volta che si sono ripresi, l'acqua che serve al loro organismo la ricavano dal cibo. Porre molta attenzione alla quantità di cibo, poiché il Rondone non richiederà mai l'imbeccata e vi è il rischio reale di portarli a morte per fame. Inoltre non apriranno mai il becco come gli altri uccelli, generalmente bisognerà sempre forzarli, ad eccezione di alcuni piccoli che accetteranno il cibo se sollecitati da esso ai lati del becco, risucchiando l'alimento.

Porre infine molta attenzione anche quando si inserirà il cibo all'interno del becco con una pinzetta (con punte arrotondate), in quanto sono dotati di una sottile membrana molto delicata ed è facile lacerarla. Se il pullus trovato risulterà essere di pochi giorni, lo si noterà dal piumaggio ancora poco cresciuto e da zone di pelle nuda; in questo caso, la frequenza dei pasti dovrà essere aumentata almeno ogni ora massimo. Per i primi giorni bisognerà fornire alimenti di facile digestione: da preferire quindi il succo delle camole del miele e omogeneizzato di carne (attenzione ai derivati del latte), poi, poco alla volta e con molta cautela, si potrà passare a piccoli bocconcini di carne macinata . Una volta al giorno potremo aggiungere al macinato dei sali minerali e, se il piccolo sarà particolarmente deperito, anche una o due gocce di complesso vitaminico. Le feci sembreranno racchiuse in un involucro trasparente, una parte di color bianco e l'altra scura; se invece si presenteranno in modo diverso, con molta probabilità o il pullus non viene alimentato in modo corretto o vi sono patologie in corso.

Per aiutarli a rinforzare la muscolatura, una volta che i piccoli si saranno ripresi, si possono far aggrappare con le zampine ad una tenda o ad un panno, ponendo al di sotto un riparo morbido che possa attutire il colpo in caso di caduta: in questo modo apriranno le ali e le agiteranno rinforzandole. La liberazione potrà avvenire una volta che le penne delle ali avranno raggiunto la lunghezza idonea (dovranno essere più lunghe di almeno un paio di centimetri della coda e incrociarsi sul dorso); inoltre non vi saranno più i calami evidenti (involucri che racchiudono la penna), perché essa sarà del tutto cresciuta.

Il peso dovrà essere intorno ai 40 grammi, infatti quando pronti all'involo si alleggeriranno. Capiremo anche che è il momento della liberazione perché daranno segnali inequivocabili, saranno molto agitati all'interno della scatola sbattendo freneticamente le ali, inizieranno a rigurgitare o addirittura a rifiutare il cibo; inoltre, ogni volta che verranno presi in mano, trasmetteranno un leggero fremito. Ottimo sarebbe, per la liberazione, trovare un luogo aperto come un prato appena falciato, privo di costruzioni e di alta vegetazione. In questo modo si potrà, in caso di insuccesso al primo volo, recuperarlo agevolmente.

E' sufficiente posarlo sul palmo della mano in alto e attendere. Se avremo operato bene, si involerà entro pochi minuti. Ancor meglio se sentirà i richiami dei suoi simili che voleranno sopra di lui, dopo un attimo di incertezza, volerà verso l'alto e ci si potrà ritenere soddisfatti e ripagati dei sacrifici fatti per soccorrerlo.

E' possibile che si debbano fare un paio di tentativi a distanza di due o tre giorni, non sempre infatti si involano la prima volta. In effetti, in natura, quando i genitori non provvedono più al loro sostentamento, ci impiegano parecchio tempo sull'orlo del nido prima di trovare il coraggio di lanciarsi in volo. I Rondoni iniziano la migrazione da fine luglio sino alla metà agosto; nel caso il nostro pullus non fosse ancora pronto nel periodo citato, è possibile comunque liberarlo anche leggermente più avanti nel tempo, fine agosto-primi giorni di settembre, controllando le previsioni meteorologiche della rotta migratoria. Impensabile e crudele l’idea di poter detenere un Rondone in cattività, al di là del fatto che sarebbe un’azione illegale, dato che è proibito dalla legge, così come per qualsiasi altro uccello selvatico (ricordiamoci che esistono sanzioni severe ed il sequestro degli animali).

Obbligare alla cattività dei selvatici sarebbe eticamente e moralmente condannabile, privare del volo e della propria vita queste meravigliose creature. Impossibile anche pensare di far svernare il Rondone in cattività: la muscolatura si atrofizzerebbe e l'alimentazione, per quanto mirata, creerebbe gravi scompensi fisici e metabolici, portandolo alla morte. Ricordate sempre che un Rondone dovrà essere in perfette condizioni fisiche e di piumaggio per essere liberato, pena una morte certa tra atroci agonie a terra per lunghi giorni.

Se non si è sicuri di poter essere all’altezza del gravoso compito che ci aspetta, è certamente meglio rivolgersi ad un veterinario specializzato per una conferma della piena idoneità al volo e, nel caso non vi fosse, consultatevi sempre con lui su cosa è meglio per questa stupenda creatura dai grandi occhi.

 

 

Giusy61

Luglio 2005

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